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Coronavirus e salute mentale: il lavoro di Orizzonti nuovi a Rimini tra stigma, paura e fragilità

L'associazione si occupa da 22 anni di un problema sempre più diffuso, tra problemi di spazi e riconoscimenti

Attualità Rimini | 09:17 - 30 Ottobre 2020 Un gruppo di volontari attivi dell'associazione riminese Orizzonti nuovi. A sinistra la ex presidente storica Bruna Tenenti (foto da Facebook) Un gruppo di volontari attivi dell'associazione riminese Orizzonti nuovi. A sinistra la ex presidente storica Bruna Tenenti (foto da Facebook).


di Francesca Valente


A volte basta può bastare una telefonata, una citofonata, una domanda fatta nel modo giusto, con il tono giusto, al momento più adatto. La vicinanza si manifesta anche con gesti come questo. Ma quando dietro c’è un disagio psichico, le restrizioni imposte delle misure di contenimento della pandemia da nuovo coronavirus possono generare un pericoloso precedente nella gestione dell’utenza, sia da parte dell’istituzione sia da parte dell’associazione di volontariato.

Orizzonti nuovi per la salute mentale”, nata il 30 ottobre del 1998 da familiari per familiari, non si è quasi mai fermata, nemmeno nelle fasi più cruciali del lockdown, dove gli spostamenti non erano permessi e sembrava che non saremmo più stati capaci di ricostruire relazioni sociali. Poi però le telefonate, le videochiamate e i messaggi sono riusciti ad abbattere, quasi sempre, le distanze fisiche, ma non sempre del silenzio. Le educatrici dell’associazione si sono recate spesso a casa dei singoli associati, anche solo per chiedere se avevano bisogno di qualcosa. A marzo è stata creata una rete telefonica che ha coinvolto anche i volontari e che si è focalizzata molto su chi aveva bisogno di un sostegno, perché da solo o in famiglie che non danno l'adeguato supporto.

Ora la situazione è più o meno analoga, senza le feste di compleanno del mese, senza le attività di "Aggregazione sociale e gestione del tempo libero" con il progetto di distretto che va continuamente riadattato, in più con un nuovo presidente, Roberto Soglia, che ha ereditato le redini di Bruna Tenenti a novembre del 2019, dopo 21 anni di onorata - e faticosa - conduzione delle attività. Oggi sono più di 80 le persone assistite, le cui fragilità sono emerse dirompenti nel corso del primo lockdown: «Ci sono utenti che fanno ancora fatica a uscire», racconta Tenenti, «dal nostro osservatorio stanno aumentando i disagi tra i giovani come anche tra gli utenti del Sert, visto che oltre alle diagnosi psichiche ci occupiamo anche di chi ha dipendenze patologiche e sappiamo per certo che molti di coloro che stavano seguendo un percorso terapeutico sono andati in crisi, anche con ricadute». In tutto ci sono 250 soci provenienti da tutta la provincia, dai 18 ai 76 anni. I volontari attivi al momento sono una ventina.

«Uno dei problemi più urgenti per il nostro gruppo è l'assenza di una sede», sottolinea la storica presidente, «il Centro di salute mentale ci aveva messo a disposizione la sede de "I Girasoli" da condividere, ma poco prima dell'arrivo della pandemia eravamo stati avvertiti che non potevamo più essere ospitati lì, costretti a uno sgombero frettoloso che ci ha costretti a lasciare indietro un sacco di cose. Nel frattempo la vicesindaca di Rimini Gloria Lisi ci aveva promesso una soluzione che sembrava quasi pronta, ma poi non abbiamo più avuto nessun tipo di risposta». Nel frattempo si fa quel che si può, con la buona volontà di assistenti e operatori e buona pace degli assistiti. «Abbiamo avuto casi di persone che oltre al sostegno psicologico si sono ritrovate ad avere bisogno anche di un aiuto economico. Abbiamo così regalato parte dei soldi non spesi nelle nostre attività per fare dei buoni spesa a una decina di persone, quelle stesse che prima venivano a mangiare alla nostra cucina quando ancora potevamo incontrarci e prepararci da mangiare tutti assieme, perché capitava che non avevano i soldi per sfamarsi». Anche i corsi di ballo che riscuotevano tanto successo sono sospesi fino a data da destinarsi.

Al momento Orizzonti nuovi si organizza con le passeggiate del mercoledì pomeriggio, una delle prime attività ripartite dopo il lockdown, che ora è stata raddoppiata e si tiene anche il venerdì. Il lunedì invece c'è il gruppo mindfullness, martedì e giovedì il sostegno psicologico. Quando c'è tempo e modo - non ora - l'associazione organizza anche piccole gite sociali e visite guidate. Con l'inconveniente, uno dei tanti in questa fase, che il pulmino va sempre prenotato e pagato intero, anche se la capienza è ridotta per abbassare al minimo il rischio contagi.

Una soluzione nel frattempo è arrivata: «Don Aldo di Viserba ci ha accolto in una sala parrocchiale almeno per permetterci di svolgere i nostri incontri in presenza e di usare alcuni spazi. Ci occupiamo della sanificazione, misuriamo la temperatura, forniamo le mascherine a tutti i nostri utenti». Tutto quel che c'è da fare per incontrarsi in sicurezza, anche se l'incertezza è sempre dietro l'angolo.


 

Centro di Salute Mentale


Sabato 10 ottobre è stata la giornata mondiale di tutela della salute mentale, ma anche l'occasione di dialogare con Daniela Ghigi, direttrice del Centro salute mentale dell'Ausl Romagna. «Nessuno dei sistemi sanitari, inclusa la psichiatria, era pronto all'arrivo di una pandemia di questa portata. Ci siamo riorganizzati gradualmente, con il disagio in prima battuta dei nostri operatori, talvolta impreparati ad esempio alle consulenze a distanza, anche a livello tecnologico e informatico. Questo ha avuto sicuramente delle ripercussioni iniziali sulla nostra utenza, anche perché all'inizio ne abbiamo visti veramente pochi di persona. Alcuni di loro sono stati contentissimi di vedersi validare la possibilità di stare in casa, in pratica la quarantena ha normalizzato la loro condizione di isolamento volontario. Per altri invece l'importante era stare fuori e le restrizioni agli spostamenti sono state accettate con difficoltà, richiedendo talvolta anche il nostro intervento. Ci siamo attivati con il monitoraggio telefonico e in videochiamata per rassicurare i nostri pazienti e cercare di garantire forme di assistenza domiciliare in accordo con il Comune».

Secondo il Centro «le casistiche sono aumentate non tanto durante il lockdown, ma dopo, quando è emerso tutto quel che era rimasto silente e sommerso legato a molte concause, anche appunto economiche. Il problema ora è che il coronavirus ha messo tra parentesi altre problematiche: il grosso dell'attenzione è andato sull'emergenza sanitaria».


In tutto questo il ruolo del volontariato è «vitale, perché ci permette di organizzare iniziative e occasioni di assistenza collatareali che non fanno che integrare il lavoro del nostro Centro. Abbiamo bisogno del volontariato, è uno dei nostri punti di forza». Ecco allora il suggerimento dell'ex presidente Tenenti : «Non chiudete i fascicoli se la persona non si fa viva con voi per un po' di tempo, perché potrebbe essersi rintanata in un preoccupante silenzio».