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Addio Cene? "Da Rinaldi" lancia il concorso: ordina a domicilio e vinci un buono da 500 euro

Reinventarsi significa non arrendersi, in un momento di grande difficoltà: "Noi siamo ottimisti"

Attualità Rimini | 07:38 - 31 Ottobre 2020 L'ingresso del Ristorante in via San Paolo di Rimini L'ingresso del Ristorante in via San Paolo di Rimini.

Reinventarsi in tempi di nuovo coronavirus. E' la mission dei ristoratori di Rimini, terra di accoglienza e del buon cibo. Reinventarsi significa non arrendersi, in un momento di grande difficoltà. «Noi siamo ottimisti, non chiudiamo e non molliamo. Ce la stiamo mettendo tutta. Non ci vogliamo piangere addosso», spiega Roberto Rinaldi del ristorante "Da Rinaldi" a San Paolo di Rimini. «Certo se devo pensare all'ipotesi di non lavorare a Natale e Capodanno, dopo aver già perso Pasqua, mi viene il magone», ammette il ristoratore riminese.  In vista di possibili provvedimenti più restrittivi, da parte del governo, lo staff sta potenziando il delivery, la consegna a domicilio, ribattezzata "DeliveRinaldi". Rilanciando con un'operazione di marketing: all'interno di ogni pacco da asporto, ci sarà un ticket. Con il "galletto black" sarà possibile partecipare a un contest con in palio un pranzo per due, ma con il "galletto gold" il fortunato vincerà un buono da 500 euro: «In un momento in cui tutti tirano i remi in barca, proviamo a fare qualcosa di diverso. Abbiamo mischiato i biglietti e li mettiamo a caso, girandoli dalla parte del menù, noi non vediamo, infatti abbiamo fatto appositamente il fronte-retro». C'è poi la cena animata del sabato sera, che diventa il pranzo della domenica: musica, dal pranzo al tramonto, ovviamente nel rispetto delle regole anti-covid (persone ai tavoli, mascherina quando ci si alza, niente balli). «La domenica è l'unico giorno in cui ci possiamo salvare», evidenzia il ristoratore riminese. E' un momento difficile, ancor prima dell'ultimo dpcm che ha imposto la chiusura alle 18: «In realtà da qualche tempo si vedeva la differenza, complice il bombardamento mediatico la gente ha iniziato a uscire meno. Dopo il lockdown abbiamo sofferto nelle prime settimane, ma con il caldo, in estate, abbiamo lavorato come al solito: 300 coperti con il massimo delle distanze, all'aperto». In attesa di buone notizie sul fronte vaccini e terapie con gli anticorpi monoclonali, per tornare a una seminormalità, è tempo di sacrifici: «In un momento in cui tutti tirano i remi in barca, proviamo a fare qualcosa di diverso. Abbiamo venti dipendenti a carico e le loro famiglie. Ci preme continuare a lavorare», spiega Roberto.