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Celletta di Sant’Antonio: un pezzo di patrimonio della città, avanti con l'Art Bonus per il restauro

L’assessore alla Cultura Piscaglia fa il punto sul ripristino della piccola cappella ottagonale di Piazza Tre Martiri

Attualità Rimini | 16:06 - 23 Ottobre 2020 La piccola cappella ottagonale di Piazza Tre Martiri dedicata a Sant’Antonio da Padova La piccola cappella ottagonale di Piazza Tre Martiri dedicata a Sant’Antonio da Padova.



La celletta di Sant’Antonio è parte del patrimonio artistico culturale della città e in quanto tale è interesse dell’amministrazione comunale tutelarla e valorizzarla. E' quanto spiega l'assessore alla cultura Giampiero Piscaglia, facendo il punto sul restauro della piccola cappella ottagonale di Piazza Tre Martiri dedicata a Sant’Antonio da Padova, oggetto di un’interrogazione da parte del consigliere Frisoni nel corso del consiglio comunale di ieri sera (giovedì 22 ottobre). L'assessore ha aggiunto: «Ci sono situazioni sulle quali non riusciamo ad intervenire nell’immediato, ma che sono alla nostra attenzione e la celletta è tra questi». 

NO CARENZE STRUTTURALI. La celletta non presenta gravi carenze strutturali, spiega l'assessore. L'ultimo intervento di restauro è del 2001, secondo stralcio di un progetto avviato nel 1986. A preoccupare sono le infiltrazioni sui tre lati della celletta realizzati in pietra arenaria di San Marino: qui l'amministrazione comunale interverrà, procedendo in primis alla quantificazione dell'entità dell'intervento del restauro conservativo e quindi a una stima dei cosi: «per la valorizzazione della celletta pensiamo al coinvolgimento dei privati, seguendo la linea dell’art bonus», aggiunge Piscaglia. Nel corso dei mesi sono stati diversi gli interventi sostenuti anche attraverso l’art bonus, a partire dagli scavi archeologici della corte a mare di piazza Malatesta, la piazzetta archeologica al Ponte di Tiberio, la biblioteca Gambalunga, solo per citarne alcuni. 

Rispetto al’ipotesi di vendita della celletta celletta di Sant’Antonio ipotizzata dal consigliere Frisoni, l’assessore ha ricordaro come il tempietto sia «un’opera destinata a culto di valore storico artistico culturale, un bene demaniale e in quanto tale inalienabile. Non è possibile dunque vendere un bene che resta al centro dell’attenzione del Comune che ha fatto della valorizzazione del patrimonio culturare la sua cifra».