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Xenofobia in riviera: cameriere si scusa col quadro di "Benito" mentre serve un tavolo di neri

Il caso raccontato dalle vittime sui social: scatta la denuncia per apologia del fascismo ai carabinieri di Imola

Attualità Rimini | 08:31 - 20 Agosto 2020 Xenofobia in riviera: cameriere si scusa col quadro di "Benito" mentre serve un tavolo di neri

«Nere, ma incazzate nere», è proprio il caso di dirlo. E ci scuserete per il titolo, ma non potevamo glissare sul movente dell'episodio di razzismo che stiamo per riportarvi e che, suonerà lapalissiano, riguarda proprio il colore della pelle. L'increscioso episodio è avvenuto domenica sera sulla riviera nord di Rimini e rischia di guastare la fama della città accogliente per antonomasia, vista l'attualità e la gravità del tema toccato.

A raccontarlo è un'infervorata Adjisam Mbengue dal suo profilo Facebook, dove riporta tutto per filo e per segno attraverso un video che «invito a condividere»: partita da Imola con il marito e i figli per incontrare la sorella Fatou, residente a Bergamo, in vacanza con la famiglia proprio a Rimini, avevano deciso di passare la domenica assieme per festeggiare il compleanno della più piccola del gruppo, la nipote della narratrice, che aveva appena compiuto 2 anni. Così dopo la giornata intera trascorsa al mare, la tredicina si è spostata in un locale di Viserbella dove aveva prenotato una tavolata per mangiare una pizza in compagnia in un ristorante vicino all'hotel Baia resort che ha reso la vacanza «una favola», non fosse stato per l'ultima cena. Mai i vacanzieri in riviera avrebbero immaginato di trovarsi di fronte a una scena simile, ripetuta con la stessa dovizia di particolari anche ai carabinieri di Imola, presso cui la giovane donna risiede e dove mercoledì ha sporto denuncia per apologia del fascismo. Oltre alla denuncia legale è stata fatta anche quella via social, per approfittare dello strumento di riflessione e di amplificazione.

Ecco allora per sommi capi l'accaduto: «Ci ha servito un signore di mezza età che si è avvicinato al tavolo senza salutare e dopo aver preso le ordinazioni di tutti si è girato verso un quadro di Benito Mussolini che era là sicuramente da tempo e con il braccio teso ha detto "scusa Benito". Io incredula ho guardato la cliente di un altro tavolo e le ho chiesto se avessi capito bene». Sembra anche che il dipendente abbia farfugliato «'sti negri» mentre si allontanava verso la cucina. Purtroppo sì le ha risposto, tanto che alla sorella 28enne Fatou di Bergamo, in vacanza con la famiglia, si è accesa la vena, come testimoniano altri due brevi video postati su Tiktok e ricondivisi via Facebook delle sue sgridate al dipendente in mezzo al locale. «Gli ho chiesto le motivazioni di quella frase e lui lo ha ammesso candidamente di averla pronunciata. Così ho domandato ad alta voce se si rendesse conto che quel gesto è reato in Italia. Gli ho chiesto scuse pubbliche con la minaccia di chiamare i carabinieri e di andarcene», ma a quel punto le scuse, poi arrivate, non sono bastate più. In rinforzo alla sorella si è aggiunta di nuovo Adjisam che ha chiesto all'uomo di rimuovere il quadro di Mussolini dalla sala, cosa che è stata subito fatta. All'atto del conto è arrivato anche lo sconto di 13 euro.

«Questa scena mi ha tagliata in due, lasciandomi senza parole», aggiunge Fatou al telefono, «mia figlia piccola forse non se lo ricorderà, ma mio figlio di 9 e i miei nipoti di 6 e 12 anni che capiscono tutto se lo ricorderanno». Dopo la scena una cameriera del ristorante è andata timidamente anche a scusarsi con la tavolata, mentre la coppia seduta di fianco si è detta dispiaciuta tanto da meritarsi alla fine una fetta di torta di compleanno per premiare la solidarietà. «Episodi a sfondo razzista capitano, ma non mi è mai successo di entrare in un ristorante ed essere trattata come essere inferiore».

Alla fine «abbiamo deciso sul momento di lasciar correre, visto che con noi c'erano quattro bambini e non sarebbe stato bello far venire i carabinieri sul posto, soprattutto durante una serata che doveva essere di festa. Ma hanno trovato i neri sbagliati: eravamo così scossi che non abbiamo nemmeno chiesto di parlare con il titolare: è stata una situazione surreale». Al racconto Adjisam intervalla anche alcuni commenti carichi di stupore e di rassegnata indignazione: «Queste cose non sono normali, non è normale andare in vacanza e sentire un cameriere che nel pieno del suo locale si gira e fa un gesto del genere. Siamo ai piedi del 2021 in una località balneare dove tutto il mondo viene in vacanza e non si può assistere a una scena così, chissà quante altre volte è capitata». Adjisam fa anche un inciso, doveroso: «Quando una persona nera fa una denuncia è tacciata di esagerazione. Non è vero, esiste ed è reale. Non abbiamo il prosciutto sugli occhi, lo vivo io da 30 anni che sono qui, mia sorella è nata qui e a 27 anni si è sentita dire una cosa così».

La garanzia è di andare fino in fondo anche a costo di arrivare a un processo, perché «lo devo ai miei figli, non possono più trovarsi persone così di fronte».

Sull'episodio si è espressa con forza anche la vicesindaca Gloria Lisi: «Spero nel profondo del cuore che  tutto ciò che sta rimbalzando sul web sia frutto solo di un gigantesco equivoco. Che comunque sarebbe grave, a partire dalla verifica circa la presenza in un locale pubblico dell’effigie di Benito Mussolini, in sfregio alle leggi vigenti sull’apologia del fascismo. Prima come cittadina di Rimini, e poi come pubblico amministratore, esigo immediate spiegazioni e riscontri fattuali perché se fosse accaduto quanto riferito sarebbe una cosa talmente vergognosa e disumana che il Comune di Rimini si affiancherebbe immediatamente e senza indugio alcuno alla denuncia della donna, pretendendo a nome di una comunità libera, democratica, anti razzista, medaglia d’oro al valor Civile, un risarcimento. Mi auguro indagini celeri da parte delle forze dell’ordine che portino a un chiarimento immediato circa la dinamica dell’episodio e le circostanze annesse. Nel caso peggiore il Comune agirà con forza e con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione a tutela delle persone e di una comunità che respinge razzismo, violenza, prevaricazione di ogni tipo».

Francesca Valente


La replica della ristoratrice: "Nessun quadro, solo una scatola di vino con l'effige di Mussolini"