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Associazione Quartiere 5 contro le scelte calate dell'amministrazione di Rimini

Il presidente Benaglia: "Basta propaganda, l'amministrazione deve discutere le scelte con i cittadini"

Attualità Rimini | 09:42 - 25 Settembre 2020 Uno degli stabili per cui si batte Quartiere 5 Uno degli stabili per cui si batte Quartiere 5.

Senso unico in via Sacramora, palazzina Iat in via Dati, centro ambiente in via Celli a Rimini. Tre esempi di soluzioni calate dall'amministrazione nelle rispettive aree della città ma non discusse con i cittadini, con la consueguenza abbastanza logica di provocare uno scollamento tra chi amministra e chi viene amministrato. La riflessione arriva da Stefano Benaglia, presidente dell'associazione Quartiere 5 che esordisce chiedendosi in modo evidentemente retorico: «Che Rimini avremmo se ci fossero ancora i quartieri?», che si potrebbe declinare facilmente in «ecco la Rimini senza quartieri». La gestazione di alcune scelte «sarebbe stata discussa, con tesi a favore e contro e la vittoria della democrazia. La discussione sarebbe stata antecedente, non posteriore e non saremmo venuti a saperlo dai giornali, con gli assessori che sarebbero venuti a discutere del tragitto e non a comunicare la grandezza dei cartelli con i divieti da apporre». Per non parlare della palazzina Iat, altra battaglia dell'associazione in disuso da oltre vent'anni: «Si sarebbe messo in moto un processo democratico per rivedere e rivalutare quella struttura.  Da alcuni anni purtroppo non esiste un contatto con chi amministra il nostro territorio e le e cose proposte da persone non gradite non vengono prese in considerazione, poco importa la bontà delle idee. Ogni cosa che per un’amministrazione dovrebbe essere normale, come ad esempio l’inaugurazione di un un parcheggio di 20 macchine davanti ad una scuola elementare, diventa un evento di propaganda sulla enorme capacità di amministrare il territorio. Di contraltare, ogni segnalazione di una necessità o una critica su un intervento diventa un’accusa sull’operato del politburo. Credo sia necessario per affrontare le sfide future restituire un punto di informazione ai cittadini, che siano i quartieri o altri luoghi deputati al dialogo vero, non alla semplice divulgazione delle decisioni già prese.I cittadini devono poter dire la loro su ogni questione che li riguarda da vicino, non apprendere dai giornali cosa avviene attorno alla loro vita».