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Vendite -13% e piccole imprese in sofferenza: l'allarme di Confcommercio Rimini

I dati dall'elaborazione Unioncamere. Indino: "Piano straordinario di aiuti oppure aspettiamoci migliaia di chiusure"

Attualità Rimini | 13:23 - 28 Agosto 2020 Gianni Indino Gianni Indino.

Sono allarmanti i dati Unioncamere Emilia Romagna sul commercio al dettaglio relativi al primo trimestre 2020. Rispetto allo stesso periodo del 2019 le vendite crollano del 13,1%, dato più alto mai documentato e per il commercio specializzato non alimentare del 22,6%. Unico segno più quello della grande distribuzione, mentre le imprese più piccole sono in grave sofferenza. 

“Avevamo già previsto crollo consistente delle vendite, che arriva ad essere il più alto mai documentato, attestandosi a -13,1%. Quello che preoccupa maggiormente è l’andamento delle vendite nella piccola impresa di commercio specializzato non alimentare - spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini Gianni Indino - , che ha fatto registrare perdite evidentissime che arrivano al -22,6%. Il comparto alimentare ha tenuto meglio, ma non si può essere soddisfatti nemmeno di questo unico segno più: se ipermercati, supermercati e grandi magazzini aumentano il loro volume d’affari con un +8,6%, le piccole botteghe perdono infatti il 3,6% rispetto al 2019. Non si può dunque prescindere da un piano di interventi consistente in grado di garantire un adeguato sostegno alle imprese e capace di ridare fiducia alle famiglie.Senza un piano straordinario di aiuti in autunno saranno migliaia le imprese destinate a chiudere, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Per il nostro sistema economico e sociale sarebbe un autentico disastro».

I dati mostrano una correlazione dell’andamento delle vendite con la dimensione aziendale: meno sono gli addetti più è alto il calo delle vendite. La piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, che più ha risentito delle chiusure, ha accusato un calo notevole e senza precedenti delle vendite (-18,3%). Le imprese di media dimensione, da 6 a 19 addetti, registrano una caduta più contenuta (-13,5%), ma anch’essa senza precedenti. La tendenza risulta negativa, ma più contenuta per le imprese di maggiore dimensione, che hanno limitato a una cifra la riduzione delle vendite (-7,3%). Dalla lettura congiunta dei dati possiamo quindi ipotizzare per il piccolo dettaglio specializzato non alimentare un calo medio delle vendite di circa il 30%. Nei centri storici delle città medio-grandi il dato medio del calo delle vendite supera anche il 40%.

Rimini non si discosta dal dato regionale, con il 61% dei commercianti che dichiara un calo delle vendite che sfiora l’11%, in linea con Parma e Piacenza e peggiore di tutte le altre province del territorio. Non vanno meglio le previsioni per il trimestre successivo, con il 62% delle imprese commerciali ad attendersi un ulteriore grosso calo. Se la consistenza delle giacenze di magazzino nei negozi riminesi durante il periodo del rilevamento è stabile per il 74% delle imprese, ma per nessuna in diminuzione (unica provincia in regione), il dato sulle previsioni relative agli ordinativi rivolti ai fornitori nel trimestre successivo è il peggiore delle province emiliano-romagnole: solamente il 9% lo dichiara in aumento, mentre per il 67% gli ordinativi saranno in diminuzione ben oltre il 59% della media regionale.

«Tutto ciò implica che le misure del Decreto Agosto devono essere fortemente potenziate e sarà fondamentale il lungimirante utilizzo del Recovery Fund, che potrebbe rappresentare un’occasione storica di rilancio del sistema Italia».