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Aborto: nel 2020 a San Marino è ancora reato penale, legge di iniziativa popolare ferma al palo

L'Unione Donne Sammarinesi denuncia l'assenza di libertà di scelta delle donne

Attualità Repubblica San Marino | 12:41 - 28 Settembre 2020 Un blister di pillola contraccettiva Un blister di pillola contraccettiva.

Sono passati 42 anni dall’approvazione della legge 194 che regolamenta in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza e a San Marino il diritto delle donne di decidere del proprio corpo è ancora tutto da costruire. La denuncia dell'Unione Donne Sammarinesi arriva nella giornata mondiale per l'accesso a un aborto sicuro, in un periodo in cui si è tornato a discutere del tema anche in Italia per via di ordinanze regionali discutibili, come quella dell'Umbria verso l'aborto farmacologico in day hospital.

A San Marino l’interruzione volontaria di gravidanza, a prescindere dall’età della donna, dalle condizioni in cui è avvenuto il concepimento, dalla sua salute o dalla salute del feto, è ancora reato penale. La repubblica ha una delle leggi più restrittive al mondo in tema di diritti riproduttivi. Le sammarinesi e residenti «sono costrette a mendicare nella vicina Italia un diritto che viene negato loro nel Paese in cui lavorano e pagano le tasse. UDS sostiene la legge di iniziativa popolare sulla “procreazione cosciente e responsabile e sull’interruzione volontaria della gravidanza” presentata il 22 marzo 2019 con 469 firme e oggi ferma nel suo iter legislativo. Il pdl presentato ha un approccio preventivo che contempla l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole, l’accesso gratuito agli anticoncezionali, servizi di pianificazione familiare e l’impegno dello Stato per far sì che la genitorialità non sia penalizzante a livello lavorativo. Tutte queste misure insieme, come ribadito anche dal Consiglio d’Europa, hanno l’obiettivo di tutelare la salute riproduttiva delle donne ma anche di diminuire efficacemente il numero degli aborti. Cruciale è anche il tema del lavoro, basti pensare che la stragrande maggioranza delle risoluzioni consensuali riguarda le lavoratrici madri per la difficoltà di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. Il diritto alla salute e il diritto all’aborto devono quindi essere coniugati con il diritto al lavoro delle madri. In questo modo si potrebbe preservare il contributo delle donne ai processi produttivi e si potrebbe indirettamente favorire la maternità, senza frapporre ostacoli e sanzioni all’esercizio del libero arbitrio, ma garantendo le condizioni per una scelta libera e consapevole».