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Docufiction "La verità sulla Dolce vita" a Venezia, l'indignazione del figlio di Brunello Rondi

Umberto torna a difendere il padre, regista e sceneggiatore: "Dichiarazioni di Pedersoli lesive"

Attualità Rimini | 07:54 - 11 Settembre 2020 Brunello Rondi di fianco a Federico Fellini in una foto di Arturo Zavattini Brunello Rondi di fianco a Federico Fellini in una foto di Arturo Zavattini.

Umberto Rondi, figlio dello sceneggiatore e regista Brunello Rondi, torna a difendere il padre da dichiarazioni imprecise e ricostruzioni parziali della biografia del registra e sceneggiatore sondriese, nella quale è impressa la sua collaborazione con il maestro riminese Federico Fellini per cui scrisse la sceneggiatura de "La dolce vita". Proprio a questo capolavoro del regista riminese è dedicato il docufilm di Giuseppe Pedersoli ‘’La verità sulla Dolce vita’’ presentato giovedì alla Mostra del cinema di Venezia, motivo del nuovo contendere.

«Le nuove dichiarazioni di Pedersoli sono lesive dei fatti e della memoria di mio padre Brunello Rondi. Innanzitutto Pedersoli avrebbe potuto e moralmente dovuto tagliare due sequenze del docufiction, oltretutto dopo che il luglio scorso lo avevo contattato, in cui l’attore che impersona Giuseppe Amato apre e sfoglia, inquadrato in primissimo piano, il copione proveniente dall’archivio di Amato che riporta i soli nomi di Fellini,Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano quali sceneggiatori della "Dolce vita’", inquadratura che, però, non corrisponde alla nota e storica verità, essendo stato Rondi un sceneggiatore centrale della Dolce Vita e avendo egli partecipato non solo alla sceneggiatura del film ma anche, in larga parte da solo con Fellini, alla riscrittura di buona parte della stessa prima e durante le riprese, cosa ben raccontata dal maggiore biografo di Fellini e della stessa ‘’Dolce vita’’ il compianto critico Tullio Kezich». La seconda sequenza ricalca la critica alla prima ma forse parte da un'omissione peggiore, perché «vede pronunciare da parte dell’attore che impersona il produttore, e nonno di Pedersoli, Giuseppe Amato, la seguente battuta "un copione scritto da Federico Fellini, Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano"».

Non è la prima volta che Umberto esce con dichiarazioni così forti, anche sulla nostra testata: alla base la necessità di onorare una verità familiare ma anche culturale che non va travisata: «Ho fatto delle dovute e addolorate dichiarazioni per rispetto della verità e per difendere la memoria e il lavoro di mio padre, non certo per creare un caso. Avevo avvertito sia Pedersoli sia la casa produttrice che lo studio legale affidatario del film chiedeva di correggere questi punti prima della presentazione alla Mostra del cinema, ma il tutto si è concretizzato in un’umiliante e minuscola e pressochè invisibile citazione di mio padre in un cartello di coda del film».