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Calcio, la nuova vita di Ceramicola è in Senegal. Nel 2011 ha sconfitto un tumore: 'Sono un animale'

A 17 anni titolare in B col Rimini di Bruno, poi la A e gol storici: 'Col Lecce segnai due volte da ex al Bari'

Sport Rimini | 08:00 - 01 Novembre 2020 Ceramicola in tackle su Baggio in Fiorentina - Bari 2-2 (campionato 1989-1990) Ceramicola in tackle su Baggio in Fiorentina - Bari 2-2 (campionato 1989-1990).

La carriera e la vita di Giampaolo Ceramicola, classe 1964, un altro dei giovani calciatori riminesi ad avere fatto fortuna arrivando ad essere protagonista – come vedremo - a lungo in serie A, sono state contrassegnate da sfide avvincenti, ma anche da ostacoli apparentemente insormontabili.

Ceramicola, 183 di altezza, gran fisico, giocatore di forza ma anche una buona dose di talento (era in Nazionale  under 18 e 21 con Mancini, Vialli, Incocciati, Donadoni, Riccardo Ferri, Baroni…) è cresciuto al Riccione e ceduto al Rimini nell’estate dell’81: una brillante operazione del ds Rino Cavalcanti, che fece incassare una bella somma al club biancazzurro.

Ceramicola, che succede al Rimini?

“Faccio prima un provino per l’Avellino di Sibilia che era in serie A, ma le società non si mettono d’accordo e approdo al Rimini di Cappelli: al Riccione – c’erano Spimi, Menghini in porta, Clementoni, Gritti - vanno dei bei soldi e giocatori. Sono destinato alla Primavera, in ritiro faccio bene, mister Bruno mi butta nella mischia in Coppa Italia contro la Juve. Finisce 3-1 per loro. Ho il compito di marcare Brady e faccio un figurone, colpisco una traversa. Il posto da titolare non me lo toglie più nessuno: 31 partite e 4 gol. Avevo 17 anni. Purtroppo retrocediamo in C a 36 punti con la classifica avulsa, cosa mai accaduta. Allora ero ragazzino, certe cose le ho capite dopo…”.

L’anno dopo arriva Sacchi e lei viene ceduto alla Pistoiese in serie B. Perché?

“Arrigo mi voleva tenere a tutti i costi, io fui ceduto a novembre. Arrivarono un sacco di richieste e per far cassa fui sacrificato. Si parlava di 700, 800 milioni. Ritrovai Parlanti, c’erano Garritano, Malgioglio, Vincenzi. A 19 anni – parliamo della stagione 82-83 – alla vigilia della trasferta di San Siro contro il Milan, mezza difesa è out: Tendi, Parlanti, Berni. Mister Riccomini mi schiera al centro della difesa a marcare lo Squalo Jordan. Finì 0-0, giocai una gran partita, fummo tra le poche squadre che fermarono il Milan, alla fine promosso in A, e io mi scoprii uno dei primi stopper moderni”.

Che tipo era il tecnico Riccomini?

“Un allenatore vecchio stampo, gran fumatore, superstizioso alla massima potenza. Le maglie, ad esempio, le dava lui altrimenti ti mangiava la faccia. Per andare allo stadio ed evitare l’abitazione di una anziana che a suo dire portava jella costringeva l’autista del pullman a fare una strada alternativa con una terribile  curva a gomito che richiedeva più manovre. Noi giocatori ci divertivamo da matti, il problema era che dovevamo partire dall’albergo sempre un’oretta prima del previsto”.

Poi il ritorno a Rimini in C con Materazzi in panchina (“31 presenze, ma campionato senza acuti: persi dei tram importanti”), quindi l’Ancona per due stagioni in serie C dove comandava Italo Castellani, riccionese pure lui…

“Italo mi ha sempre voluto bene. Una mattina ero in spiaggia, il mio bagnino mi chiama in cabina: al telefono c’era Castellani, chiamava da Milano. I cellulari non esistevano. Mi convoca al mercato: ‘Vieni subito, ti cediamo. Sarai contento, vedrai’. In auto vado con il mio amico Martellone Tosi e scopro lì che mi vuole il Brescia di Bruno Giorgi in serie A. Fu un bel campionato, a Torino con la Juve perdiamo 3-2, ma purtroppo retrocediamo per un punto. La ricordo bene quella stagione. Avevo 22 anni”.

Perché la ricorda?

“Senta questa. Si giocava Torino-Brescia. Segnai un autogol con una scivolata e palla nel sette e poi realizzai la rete del 2-2 con una gran punizione. Fui premiato come il protagonista della giornata: gol e autogol. Mi regalarono mille scatolette di tonno marca Insuperabile che mi recapitarono a casa. Mia madre le regalò a tutti gli abitanti della via ovviamente felici e contenti”.

Però rimase in serie A…

“Esatto, andai a Cesena con Bigon mister. Per un punto mancammo la qualificazione in Uefa. Era l’87-88. Ritornai ad Ancona in B allenatore Cadè e a novembre della stagione successiva finisco al Bari in serie A guidato da Salvemini, presidente Matarrese, un ottimo presidente. C’erano Maiellaro, Loseto, Brambati, Carrera. Perdemmo 1-0 a Genova con la Samp e anche questa volta vidi sfumare la partecipazione alla Coppa Uefa. In quell’anno costruirono lo stadio San Nicola e io mi sposai con mia moglie Daniela che da allora mi ha sempre seguito con i figli Martina e Andrea”.

Da una piazza ad un’altra altrettanto calda, Salernitana in serie B…

“Ero considerato come Maradona al Napoli: 33 presenze e cinque gol, il più importante nel derby di ritorno Salernitana-Avellino, 40mila persone allo stadio: autogol di Lombardo dopo tre minuti, pareggio mio all’87’. Sono praticamente diventato sindaco della città. Ho ricordi bellissimi”.

A Lecce vive quattro stagioni: tre di serie B con promozione in A e uno di A con retrocessione in B.

“Mi prese mister Bigon. All’inizio è stata dura perché avevo alle spalle l’esperienza di Bari e si sa che lì c’è una rivalità accesa tra le due piazze, i tifosi erano guardinghi.  Al secondo anno salimmo in serie A, l’unica mia promozione: allenatore quella gran persona di Maciste Bolchi che tuttora sento con affetto. Realizzai otto gol, non male. Col mister si era creata l’empatia giusta, poi mi avrebbe voluto portare a Cesena. Nella mia carriera ne ho collezionati 50 di reti più o meno, in tutti i modi: di testa, di piede, da lontano. Battevo anche i rigori. Ricordo quello in Bari – Lecce 0-1. Ma impagabile fu la rete del 2-1 al ritorno. I derby mi hanno sempre portato bene. L’ultima stagione ad un certo livello è alla Reggina in serie B con Zoratti in panchina: salvezza tranquilla. Ho mille acciacchi, mi rimette in sesto Germano Chierici e chiudo la carriera tra i prof a Montevarchi dove a dicembre mi chiama mister Cesare Discepoli”.

Ha ancora cartucce da sparare, Giampaolo. Riveste il biancorosso col Forlì di Vittorio Spimi (seri D), poi torna alla casa madre - il Riccione (tre stagioni in serie D) - quindi va al Misano (Eccellenza) dove fa di tutto, compreso il responsabile del settore giovanile. Appende le scarpe al chiodo e comincia la carriera da allenatore come vice di Egidio Notaristefano, suo ex compagno di squadra al Lecce. Dopo l’esperienza di Ferrara alla Spal, nel 2011 è al Carpi che perde lo spareggio playoff per la B con la Pro Vercelli (0-0 in Piemonte, 2-3 in casa).

E’ in Emilia che Ceramicola gioca la partita più difficile. Nel novembre 2011, gli viene diagnosticato un tumore al colon. “Da tempo non stavo bene, ma non avevo mai approfondito, finché mi decido spinto da mia moglie ad una visita specialistica da un bravo chirurgo di Faenza, il dottor Filippo Pierangeli. La diagnosi è impietosa: mi danno tre mesi di vita. A Santo Stefano sono operato: mi asportano una bella fetta di intestino - racconta - . Mi viene fatta una deviazione, mi sottopongo a cicli di chemioterapia al lunedì e al martedì ma continuo il mio lavoro al fianco del mister già una settimana dopo l’intervento con fatica ma col sorriso. Non potevo stare fuori, il campo era anche un modo per distrarmi. Ringrazio il ds e il presidente di allora, Giuntoli e Gaudì, due persone eccezionali: mi permisero di riprendere il mio lavoro. Sono sempre stato un animale, nel senso che non mi sono mai abbattuto, me lo hanno detto anche i medici, di natura sono un ottimista. A luglio altra operazione per eliminare il sacchetto. Ora mi controllo ogni sei mesi”.

Poi Alessandria per due stagioni sempre al fianco di Notaristefano: la prima va bene, la seconda no. Per un periodo Ceramicola si inabissa e di pallone non ne vuole più sentire parlare. Nel marzo 2018 rieccolo al lavoro al fianco di Gianni D’Amore alla Vis Pesaro in serie D. “Recuperiamo 12 punti al Matelica e vinciamo il campionato – ricorda Ceramicola – una gran bella soddisfazione. Poi nel club biancorosso entra la Sampdoria e per noi non c’è spazio. Il calcio è cambiato: se non hai conoscenze non vai da nessuna parte”.

Pensi che il buon Ceramicola - pensionato con una ventina di stagioni alle spalle in gran parte in serie B e A  – dica basta e aspetti la chiamata giusta, invece eccolo pronto a rimettersi in discussione alla grande, lontano da casa, in Africa. Ad ottobre dell’anno scorso ha risposto alla chiamata a sorpresa di Vittorino Mauri, allenatore delle giovanili azzurre, con cui aveva collaborato nella Rappresentativa Nazionale Dilettanti, e lo ha seguito in Senegal per allenare il Mbour Petit Cotè, la squadra di una città a 40 km da Dakar. Ad aprile, a causa del coronavirus, ha fatto in extremis rientro in Italia grazie ad un aereo messo a disposizione dalla Farnesina mentre stavano chiudendo i confini e scattava il coprifuoco, che da quelle parti significa essere circondati da soldati armati fino al collo.

“Abbiamo rischiato grosso di dover rimanere là – racconta - Per trasferirmi in Africa ho fatto una decina di vaccinazioni, è filato tutto liscio. Vivevamo in un bellissimo resort – racconta mostrando le foto – temperatura 37-38 gradi, non ci mancava nulla anche se nella quotidianità la miseria si fa sentire. Lì con pochi euro si vive una settimana. Il livello tecnico? Le squadre top valgono al massimo la Lega Pro nostra. Ci sono giocatori che corrono i 100 metri in 12 secondi, atleticamente sono fortissimi ma a digiuno sul piano tattico. Stadi sempre pieni, calore umano. E’ stata una bellissima esperienza. Ora dovremmo ritornare, ma col Covid è tutto in alto mare”.

Ceramicola, ha rimpianti?

“No, ho dato tutto. Mi sono preso soddisfazioni. Forse sarebbe potuta andare meglio se avessi avuto la possibilità di rimanere al Rimini con Sacchi, magari mi avrebbe portato con sé come ha fatto con altri come Bianchi e Zannoni. Mi voleva un bene dell’anima, Arrigo”.

Stefano Ferri


In gallery (foto da collezione privata del Guerin Sportivo): 1 gol di Ceramicola in Cesena - Pisa 1-1 (stagione 1987-88) disegnato da Paolo Sabellucci; 2 Ceramicola e Matteoli in Cesena - Inter (stessa stagione), 3 gol di Ceramicola in Lecce - Reggiana 2-4 (stagione 1993-94); 4 Ceramicola con Jugovic in Sampdoria - Lecce 2-1 (1993-94).