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Ancora pochi giorni per ammirare la mostra delle moto di Fellini alle Befane

Esposti i veicoli usati dal Maestro riminese nei suoi film da "La strada" a "Le notti di Cabiria" fino a "La dolce vita"

Eventi Rimini | 08:57 - 19 Agosto 2020 Costantino Frontalini, direttore e fondatore del Museo dei Sidecar di Cingoli, e Massimo Bobbo, Direttore de Le Befane Costantino Frontalini, direttore e fondatore del Museo dei Sidecar di Cingoli, e Massimo Bobbo, Direttore de Le Befane.

Fellini e Rimini. Fellini è Rimini. Uno dei registi più famosi della storia del cinema - al punto da diventare 'aggettivo' (felliniano) - ha indissolubilmente legato il suo nome alla città che gli diede i natali, omaggiata nel film premio Oscar "Amarcord" (1973), dove seguendo le vicende di Titta e della sua famiglia, si viene immersi nell'immaginario del regista, in un itinerario personale che tocca luoghi - il mare, il Grand Hotel, la piazza - e personaggi divenuti celeberrimi: la tabaccaia, la Gradisca, Volpina e, naturalmente, Scurèza 'd Corpolò, il motociclista che sfreccia in alcune sequenze del film sul molo, sui resti del falò o tra la neve.

La moto di Scureza, ma anche il carretto di Zampanò e la Vespa de "La dolce vita" si possono ammirare ancora per qualche giorno grazie all'esposizione "Fellini. Le moto del Maestro" in corso a Le Befane Shopping Centre di Rimini, che si concluderà domenica 23 agosto 2020, realizzata dalla direzione del Centro commerciale in occasione del centenario dalla nascita di Federico Fellini (1920-2020) in collaborazione con il Museo del Sidecar di Cingoli.

L'evento è occasione per celebrare l’anniversario della nascita del Maestro riminese e riscoprire ancora una volta le sue opere nella città in cui ha vissuto gli anni della giovinezza, molti dei quali trascorsi con il fratello Riccardo ed un triciclo della Giordani a cui è dedicato uno stand della mostra. Fellini ha sempre amato la motocicletta. Da bambino le moto gli apparivano enormi ed il motociclista gli sembrava una creatura mitologica. Spesso è che così che ha voluto trasporre i sogni d’infanzia nelle sue pellicole. Ricordiamo ad esempio il centauro Scurèza 'd Corpolò, figura mitica che appare improvvisamente in varie sequenze di Amarcord e, dopo veloci scorribande per il paese o lungo il molo, scompare di colpo. Altri veicoli importanti nella cinematografia di Fellini sono il motocarro di Zampanò e la Vespa dei paparazzi ne "La dolce vita"; non semplici comparse, ma oggetti entrati nell'immaginario collettivo. Un totale di 9 repliche sono allestite dal Museo del Sidecar di Cingoli e si trovano esposte insieme a gigantografie ed oggettistica che consentono al visitatore di immergersi completamente nella storia felliniana.

I veicoli in mostra

In mostra sono esposti, tra gli altri, il motocarro Guzzi Ercole, del 1950, utilizzato nella rappresentazione teatrale de "La Strada" (1954), film con Anthony Quinn e Giulietta Masina. Il girovago Zampanò attraversa l’Italia con la sua donna e il suo motocarro Sertum, che usa anche come casa e palcoscenico per i suoi spettacoli. Dal film è stato tratto un balletto teatrale in cui viene utilizzato un motocarro simile, un Guzzi Ercole, anch’esso allestito secondo le esigenze sceniche. E poi il motocarro Innocenti FD 125 C, del 1952, de "Le notti di Cabiria" (1957). In questo film Fellini racconta la miseria di una donna che per sopravvivere è costretta a fare il mestiere più antico del mondo. Uno dei clienti di Cabiria – interpretata da Giulietta Masina, compagna di vita del maestro – si presenta a bordo di un motocarro Innocenti 125, un veicolo commerciale tipico degli anni '50.

E ancora la mitica vespa 125 del 1959 – anch’essa originale - utilizzata dai fotografi d'assalto per la sua praticità nel traffico angusto di Roma, de "La Dolce Vita" (1960). Il film, con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, è una pietra miliare nella cinematografia mondiale, e un vero e proprio fenomeno mediatico. Vennero imposti nella memoria collettiva termini come 'paparazzo' (dal nome del fotografo collaboratore del protagonista) e 'dolcevita' (che da lì in poi indicherà il tipo di maglia a collo alto). Tra gli altri mezzi allestiti c'è anche il Gilera Saturno sidecar, del 1953, de "I Clowns" (1971). Si tratta di una sorta di documentario in cui il regista rievoca la sua infanzia. Fellini è il bambino che vede il tendone del circo che sta per essere montato e i clowns gli ricordano alcuni personaggi che ha conosciuto nella realtà. Tra questi un capostazione molto preso dal suo ruolo e un ufficiale che gira a bordo di un sidecar Gilera.

In "Roma" (1972) poi, tra le altre, ecco una Laverda 750 S, del 1970. Il film è un ritratto della capitale negli anni '30 vista dagli occhi di un giovane di provincia che arriva alla Stazione Termini. Nel finale, ambientato negli anni '70, un gruppo di motociclisti, visti come i nuovi “Barbari”, invadono le vie di una Roma notturna e confusionaria mentre la Polizia cerca di riportare l’ordine.

Tra gli altri cimeli alla mostra riminese è possibile ammirare anche la Harley-Davidson WL 750, del 1932, di "Amarcord" (1973), il film più autobiografico di Fellini. Il regista ricorda infatti il periodo della sua adolescenza in una Rimini caratterizzata da personaggi straordinari come il motociclista Scurèza ‘d Corpolò che sfrecciava per il paese cavalcando, appunto, la sua poderosa motocicletta. In pochi secondi Fellini consegna alla storia l’archetipo del motociclista: un personaggio mitologico che ricorda il centauro o il cavaliere, dai lineamenti poco chiari ma dalla grande imponenza. Anche ne "La città delle donne" (1980) la componente surreale è predominante: un’incursione nel pianeta delle donne e del loro ruolo all’interno della società. La moto è come la donna, simbolo di sessualità ma poco comprensibile per l’uomo, in questo caso Marcello Mastroianni ha la parte dell’incauto Snaporaz e la moto, in mostra, è una Guzzi 500 Superalce, del 1949.

Ne “La voce della luna” (1990), l’ultimo film di Fellini - un testamento spirituale e cinematografico - si narrano le gesta di due personaggi (Paolo Villaggio e Roberto Benigni) che inseguono i loro sogni e ascoltano la voce della luna che sale dai pozzi. Ma scopriranno che la realtà è spesso molto più dura dei sogni: ad esempio una donna lascia il marito per un motociclista che la chiama 'dinamite pura', un nomignolo che potrebbe tranquillamente dare alla sua Ducati Indiana 650 - in mostra - descritta da Fellini nella sceneggiatura originale come una “… mastodontica Harley-Davidson”.