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Discoteche chiuse, Indino replica a Paesani: "Non siamo bulletti, tuteliamo tutta la categoria"

Il Silb, spiega Indino, vuole che sia garantito ristoro economico anche alle discoteche chiuse da febbraio

Attualità Rimini | 15:05 - 19 Agosto 2020 Discoteche chiuse, Indino replica a Paesani: "Non siamo bulletti, tuteliamo tutta la categoria"

Il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva dell'ordinanza che impone lo stop alle discoteche, ma la partita non è ancora chiusa. Il ricorso del Silb verrà valutato nel merito il prossimo 9 settembre. Gianni Indino, presidente del Silb regionale, è fiducioso: «Sostanzialmente la sospensiva immediata non è stata concessa in quanto sono stati comparati due interessi in gioco ed è stato ritenuto prevalente quello del Ministero, non escludendo però le ragioni del ricorrente».  Nei prossimi giorni il Silb farà un nuovo punto sugli aspetti economici legati alla chiusura delle discoteche con il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Intanto Indino replica a Lucio Paesani, patron del Coconuts, che dalle colonne del Corriere di Romagna aveva criticato la scelta del Silb di agire per le vie della giustizia amministrativa, sottolineando che ciò aveva bloccato le trattative per il finanziamento a fondo perduto delle discoteche: «Sul piatto c’era un’offerta di circa 30mila euro da destinare a ogni azienda, in qualità di ristoro
per il danno subito, che al momento abbiamo perso per colpa di un atteggiamento muscolare da bulletto
», ha commentato Paesani. Indino replica:  «Non abbiamo tenuto certo un atteggiamento da bulletti, come Paesani ci ha additati, ma abbiamo ottemperato ad un nostro dovere, quello di tutelare gli associati e con loro tutta la categoria». Indino spiega che, al di là di una non avvenuta quantificazione dei danni economici subiti dai locali riaperti e poi sottoposti a chiusura, l'obiettivo del Silb è garantire ristoro anche alle discoteche che hanno chiuso, durante  il lockdown, senza più riaprire: «abbiamo bisogno di un sostegno economico, ma per tutti, sia chi ha beneficiato di questa piccola finestra di apertura dopo il lockdown, sia per quelli che invece sono chiusi da mesi. Compresa tutta quella fascia di nostri lavoratori rimasta senza ammortizzatori sociali, molti dei quali con professionalità specifiche di non facile ricollocamento, a maggior ragione in favore di un territorio come il nostro che ne occupa moltissimi».