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Ferragosto con nuova ondata di caldo. Afa in aumento: non è solo cambiamento climatico

Federico Antonioli di Centro Meteo Emilia Romagna: "non dimentichiamo la troppa cementificazione"

Attualità Rimini | 11:35 - 11 Agosto 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.

In attesa del consueto bollettino del giovedì, abbiamo fatto una veloce chiacchierata con Federico Antonioli di Centro Meteo Emilia Romagna, facendo anche una riflessione sul tema, sempre attuale del cambiamento climatico.

Federico, dopo una fase perturbata, all'inizio della scorsa settimana, è tornato il sole e, osservando gli spaghi di Ensemble dei principali modelli (Gfs ed Emcwf) sembra che il bel tempo ci accompagnerà non solo a ferragosto, ma anche dopo vero?
«Sì, le condizioni rimarranno in prevalenza stabili soprattutto in prossimità della costa. L'alta pressione seppur in indebolimento graduale, non favorirà condizioni ideali allo sviluppo di instabilità. Quest'ultima potrà essere presente nei prossimi giorni sui settori appenninici, con lo sviluppo di locali temporali "di calore" nel corso del pomeriggio. Per il settore costiero maggiore nuvolosità e la possibilità, ancora da confermare, di qualche pioggia, la avremo giusto Venerdì pomeriggio ma in forma piuttosto rapida».

A proposito di afa e ondate di calore. Si parla tanto del cambiamento climatico, ma si trascura un altro tema: quella delle grandi città con tanto cemento, poche aree verdi, dove si creano le isole di calore. Cosa possiamo dire su questo tema?
«Faccio una premessa: è importante parlare del cambiamento climatico in atto, un qualcosa di presente e che sta facendo sentire i suoi effetti sul Pianeta. Ma è importante farlo in maniera scientifica, mettendo da parte quella componente ideologica e propagandistica che sta facendo perdere al tema la sua essenza scientifica.  Siamo in balia di una sorta di isteria collettiva, una gara volta a tirare in ballo il cambiamento climatico come alibi per qualsiasi evento meteorologico "intenso" che impatta sui nostri centri abitati. Questo non va bene, perché fa perdere il focus su quelle che sono altre problematiche presenti e che meritano soluzioni ad hoc. 
Viviamo in città sempre più ricche di edifici e cemento, che vedono la riduzione delle aree verdi, con temperature più elevate a livello locale e terreni sempre più impermeabili. Questo poi ha un effetto deflagrante una volta che si innescano le condizioni per piogge abbondanti, con il rischio accentuato di registrare allagamenti o peggio, alluvioni lampo. E tornando al discorso dell'intensità dei fenomeni, il surplus di energia legato all'isola di calore, può accentuare ad esempio i temporali nati in prossimità di essa.  E lì non si tratta di clima, ma di un rapporto tra uomo e ambiente che va necessariamente rivisto
».

Quali potrebbero essere le soluzioni? C'è qualche linea guida che si dovrebbe tenere a mente?
«Sicuramente bisogna procedere alla riduzione della cementificazione sregolata, bisogna prestare attenzione laddove siano presenti fragilità del territorio (a livello Nazionale oltre il 90% del territorio presenta dissesto idrogeologico), potenziando anche gli strumenti per il monitoraggio in tempo reale. Servono sistemi che avvisino in maniera puntuale e precisa, con sirene che suonino quando serve, con procedure di intervento perfettamente calzanti sulla città, sul quartiere e un sistema comunicativo che metta in rete le varie realtà locali per poter congiuntamente ridurre l’impatto dei fenomeni sul territorio.
E tutto questo è possibile farlo senza dimenticarsi delle problematiche connesse al Climate Change, il quale tuttavia deve essere affrontato tramite misure che in parte differiscono da quelle utili per ridurre l'impatto dei fenomeni atmosferici sul nostro Paese
».