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FOTO Una vita a lavorare ferro, legno e rame: la storia di Carlo Camozzato, nato con "le mani nell'olio"

Lavora dall'età di 11 anni e oggi che ne ha 79 continua a realizzare incredibili pezzi unici

Attualità Rimini | 07:12 - 09 Novembre 2020 Il maestro d'arteCarlo Camozzato con una delle sue opere a intaglio più recenti Il maestro d'arteCarlo Camozzato con una delle sue opere a intaglio più recenti.

di Francesca Valente
 

Un talento è innato ma non per questo lo si scopre subito, o con piacere. A Carlo Camozzato è forse andata un po' così. Nato 79 anni fa a Montebelluna (TV), ha iniziato a lavorare ad appena 11 anni per scampare al disagio e alla sofferenza domestica, prendendo da subito dimestichezza con i motori dei trattori del circondario, quelli che «andavano sul Piave a raccogliere la ghiaia, per intenderci».

A quell’epoca era costretto a studiare nel fine settimana, i sabati ma soprattutto le domeniche sera, per potersi guadagnare un titolo di studio dignitoso, nel suo caso di disegnatore progettista. Una volta compiuta la maggiore età è partito per Locarno, in Svizzera, dove grazie alla sua abilità nel tracciare ha iniziato a farsi notare, di officina in officina, di laboratorio in laboratorio. Ha passato il tempo un po' qua un po' là, tre mesi a tornire, tre mesi a fresare. Il tutto anche grazie al suo mentore Cesare Zampieri di Sedico (BL), nei confronti del quale è sempre stato disponibile, diventando anche grazie a lui un vero e proprio maestro d'arte. Quelle mani che sapevano disegnare così abilmente si sono scoperte abilissime nel forgiare il ferro, levigare il legno, piegare e lucidare il rame. A Rimini ci arriva la prima volta nel 1969, quando a offrirgli un lavoro è Sergiani. Ci resta a intermittenza con il desiderio è fermarsi, anche perché nel 1963 sposa Serafina, la donna di cui si è innamorato in Svizzera 9 anni prima: insieme avranno quattro figli.

Lui che dice di essere nato «con le mani nell’olio» ha resistito poco con la cravatta al collo, che ha dovuto mettere anche per conto della Scm Group, perché gli spostamenti erano continui e perché di fatto era fatto per fare lo stesso lavoro degli operai, non per dirigerli e benché meno per controllarli. Così alla prima occasione buona ha deciso di andare in pensione, questo nel 1992 all'età di 51 anni, in modo da potersi dedicare liberamente a realizzare quel che più gli piaceva. «Impiegavo ogni momento libero per costruire qualcosa», racconta distratto dal bisogno di sfogliare le decine di foto di molti dei suoi manufatti di una vita, «ogni mio lavoro è un pezzo unico, frutto della mia fantasia e del mio ingegno. L’unica cosa che ho fatto in replica sono stati degli attaccapanni, ma anche quelli, alla fine, uno diverso dall’alto».

Camozzato vive a Rimini ed è ancora attivissimo, tanto che sforna almeno un lavoro nuovo a settimana. Non lavora più il ferro però, questo ormai da diversi anni, per problemi di spazio ma anche di fusione del materiale e bollitura del carbone, procedure che richiedono macchinari ingombranti. Dopo anni trascorsi a lavorare negli spazi della vecchia casa di Montebelluna ormai si accontenta di un piccolo - ma ordinatissimo - laboratorio nello scantinato del condominio dove abita con la moglie. Ormai si dedica soltanto al legno, con cui realizza bellissimi elementi di arredo e decoro che regala spesso e volentieri ai figli, nessuno dei quali ha scelto di seguire le sue orme se non nella contemplazione e nella promozione del suo lavoro, o ad altre persone a lui care. Molti oggetti li conserva con sé o chiede che vengano custoditi per lui da qualche parte, perché le quantità sono davvero importanti e lui non ha spazio per tenere tutto. «Ho chiesto alla provincia di Rimini di regalarmi uno spazio per allestire un museo permanente del ferro battuto, ma non mi è mai stato concesso».

In tutti questi anni ha realizzato di tutto: lampadari, sedie e tavoli, librerie, testiere per il letto, ringhiere, potra frutta, porta oggetti e decorativi di ogni genere. Una lista lunga così che conta decine e decine di pezzi. Il primo? Un porta candele. L’ultimo - in ferro - una enorme ed elegantissima chiave. Il lavoro più complesso? «Un portabottiglie con portabicchieri a due ante, che chiuso ha la forma di un cilindro ed è alto oltre un metro e mezzo». Un lavoro di fino che ha richiesto oltre 17 mila ore per lavorare su più di mille chiodi più di mille legature e più di mille incastri, il tutto senza saldature, dal valore di almeno 20 mila euro (ma mai venduto) e che è stato forgiato dal 1987 al 2002, l’anno in cui ha smesso di battere il ferro. Nessuno dei suoi lavori più importanti, ci tiene a precisare, è fatto con saldature.
Il più importante? «Nel 1976 sono riuscito a riparare una serie di macchinari fiscali che funzionavano con degli ingranaggi così particolari che prima di allora venivano mandati in Inghilterra a riparare. Ho dovuto studiare molto per ricostruire il sistema di trasmissione, facendo una ricerca folle. Alla fine ho deciso di farne un libro assieme alla Enel di Cagliari, perché nessuno prima di me aveva teorizzato una cosa così». Il più difficile? «Due cancelli per una villa privata che si trova su viale Vespucci a Rimini, che ho realizzato per conto della comunità di don Oreste Benzi». Li mostra ancora con vibrante orgoglio.

Nel corso della sua carriera avrebbe anche potuto insegnare, viste le sue spiccate doti manuali e intellettive. Glielo hanno chiesto diverse volte ma alla fine sempre negato, perché non era in possesso della laurea.

Tutto quel che realizza non è destinato alla vendita né ai concorsi. «I miei sono continui, piccoli voli da passerotto», ironizza. In tutta la sua vita ha partecipato soltanto a tre mostre, di cui l’ultima nel 2003 nella sua Montebelluna. Mai un premio o un riconoscimento per la sua incredibile maestria schiacciata dalla grande industria e dalle meccanizzazioni spinte. Una curiosità, infine: la madre è originaria di Quero in provincia di Belluno e lui da oltre dieci anni si reca nella valle di Seren del Grappa, a una trentina di chilometri più a nord-est, per trascorrere le vacanze estive.