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Lockdown per fiere e sagre: "Scelta senza senso per un settore già in difficoltà"

La dichiarazione del presidente Confesercenti Rimini Fabrizio Vagnini

Attualità Rimini | 15:45 - 19 Ottobre 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.

Sagre e fiere rappresentano uno straordinario volano di promozione del territorio e occasioni importanti per la commercializzazione dei prodotti tipici e questo è il periodo più intenso per queste attività. Il blocco rappresenta perciò, a giudizio dil’Associazione nazionale commercio su aree pubbliche (Anva) di Confesercenti, un duro colpo all’economia locale. A seguito del nuovo Dpcm varato domenica sera dal Governo, il presidente della Confesercenti Rimini, Fabrizio Vagnini, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La chiusura di fiere e sagre prevista dal nuovo Dpcm ci coglie del tutto di sorpresa e colpisce un settore già in difficoltà come quello del commercio su area pubblica. Queste attività dal 18 maggio hanno seguito tutti i protocolli di sicurezza e, laddove non si potevano garantire, non sono state aperte. Inoltre, non ci sono informazioni di focolai causati in questi luoghi che si svolgono peraltro all’aperto e nel rispetto dei protocolli vigenti. Non ci sono stati, infatti, momenti di tensione nelle iniziative svolte né necessità d’intervento da parte delle forze dell’ordine per evitare assembramenti e disapplicazione delle normative. Non capiamo perciò il motivo per cui si è voluto colpire così duramente questo settore e chiediamo che la Regione si faccia interprete verso il Governo dell’assurdità di questa scelta".

Non poteva mancare la posizione di Gianni Indino, presidente di Confcommercio provinciale: “Con questo DPCM si chiudono luoghi pubblici che hanno dimostrato di saper rispettare le norme con misure che abbassano ancora la capacità di reddito di molte imprese e aggiungono burocrazia. Una mazzata per bar, catering, pub e intrattenimento. Se questo governo fosse in grado di stanziare adeguati ristori a copertura dei mancati incassi per consentire loro di sopravvivere si potrebbe ragionare anche su misure più rigide, ma non è così ed ogni restrizione è un colpo mortale. Se da una parte questo nuovo Dpcm scongiura quel coprifuoco notturno che per giorni ha aleggiato sulle teste degli italiani facendo perdere ulteriore fiducia e consumi – spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino - non possiamo essere soddisfatti per la ratio con cui è stato composto. Confermando la chiusura dei locali pubblici alle 24 non si fa altro che chiudere luoghi sicuri, in grado di ottemperare alle disposizioni e di controllare distanziamento e uso dei dispositivi di protezione dei propri avventori. Abbiamo dimostrato di riuscire a rispettare le norme e chi non lo ha fatto è giusto che paghi. Ma non possono pagare tutti. Da parte nostra c’è massima disponibilità nei confronti delle amministrazioni locali del territorio per ragionare insieme e cercare soluzioni opportune e condivise, come già sta avvenendo in queste ore. Questo provvedimento ci sembra una nuova assurdità, che fa il paio con la novità dei 6 posti a sedere per ogni tavolata e il cartello obbligatorio con il numero massimo degli avventori dentro al locale. ìQual è il numero esatto dei posti disponibili? Difficile dirlo: difficile dare seguito a misure cavillose al limite dell’inapplicabilità. Come difficile sarà quantificare il danno di un nuovo ricorso massiccio allo smart working che per i pubblici esercizi, ora costretti a chiudere in orario notturno, significa la perdita del fatturato che deriva delle pause pranzo che i più faranno in casa propria. Il nuovo blocco delle attività congressuali poi, può affossare definitivamente anche quel comparto che faticosamente stava ripartendo con tutti i protocolli del caso. L’ultimo Dpcm avrà un effetto devastante su bar, catering e soprattutto su pub e sulle imprese dell’intrattenimento. Parliamo di una mazzata sui fatturati dei pubblici esercizi da 470 milioni ogni mese a livello nazionale”.