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Mancano 60 insegnanti di sostegno alle superiori, Adl Cobas: "Pochi investimenti"

Il sindacato locale lamenta "continui risparmi sul servizio educativo scolastico"

Attualità Rimini | 12:14 - 16 Settembre 2020 Mancano 60 insegnanti di sostegno alle superiori, Adl Cobas: "Pochi investimenti"

La scuola è iniziata da lunedì ma nonostante le rassicurazioni della ministra Lucia Azzolina e del governo mancano ancora affidamenti delle supplenze annuali per il sostegno, anche in provincia di Rimini. Ad oggi, come pubblicato in data 12 settembre dall'ufficio provinciale in merito alle disponibilità residue dopo le operazione di individuazione dei destinatari di contratti a tempo determinato dalle GPS (Graduatorie Provinciali Supplenze), gli insegnanti a mancare all'appello sono quelli di sostegno.

Sono quasi 60 gli insegnanti di sostegno non ancora nominati nella scuola secondaria di secondo grado (classe di concorso ADSS). A fronte di tutto questo però, stando alla ricostruzione di Adl Cobas e Rete educatori ed educatrici di Rimini, «girano sul web articoli giornalistici che lamentano la mancanza di specializzazione degli insegnanti di sostegno, tacendo però sul percorso che un insegnante deve intraprendere per specializzarsi e soprattutto i costi previsti. L'unica strada per diventare insegnanti di sostegno è essere ammessi al Tfa sostegno, un corso di 8/10 mesi che viene attivato solo in alcuni atenei italiani, al quale si accede con una serie di prove (test selettivo, test scritto e orale) e che prevede un accesso estremamente limitato oltre ad un costo che oscilla dai 3000 ai 3500 euro. Forse adesso è più chiara la motivazione di questi limiti all'ingresso: meno sono i posti disponibili, più è giustificabile il costo dello stesso TFA. Servono insegnanti di sostegno ma per diventarlo devi intraprendere un percorso ad ostacoli dove il premio consiste in una bella e corposa retta universitaria. Le GPS, stando a quanto dichiarato da Azzolina, dovevano risolvere tutti i problemi di disorganizzazione nell'affidamento delle supplenze. Il risultato nella nostra provincia e non solo è che mancano insegnanti di sostegno e ad oggi neppure è chiaro come verranno affidate le disponibilità residue. Il rischio è quello che possano essere chiamati a ricoprire posti di sostegno persone senza esperienza né titoli che all'ultimo minuto hanno mandato una Messa a disposizione (Mad) nonostante ci siano persone laureate che da anni continuano a spendere soldi per conseguire Cfu, corsi e certificazioni per entrare a scuola come insegnanti. Insomma come l'ho sentita definire qualche tempo fa da un collega si tratta di una vera e propria filiera accademica che continua a fare soldi con persone già laureate, alle quali si chiedono titoli e qualifiche, certificazioni dal prezzo salato che non attestano la bravura di un insegnante. Lo stesso meccanismo viene applicato anche agli educatori scolastici ai quali viene richiesto, a seguito della legge Iori, il titolo di educatore professionale nonostante gli anni di esperienza e una laurea che possiede un codice diverso rispetto a quello previsto dalla legge. Non in tutti i Comuni della provincia di Rimini le figure educative hanno iniziato a lavorare, essendo infatti il servizio educativo in appalto sono i Comuni in accordo con le scuole a decidere quali educatori lavorano dal primo giorno di scuola, e quali invece iniziano ad ottobre. La motivazione di queste partenze differenziate sono ben chiare agli addetti del settore: la coperta è corta e con gli stessi finanziamenti messi a bando si vuole coprire l'intero anno scolastico e qualche Comune cerca di finanziare anche il servizio educativo rivolto alla disabilità durante il periodo estivo. Insomma l'ufficio comunale addetto al bilancio i conti sa farli bene, e così l'assistenza educativa per i casi H meno gravi o meno problematici parte in ritardo rispetto l'inizio della scuola, nonostante la mancanza cospicua di insegnanti di sostegno».

Nella narrazione dominante i veri assenti «sono gli educatori e le educatrici, dipendenti delle cooperative sociali, che assistono ogni anno i disabili proprio in quella scuola che definiamo pubblica. Un esercito di invisibili, si parla di 55 mila educatori ed operatori scolastici in tutta Italia, che assicurano il diritto alla scuola ai più fragili. Un esercito di precari, nonostante i contratti a tempo indeterminato, utilizzati a proprio piacimento da cooperative e Comuni, di lavoratori e lavoratrici poveri per i ridicoli stipendi che ricevono a causa di un CCNL delle cooperative vergognoso. Educatori ed operatori scolastici altamente professionalizzati che chiedono da mesi e a gran voce l'internalizzazione della loro figura per poter lavorare con più tutele e sicurezze».