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All'Alboreto il nuovo spettacolo di "Giuseppe Stellato - stabilemobile compagnia Antonio Latella"

Dal 2 al 12 settembre al teatro Dimora di Mondaino "Automated Teller Machine"

Eventi Mondaino | 13:17 - 01 Settembre 2020 All'Alboreto il nuovo spettacolo di "Giuseppe Stellato - stabilemobile compagnia Antonio Latella"

 
Continuano le residenze artistiche accolte da L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino. Dal 2 al 12 settembre sarà la volta di "Giuseppe Stellato - stabilemobile compagnia Antonio Latella", per la ricerca e la composizione del nuovo spettacolo Automated Teller Machine.

Terminata la residenza nel teatro nel bosco, la compagnia presenterà Automated Teller Machine in anteprima nazionale sabato 12 settembre alle ore 17 al Teatro Lavatoio di Santarcangelo di Romagna, nell’ambito del Cantiere Poetico per Santarcangelo (ingresso a contributo libero – prenotazione obbligatoria on line sul sito www.cantierepoetico.org).

Teller, sostantivo.
Traduzione: Cassiere (cashier, teller)
Narratore (narrator, teller, writer)
“Digitare il codice segreto avendo cura di non essere osservati”.

La scritta che compare sullo schermo del bancomat mette sempre un po’ di agitazione, ci spinge a guardarci intorno, a capire se qualcuno ci stia spiando mentre schiacciamo i tasti e magari possa scoprire la chiave d’accesso al nostro conto in banca. Contemporaneamente una voce da un altoparlante prova a rassicurarci dicendoci che l’area è videosorvegliata “per la nostra sicurezza”.

Quello sportello automatico rappresenta una porta di comunicazione tra pubblico e privato. Una macchina situata solitamente in luoghi aperti e di passaggio, può consentire l’accesso ad alcuni dei nostri segreti più importanti: i nostri risparmi, i nostri acquisti, i nostri viaggi, cosa abbiamo comprato, dove abbiamo dormito, quanto guadagniamo.

Le riflessioni che scaturiscono sono tante: il nostro status economico ci definisce in quanto persone? I nostri ”movimenti” possono essere considerati, in una società consumistica, i segreti più intimi? Che legame c’è tra il nostro “potere economico” e la libertà di esprimere realmente ciò che siamo? Essere privati del nostro potere d’acquisto è il tipo di censura che ci spaventa di più? Da queste domande nasce l’idea di lavorare con una macchina ad alto potenziale simbolico, che ci costringe a interrogarci sul potere di un elemento tanto concreto quanto astratto, spesso alla base di molte delle controversie della nostra società: il denaro.

Questo lavoro si pone come naturale conclusione di un ciclo performativo legato al rapporto uomo-macchina, dove le tematiche affrontate trovano in quest’ultimo capitolo un possibile esito.