Sabato 19 Settembre04:53:58
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

FOTO Addio al giornalista ravennate Zavoli: il ricordo del Riminese, dalla politica allo sport

Bonaccini: "Ci lascia un grande giornalista". Santi: "Se ne va un gigante". Gnassi: "Tomba vicino a Fellini"

Attualità Emilia Romagna | 12:54 - 05 Agosto 2020 Sergio Zavoli, foto Gallini Sergio Zavoli, foto Gallini.

«Ci lascia un grande giornalista, un maestro della televisione, uno straordinario narratore e osservatore del proprio tempo, che fu anche uomo delle Istituzioni. Una figura di straordinario spessore, umanità, intelligenza e cultura, che ha messo la propria vita a disposizione del servizio pubblico». Così il presidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ricorda Sergio Zavoli, giornalista, scrittore e politico, che si è spento all’età di 96 anni. «Zavoli era nato a Ravenna, cresciuto a Rimini, di cui era cittadino onorario, aveva radici forti e un solido legame con questa terra, di cui resterà una delle espressioni più alte. Alla nostra Regione, lo voglio ricordare, ha fatto un dono grandissimo. Dal 2004 al 2017 ha presieduto la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati: strumento di sostegno vero, sia morale che economico, per chi ha subito e sofferto reati particolarmente efferati. E anche in questo ruolo ha messo tutto sé stesso, e il suo forte senso della giustizia e della verità. Ai familiari- aggiunge il presidente- va l’affettuoso pensiero e il commosso abbraccio dell’intera comunità regionale».

Non poteva mandare la dichiarazione del sindaco di Rimini Andrea Gnassi: «Di tutto quello che si dirà di Sergio Zavoli forse passerà inosservato un fatto apparentemente locale: Rimini è la sua patria. Lo è stata in vita per affetti, lavoro, amicizie, passioni. Lo sarà ancor più da ora in avanti. Questa mattina, con parole delicate e precise, la famiglia mi ha trasmesso il desiderio di Sergio “essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico”. Il 30 settembre 1972 ricevette la cittadinanza onoraria dall’allora sindaco di Rimini Nicky Pagliarani, il quale chiosò: ‘E’ stato leggendo il suo ultimo libro che l’occhio è caduto sulla breve biografia dalla quale risulta che Sergio Zavoli sarebbe nato a Ravenna. Dico ‘sarebbe nato’ perché il primo impulso è stato quello di credere che si trattasse di un errore di stampa, tanto mi sembra impossibile che non fosse riminese”. Secondo Pagliarani la cittadinanza onoraria doveva legittimare ‘una situazione di fatto’ e riparare a una ‘ingiustizia nei confronti di Zavoli stesso e di quanti lo avevano creduto riminese’. Non paia una forzatura. Sul finale di un suo racconto, Zavoli aveva scritto, narrando di un viaggio col padre a Ravenna: ‘Poi mi prese un bisogno struggente di tornare a casa, di tornare a Rimini. Arrivando, avrei detto a mio padre: ‘Io sto meglio qui, perché la casa …è dove si cresce con il padre e dove il padre ci lega ai giorni e alla vita…’. La realtà, che sconfina con la leggenda (perché, in questo caso, è la stessa cosa), vuole che del giovane Zavoli si accorse un delegato Rai, di passaggio a Rimini, che ne udì la voce durante la radiocronaca di una partita di calcio tra Rimini e Ravenna. Di lì il viaggio prese la direzione del grande giornalismo, con inchieste e programmi televisivi ancora nella memoria degli italiani per curiosità, profondità, capacità di raccontare la Storia partendo dalle piccole storie della gente comune. Durante l’avventura umana, Sergio Zavoli incontrò la sua compagnia. L’amico di tutta una vita, Federico Fellini, con cui condivideva sogni, paure e speranze, di gente della provincia che, nella loro opera e nella loro intelligenza, vedeva riconoscersi il mondo. Poi Tonino Guerra, Titta. Ci sentivamo spesso. Ci vedevamo con un piccolo gruppo di amici qua a Rimini per un piatto di tagliatelle o qualche pesciolino. Non nascondo di essere particolarmente addolorato, triste, per questa scomparsa, avendo nel cuore di Sergio questo personale impasto di amicizia paterna, vera e rispettosa, mai esclusivamente assorbito dal racconto dei ricordi ma invece pieno della voglia di guardare al futuro. Fino all’ultimo. Nel 2003 e nel 2013 Rimini ha festeggiato i suoi 80 e 90 anni con cerimonie pubbliche che aveva apprezzato perché ‘qui sono sempre tra gli amici’. Riminese tra riminesi, il viaggio ritorna oggi alla sua città. E il richiamo non è solo a Fellini e al suo Moraldo. Il Comune di Rimini, in accordo con le volontà della famiglia, onorerà al meglio la memoria di Sergio Zavoli con iniziative che saranno comunicate successivamente».

«Oggi il nostro Paese e la comunità della provincia di Rimini in particolare piangono la scomparsa di un grande uomo che ha attraversato la storia, dal secondo dopoguerra ad oggi, raccontandola in quel modo mirabile che ne ha fatto un modello esemplare per tutti i ricercatori appassionati e rigorosi della verità. Se ne è andato Sergio Zavoli, un gigante assoluto della nostra epoca». Così Riziero Santi, presidente della Provincia di Rimini, ricorda Zavoli che di Rimini era cittadino onorario per avervi vissuto gran parte della sua giovinezza. «Cronista, maestro di comunicazione, storico e politico, una grande persona, oltre che un grande intellettuale e un grande italiano, una persona che sapeva sempre metterti a tuo agio, un uomo che ha fatto del senso di umanità la sua ricchezza».

Il Rimini football club ricorda come «in età giovanissima ha raccontato le gesta biancorosse attraverso indimenticabili radiocronache e non ha mai interrotto il legame affettivo con i riminesi. Rimini, con grandissimo orgoglio, lo ha nominato cittadino onorario nel 1972. In questo triste momento il RIMINI F.C. si stringe alla famiglia con le più sentite condoglianze».

Dal consiglio regionale arriva il ricordo commosso della presidente dell'assemblea legislativa Emma Petitti: «Se ne è andato un maestro del giornalismo d'inchiesta italiano, Sergio Zavoli, nella vita anche scrittore e politico. Una notizia che apprendo con grande dolore e che arriva come una doccia fredda. Ci siamo incrociati in molte occasioni e dibattiti politici in questi anni, ed era per me sempre un estremo piacere. La considero tuttora una fortuna averlo potuto conoscere personalmente, ammirare da vicino la sua cordialità, la sua intelligenza e capacità di analisi. Ammiravo anche il suo modo di fare giornalismo, raccontando i fatti nella loro realtà e facendone un'esegesi sempre lucida e precisa. Le sue numerose inchieste hanno fatto la storia dell'informazione pubblica, per serietà e accuratezza nel narrare vite e testimonianze.È ancora presto, ma mi piacerebbe che a lui fosse dedicata una piazza o un simbolo della nostra città, che l'ha stimato e amato. Le mie condoglianze alla famiglia e a chi gli ha voluto bene». Si aggiunge la capogruppo del PD dell'Emilia-Romagna Marcella Zappaterra: «Rigore e immaginazione, informazione e cultura, realtà e sogno. Sergio Zavoli è stato un interprete di spicco di tutto questo e la sua scomparsa ci lascerà un profondo vuoto. In un'occasione ebbe a dire "Siamo al servizio di un’idea, perché rimanga in vita il presupposto che una comunità deve saper difendere i più deboli, che vanno soccorsi nel momento del bisogno". Lo dichiarò riferendosi alle iniziative della Fondazione, ma sono certa che questo impegno sia stato alla base di tutta la sua attività"». E della consigliera regionale riminese del Pd Nadia Rossi: «Se penso Sergio Zavoli penso alla sua voce: profonda, sicura, tranquilla. Una voce che ha raccontato un secolo di storia italiana con passione, capacità, immaginazione e ironia, quelle doti che lo accomunano ai grandi talenti della nostra terra. Mai banale senza essere mai sopra le righe, fedele a se stesso nonostante gli stravolgimenti del panorama culturale di cui Zavoli è stato uno dei rappresentanti più illustri e di spicco. La Romagna e l’Italia perdono uno degli intellettuali di più alto profilo, lasciando un vuoto impossibile da colmare. Oggi lo si definerebbe uno storyteller per la sua capacità unica di entrare dentro le storie e trasmetterne l’essenza.Sensibilità che ha fatto la differenza anche nel suo ruolo di presidente della Fondazione emiliano romagnola per le vittime dei reati, ruolo che ha ricoperto fino al 2017».

Arriva nel primo pomeriggio anche il pensiero della sindaca di Riccione Renata Tosi: «Se ne va un grande romagnolo, Sergio Zavoli, grande giornalista che sapeva raccontare la verità dei fatti con la lucidità del maestro. L'intera amministrazione comunale di Riccione si unisce al cordoglio di quanti hanno perso oggi un amico e un punto di riferimento culturale e intellettuale. Ho un personale ricordo, come milioni di italiani, legato ai racconti che Zavoli fece di anni bui del nostro Paese, nella trasmissione televisiva "La notte della Repubblica". Oltre 30 anni dopo, quel capolavoro del giornalismo italiano rimane attualissimo nei contenuti e nel metodo narrativo. Una testimonianza ai posteri di immenso valore storico e culturale, ma anche etico e di sapiente valorizzazione della verità dei fatti».

La segreteria di Stato per gli Affari esteri con delega alle Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino si unisce con costernazione e commozione all’unanime cordoglio tributato per la scomparsa di Sergio Zavoli, grande Maestro della televisione, giornalista, politico e scrittore di chiara e diffusa fama. Zavoli è stato primo presidente della San Marino RTV e fondatore dell’emittente di Stato, nonché protagonista indiscusso dello sviluppo di una televisione saldamente ancorata ai principi morali e sociali dell’età contemporanea. La Segreteria ricorda l’indiscusso valore, il lascito e la memoria, esprimendo l’orgoglio di poterlo annoverare tra le figure illustri che hanno offerto un appassionato contributo alla crescita culturale dell’antica Repubblica.

Il ricordo di Zavoli è vivo anche nei ricordi del vescovo di Rimini Francesco Lambiasi: «Si definiva un uomo che, "lanterna in mano e con “fide infirma" affrontava l’inestinguibile mistero che mette insieme, divide e ricompone senza posa ragione e fede. Si è spento così per accendere in modo definitivo quella lanterna e ricomporre quanto a lungo cercato con profonda onestà intellettuale e grande umanità. Fu tra le altre cose l’inventore del Processo alla tappa al Giro d’Italia (divenuto un genere televisivo), la corsa “rosa” tanto amata e conosciuta da bambino proprio a Rimini, nei pressi del ponte di Tiberio. Uomo di profonda cultura e di generosa comprensione per l’umano, che gli si riconosceva nell'annunciare le notizie più sensibili, quando anche la televisione aveva uno stile non urlato, Zavoli fu protagonista di tante inchieste che fecero scalpore, in particolare quella dedicata al mondo della clausura. Era la prima volta, infatti, che un microfono entrava in quelle mura, intrise di silenzio e preghiera. “Anche il gettare nel tuo orto il solo sospetto che Dio ci sia è opera dei grandi seminatori” disse una volta parlando del cardinale Giacomo Biffi. Con la sua profonda cultura e l’altissimo senso di umanità che ha disseminato in una carriera fatta di saggi, poesie, trasmissioni televisive, inchieste, Sergio Zavoli ha gettato ben più d’un sospetto sul Verbo fattosi carne, proprio come i grandi seminatori di cui ha raccontato».