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Opera del Botticelli a San Leo? Lo storico Marchi spegne gli entusiasmi: "Qualità inferiore"

Il direttore della fortezza leontina si lancia in una ricostruzione e interpretazione dei recenti fatti che hanno interessato la pala rinvenuta

Attualità San Leo | 12:02 - 14 Ottobre 2020 San Leo San Leo.

Il clamore che si è scatenato intorno alla scoperta di una presunta opera di Sandro Botticelli a San Leo potrebbe spegnersi «assai presto». Lo sostiene Alessandro Marchi, storico dell’arte, funzionario MiBACT e direttore della Forte di San Leo, nonché del museo archeologico nazionale di Sarsina e della villa romana di Russi. «Già dal Settecento è noto un prezioso documento che attesta la commissione dell’opera e ne registra tutte le fasi di esecuzione con relativi pagamenti di anticipi. A riscuoterla con soli cinque mesi di ritardo rispetto al contratto fu Luca di Frosino, un pittore oggi noto solo agli addetti ai lavori, nato nel 1441 ed attivo a Firenze sino il 1515, residente nel popolo di San Simone, proprietario di una bottega e di una casa. Non è documentata la sua presenza nell’atelier di Botticelli, che era comunque più giovane di lui, ma la bottega è quella in cui furono prodotte più opere di qualsiasi altra fiorentina del Quattrocento e non tutti quelli che vi transitarono sono testimoniati dalle carte. Ma se non fosse stata dipinta da Luca di Frosino, come potrebbe la pala di San Leo esser stata dipinta da Botticelli in persona, dato che non riesce a raggiungere la qualità sublime del maestro fiorentino?». I santi, la dolce Madonna e il tenero Bambinello nella tavola di San Leo «sono piacevoli, affascinanti ed evocativi dell’arte botticelliana, ma il confronto diretto con le opere autografe del Maestro scongiura purtroppo ogni pia illusione».