Giovedì 24 Settembre17:33:16
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Il lockdown visto dai santarcangiolesi: le risposte in quasi 800 questionari

Com’è stata vissuta l’emergenza sanitaria, le principali difficoltà incontrate, le conseguenze sul lavoro, le ripercussioni sul futuro

Attualità Santarcangelo di Romagna | 15:11 - 03 Agosto 2020 Santarcangelo Santarcangelo.

Sono 769 i questionari restituiti dai santarcangiolesi all’Amministrazione comunale tra il 19 maggio e l’8 giugno scorsi, a pochi giorni dall’avvio della cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Covid-19. L’indagine poneva una serie di domande finalizzate a raccogliere informazioni su come è cambiata la vita quotidiana durante i mesi del “lockdown”, ma anche e soprattutto su preoccupazioni e sentimenti legati al futuro.

Con questi obiettivi, il Comune di Santarcangelo aveva infatti avviato l’iniziativa “Santarcangelo, come va?”, mettendo a disposizione dei propri cittadini tramite il sito del Comune la possibilità di rispondere a una serie di domande per comprendere com’è stato vissuto e percepito il “lockdown”, l’impatto psicologico che ha avuto e le emozioni che ha generato. Nello stesso tempo, le domande miravano anche a valutare quali sono state le conseguenze sull’attività lavorativa delle persone, sul clima familiare e sugli equilibri casa/lavoro, nonché su eventuali problemi economici generati o accentuati proprio dalla crisi sanitaria e dai mesi del blocco. Il report conclusivo elaborato dal professor Giovanni Boccia Artieri e dal dottor Stefano Brilli del dell’Università degli Studi di Urbino ha messo in evidenza innanzitutto come la discreta partecipazione in termini numerici, la completezza delle risposte, la profondità dei dati raccolti e l’eterogeneità dei suggerimenti indichino l’efficacia dell’iniziativa di ascolto “Santarcangelo, come va?”.

Quanto alle caratteristiche sociodemografiche, l’insieme dei cittadini intercettati è composto per il 61,3 per cento da femmine e per il 38,7 per cento da maschi, mentre la maggior parte di chi ha risposto – 52,6 per cento – ha un’età compresa fra i 30 e i 49 anni. Il 98,3 per cento è di nazionalità italiana, mentre il livello d’istruzione è decisamente più elevato della media: il 39,4 per cento di laureati contro il 19 per cento circa della media nazionale. Infine il 70,7 per cento abita nel centro urbano, mentre il restante 29,3 nelle frazioni.

La maggior parte degli intervistati ha ritenuto il “lockdown” una misura giusta, contro un 16,6 per cento che ha espresso un’opinione contraria. Il clima familiare durante il periodo appare tendenzialmente positivo, così come l’opinione dei rispondenti sul comportamento dei santarcangiolesi durante il “lockdown”. A ritenere quest’ultimo più giusto sono le fasce più giovani e quelle più anziane, mentre nella fascia di età 40-49 è presente il più alto indice di disaccordo.

I più giovani esprimono un clima familiare più negativo delle altre fasce di età; la fascia dai 18 ai 49 anni è quella che dichiara una maggiore difficoltà dal punto di vista psicologico; il giudizio sul comportamento della popolazione è più negativo nella fascia 50-59; si sente meno supportati dalle istituzioni chi ha fra 30 e 39 anni e chi ne ha più di 50.


Le principali difficoltà


Andando più nel dettaglio delle principali difficoltà vissute durante l’isolamento forzato, troviamo al primo posto la lontananza dai propri affetti (44,1%), la paura del contagio (38,2%) e la limitazione delle attività legate al benessere personale (30,2%). Per la popolazione intercettata, quindi, i problemi psicologici e affettivi hanno al momento della rilevazione avuto un peso superiore ai problemi economici (21,1%).

Osservando le diverse difficoltà in base al sesso, notiamo come la popolazione maschile lamenti in misura maggiore la limitazione delle attività legate al benessere personale (39,5%) e i problemi legati alla disinformazione (26,5%), mentre su quella femminile grava maggiormente la lontananza dagli affetti (49,8%), la paura del contagio (42,7%) e soprattutto il carico di lavoro di cura dei figli (21,7%).

CONSEGUENZE SUL LAVORO
Il 49% dei rispondenti ha lavorato durante i mesi dell’emergenza sanitaria. Di questi, circa metà (51,1%) ha
lavorato in modalità smart working, mentre una fetta leggermente inferiore (48,7%) ha continuato a lavorare
perché il proprio impiego risultava nei settori indispensabili e quindi non sospesi. Fra chi ha continuato a lavorare, il 77,4% è lavoratore dipendente, il 22,3% lavoratore autonomo e lo 0,3% imprenditore.

EQUILIBRIO CASA/LAVORO
Il 62,3% dei rispondenti afferma di essere riuscito a coniugare il lavoro da casa o fuori casa e la vita familiare; il 17,3% ha invece avuto bisogno di richiedere aiuto esterno per la cura dei familiari conviventi, percentuale che arriva al 29% fra le donne.

PROBLEMI ECONOMICI
Come osservato anche in precedenza, ha incontrato problemi economici circa un quinto del campione. Il 16% dichiara di aver avuto problemi per l’acquisto di beni di prima necessità, mentre il 13,5% ha avuto problemi a pagare le utenze domestiche; circa il 4,8% del campione si è rivolto ai servizi sociali comunali.

LE RIPERCUSSIONI SUI PROSSIMI MESI
La maggioranza dei rispondenti – 59% – ritiene che modificherà le proprie abitudini di vita nei mesi futuri. Tale opinione si presente approssimativamente con le stesse percentuali fra i vari strati sociodemografici, senza variazioni apprezzabili. Il 45% ritiene che nei prossimi mesi subirà ripercussioni negative sul proprio lavoro. Tale percentuale sale al 53,8% nella fascia di età 50-59 e al 62,5% fra gli stranieri.

LE RICHIESTE AL COMUNE
Rispetto alla possibilità di ricevere aiuti dal Comune, più della metà del campione dichiara di non trovarsi in una situazione di bisogno. Il supporto familiare per anziani, minori o disabili è il principale tipo di aiuto che i rispondenti desidererebbero avere dal Comune (26,1% del totale); segue l’aiuto per le utenze, per la ricerca del lavoro e per l’affitto. Ancora una volta sono più le donne (53,5%) che gli uomini (42,9%) a trovarsi in una situazione di bisogno e più chi vive in nuclei familiari/conviventi ampi rispetto a chi vive da solo.

I SUGGERIMENTI AL COMUNE
Al primo posto spiccano i suggerimenti indirizzati ad aiutare le famiglie nella cura dei minori, a favorire il benessere dei bambini e la riapertura sicura delle scuole. Secondo nodo centrale è la richiesta di maggiore ascolto e dialogo con la cittadinanza. Il terzo riguarda la sicurezza sanitaria e in particolar modo la richiesta di maggiori controlli sul rispetto delle norme di sicurezza. Al quarto posto vi sono le richieste di aiuto per le fasce deboli, specialmente anziani e disabili.

“La partecipazione dei santarcangiolesi a questa iniziativa di ascolto non è mancata”, commenta l’assessore ai Servizi sociali Danilo Rinaldi. “Considerando che si arrivava da un periodo delicatissimo, che ha creato non pochi problemi alle persone, vedere che circa il 3,4 per cento dei cittadini ha voluto condividere i propri sentimenti su quanto vissuto durante il ‘lockdown’ riveste un significato particolarmente importante per una comunità come la nostra, comunque abituata a rispondere in maniera coesa nei momenti di particolare difficoltà. Tenendo poi in considerazione che la maggior parte di chi ha risposto ha dichiarato di abitare in nuclei familiari con circa tre persone in media, possiamo stimare che l’indagine sia riuscita a toccare un ‘range’ di situazioni abitative compreso tra il 3,4 e il 10,9 per cento. Numeri che rendono le conclusioni dell’analisi e i suggerimenti espressi dai cittadini nei confronti dell’Amministrazione comunale ancor più rilevanti per la pianificazione di interventi futuri in ambito sociale e non solo”.

“Il questionario – prosegue l’assessore Rinaldi – prendeva infatti in esame diversi ambiti della vita delle persone, da quello professionale-lavorativo a quello familiare, dalla didattica a distanza alle preoccupazioni economiche, fino appunto alle prospettive per il futuro. Ringrazio pertanto per le preziose indicazioni raccolte innanzitutto i cittadini che hanno partecipato all’iniziativa, i collaboratori del Comune che hanno lavorato alla predisposizione del questionario, il prof. Giovanni Boccia Artieri e il dott. Stefano Brilli del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Urbino per l’analisi dei dati e la stesura del report finale. Per l’Amministrazione comunale si tratta infatti di un’importante raccolta d’informazioni per definire meglio le azioni da intraprendere nei prossimi mesi”.