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Chiusure anticipate, Confcommercio insorge: "Così si manda in malora un settore intero"

Indino è incontenibile "Campagna mediatica terrorizzante, la gente non esce più"

Attualità Rimini | 18:23 - 26 Ottobre 2020 Gianni Indino presidente di Confcommercio provincia di Rimini Gianni Indino presidente di Confcommercio provincia di Rimini.


«Dopo questa ennesima mazzata aspettiamo al varco lo Stato con i ristori promessi, che devono essere congrui e veloci». Anche Gianni Indino, presidente di Confcommercio provinciale di Rimini, batte cassa nei confronti dell'esecutivo che con il nuovo Dpcm ha imposto a locali e ristoranti di chiudere alle 18. «Chiusure e campagna mediatica terrorizzante affossano anche il commercio. Non è più tollerabile che vengano demandate ad un gruppo di scienziati, seppur autorevolissimo, decisioni politiche i cui riflessi impattano sul futuro del Paese. Il governo ha scelto di chiuderci di nuovo, quando ancora attendevamo i ristori promessi per le difficoltà accusate finora. E li avevamo chiesti perché le piccole imprese del settore, che hanno dietro persone e famiglie, non hanno più la forza di sostenersi senza aiuti».

Anche Confcommercio scrive una sua ricetta: indennizzi a fondo perduto proporzionati alle perdite subite, crediti d'imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda, ma anche nuove moratorie fiscali e creditizie, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e altri provvedimenti di sostegno sulla tassazione locale. «E tutto deve essere erogato in fretta, già ora. E questa volta deve essere congruo alle gravi perdite delle imprese del settore. Non erano sgravi e sussidi che volevamo, ma continuare a rimboccarci le maniche e a lavorare. Non si possono far ricadere le responsabilità del ritorno dell’epidemia sul nostro comparto e se ci sono state imprese che non hanno rispettato gli obblighi, andavano controllate, sanzionate ed eventualmente chiuse. Così si manda in malora un settore intero, ancora una volta i soli responsabili sembriamo noi e pochi altri. Per mandare avanti alcuni comparti da sempre sostenuti si sacrificano sull’altare della pandemia le micro e piccole imprese: non è questo che serve al Paese e anzi, così si apre una pericolosa crepa nel tessuto sociale. Se poi ai provvedimenti di legge aggiungiamo una campagna mediatica terrorizzante e sensazionalistica che impatta sull’opinione pubblica svuotando le strade e facendo contrarre fiducia e consumi, si capisce come insieme alle imprese colpite direttamente come quelle dei servizi, stiano affondando anche altri comparti, in primis il commercio. Non ci possiamo permettere di andare avanti ancora così. La pandemia va gestita con attenzione sicuramente alla salute, ma anche riscontrando le aspettative e le esigenze del settore che il governo conosce perfettamente perché Fipe le ha trasferite nelle varie occasioni di confronto istituzionale».