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Docenti precari e cattedre scoperte: protesta di fronte all'ufficio scolastico di Rimini

In corso d'Augusto questa mattina una cinquantina di insegnanti di ogni ordine e grado

Attualità Rimini | 12:54 - 21 Settembre 2020 Docenti precari e cattedre scoperte: protesta di fronte all'ufficio scolastico di Rimini

"Più scelta, meno algoritmi. Siamo docenti competenti, non numeri", "Abilitati quando serve, licenziati quando conviene", "I precari storici si stabilizzano, non si selezionato". Solo sono alcune delle grida silenziose che una cinquantina di docenti, quasi tutti precari con qualche collega di ruolo in segno di solidarietà, hanno sventolato di fronte alla sede dell'ufficio scolastico provinciale di Rimini in corso d'Augusto per rivendicare il proprio diritto a un lavoro dignitoso, sicuro e stabile. La mobilitazione è stata costruita e messa in atto lunedì mattina alle 9.30 grazie ai messaggi scambiati via whatsapp e nel gruppo Facebook "Coordinamento docenti GPS Rimini" ed è durata circa due ore, costellate dal ricevimento di una delegazione da parte della vicaria Claudia Nanni (il dirigente Mario Maria Nanni non era presente ma ha già un appuntamento per martedì mattina), con questioni che saranno poi dirottate al vertice. La protesta che non porta sigle è un po' figlia della battaglia per la stabilizzazione dei precari che si combatte da anni non solo nel Riminese, ma che in questa fase paraemergenziale si è acuita con l'inserimento di nuove graduatorie (le Gps) e nuovi metodi di valutazione e selezione che hanno provocato disagi, disservizi e disorientamento.

Tralasciando gli errori della pubblica amministrazione, l'Usp riminese poteva quantomeno organizzare colloqui in presenza invece che online, come ha deciso di fare contrariamente da altri uffici omologhi, rendendo i docenti vittima di disservizi informatici e di problemi, ad esempio, di conteggio delle ore per il completamento dell'orario settimanale. Il ritardo sta già penalizzando centinaia di studenti che attendono in decine di classi i loro professori prendere posto in cattedra, per non parlare del disagio arrecato alle famiglie di figli con disabilità, che avrebbero quindi bisogno di insegnanti di sostegno. L'auspicio è che l'ufficio provinciale, per quanto poco, possa andare incontro nei limiti del suo perimetro d'azione alle istanze del settore, che altro non chiede di somministrare la migliore educazione agli studenti della provincia di Rimini, con regolarità e rispetto.

Francesca Valente