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Passa il taglio dei parlamentari con il 69,6 per cento, si festeggia anche a Rimini

Gnassi, "Via alla stagione riformista", Petitti "Procediamo con la riforma", Tosi "I 430 in più se ne vadano subito"

Attualità Rimini | 07:25 - 22 Settembre 2020 Il fac simile della scheda di voto del referendum del 20 e 21 settembre Il fac simile della scheda di voto del referendum del 20 e 21 settembre.

Gli scrutini sono terminati e il risultato parla chiaro: il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari da 945 a 600 eletti (200 al senato e 400 alla camera) ha vinto con il 69,6 per cento dei sì, contro il 30,4 per cento dei no. Un'affluenza del 53,8 per cento a livello nazionale, 55,37 a livello regionale, 51,59 a livello provinciale (qui tutti i risultati per Comune). Già nel pomeriggio di lunedì, quando lo spoglio era ancora in corso, sono arrivati i primi commenti dei rappresentanti politici del territorio, dal capoluogo fino alla Regione. 

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi gioisce: «La vittoria del sì è la decisione degli italiani di aprire una nuova fase di un progetto radicalmente riformista. Una decisione netta che rimette al centro la volontà popolare di avere peso nelle scelte che in una democrazia si fanno con i territori, con i Comuni, che devono avere il giusto peso nell'architettura istituzionale. Ci sbaglieremmo però a interpretare questo voto come una lotta cruenta tra fazioni opposte. Da parte di tutti c'e' la richiesta di un cambiamento riformista del Paese. Non tradiamo questo viaggio verso un Paese più moderno, innovativo e diretto nella partecipazione e nelle forme di coinvolgimento democratico. Anche a Rimini».


La presidente dell'assemblea legislativa regionale Emma Petitti puntualizza che il "sì" «non deve essere inteso come un sì antipolitico e populista. Tutt'altro. È un Sì per aprire le porte a una nuova e intensa stagione di riforme, ad iniziare da un rilancio e un efficientamento del Parlamento. Ora si proceda!».

La sindaca Renata Tosi di Riccione esclama «Ora comincia il lavoro. Perché questo taglio lineare e netto dovrà essere inserito in una riforma strutturata che possa garantire il lavoro del nostro Parlamento. La maggior parte degli italiani pensa che 430 deputati dovranno lasciare il proprio scranno: allora dico che lo facciano già domani, che rispettino il risultato del referendum senza prolungare la vita di un Governo che non è più tale. Da parte nostra vigileremo che non si spinga oltre solo per mantenere quella che sedia che gli italiani hanno voluto tagliare. Vorrei comunque ricordare che il voto referendario va letto insieme al risultato delle Regionali e a tal proposito nel confidare che i risultati finali confermino le previsioni, sono estremamente soddisfatta del risultato nelle Marche con Acquaroli».

Il segretario provinciale del Pd Filippo Sacchetti ricorda come «questo risultato non inficia e non avrebbe inficiato l’azione di governo. Tanto che lo stesso Partito Democratico era orientato per il Sì, consapevoli delle diversità di vedute interne, persino legittime visto che la direzione nazionale per discutere il tema è stata convocata solo il 7 settembre. Questa vittoria è comunque un’ulteriore iniezione di carburante per continuare a lavorare alacremente all’interno di un patto fra forze di governo di una legislatura iniziata appena un anno fa che ha avuto una priorità su tutte, la gestione della pandemia, delle sue conseguenze e delle relative misure necessarie a fronteggiarne le ricadute. L’affluenza più bassa in regione è figlia di un insieme di fattori: in primis il fatto che non si votava per qualche Comune o per la Regione, in secondo luogo una stagione estiva ancora non chiusa che ha tenuto la gente più lontana dalle urne che altrove. In ottica delle sfide che avremo davanti, questo è comunque un primo passo perché la politica si impegni ancor più a rendere partecipi i cittadini e individuare rappresentanti autorevoli all’interno delle istituzioni».

Il senatore dei 5 Stelle Marco Croatti chiosa: «È un passo avanti verso il futuro. L’Italia inizia così a lasciarsi alle spalle decenni di immobilismo, in cui si è preferito non modificare lo status quo. Il Movimento 5 Stelle si è sempre proposto di chiudere o rivedere i vecchi schemi del passato, puntando a un Paese con una struttura più snella, efficace e vicina alle esigenze del cittadino. Oggi iniziamo a tagliare la burocrazia dello Stato, un primo passo verso l’Italia che vogliamo costruire insieme»