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Riccione, anziani con disabilità segregati nella casa-lager, arrestata 48enne svizzera

Operazione "Sorriso" dei Carabinieri di Riccione, 80enne e 83enne tenuti in casa tra escrementi, muffa e vessazioni

Cronaca Riccione | 17:07 - 01 Agosto 2020 Riccione, anziani con disabilità segregati nella casa-lager, arrestata 48enne svizzera

Maltrattamenti ed estorsioni nei confronti di anziani con disabilità. I Carabinieri di Riccione hanno arrestato una 48enne nata in Svizzera e residente a Senigallia. La donna si trova ai domiciliari (Gip Manuel Bianchini). L'Operazione Sorriso è partita nel dicembre 2019, dai maltrattamenti subiti da un 80enne non vedente residente a Riccione e dalla madre 83enne dell'arrestata. Le indagini, coordinate dal Dott. Ercolani e condotte dai Carabinieri di Riccione, hanno avuto inizio da una segnalazione della Polizia Municipale: in via Castrocaro 86 risiedeva un anziano, cieco dalla nascita, segregato e vessato da una donna. I Vigili erano intervenuti nell'ottobre 2019 su segnalazione di una conoscente bolognese dell'anziano che l'aveva contattata telefonicamente chiedendo aiuto. L'uomo le aveva detto che non riceveva cure e usciva solo per riscuotere la pensione che veniva intascata direttamente dalla 48enne. Non gli veniva permesso di usare né computer, né telefono con la scusa di spese troppo alte. Di fatto non aveva contati con l'esterno. Nella casa c'erano due badanti straniere che assistevano la madre della 48enne e che avevano detto di aver trovato indumenti sporchi di escrementi in giro e pannoloni usati nascosti nei mobili. Nell'appartamento non c'erano né acqua calda, né gas, né riscaldamento. Le pareti erano ammuffite in alcuni punti, una stufa a cherosene veniva spostata nelle stanze a seconda della necessità. Una delle badanti, nonostante il divieto dell'arrestata, era riuscita a diventare confidente dell'anziano. La 48enne aveva vietato di intrattenere rapporti con lui, oltre a non far aprire la porta dell'appartamento a nessuno senza consultarla. Secondo quanto ricostruito l'uomo non faceva un bagno da mesi, non veniva portato dal barbiere e trovava da mangiare una volta al giorno. 
Era completamente assoggettato alla donna. Aveva anche un polso rotto ma non era stato accompagnato a togliere il gesso.
In seguito, l’indagata, dopo la visita di assistenti sociali, aveva capito di doversi “liberare” delle badanti che ormai non perdevano occasioni per fare filtrare notizie all’esterno dell’abitazione cercando di correre ai ripari. Aveva cercato di trovare un lavoretto per l'anziano (che sarebbe consistito nel rispondere al numero verde di un’associazione che opera per il sociale) e aveva chiesto anche un intervento tempestivo del legale perché preparasse una dichiarazione in nome e per conto dell’anziano che attestasse la sua serena convivenza e di ricevere cure ed assistenza quotidiana.
Contemporaneamente la donna faceva forti pressioni psicologiche nei confronti dell'uomo, minacciando di farlo chiudere in un istituto.
Nello scorso febbraio la perquisizione nell'abitazione-lager dei Carabinieri di Riccione con l'ufficio d'Igiene e l'Ausl. Gli ambienti erano in condizioni pessime. La madre della donna è stata spostata in una struttura, mentre l'anziano non vedente ha trovato il coraggio di denunciare quanto subito nei 5 anni di conoscenza della donna. Nel corso degli anni la 48enne gli aveva portato via gli importi di due pensioni al mese e anche altri soldi, per un fantomatico investimento mai realizzato. La donna ha cercato furbescamente di ribaltare la situazione fingendo interesse verso i due anziani, facendo passare abiti appena acquistati come già presenti negli armadi. Faceva inoltre visite continue alla madre in clinica solo per dimostrare un "interesse" al personale sanitario.

La 48enne si era trasferita a Riccione nel 2018, aveva ottenuto la residenza ma si era poi sottratta ad ogni verifica tanto da ricevere il rigetto della residenza stessa. Viveva in clandestinità al solo scopo di sfruttare economicamente la sudditanza psicologica dell'anziano e della madre. Non aveva scelto nemmeno il medico di famiglia e quindi non aveva somministrato i farmaci di cui i due avevano bisogno.

La donna quando viveva nelle Marche, assieme al compagno avevano anche truffato per oltre 100mila euro un imprenditore per un progetto societario mai decollato. I due minacciavano continuamente l'imprenditore per ottenere altro denaro fino a fargli vendere la casa di proprietà.

Le indagini hanno infine dimostrato che durante tutti gli ultimi anni la 48enne si è data alla ricerca di soggetti fragili (affetti da disabilità problematiche sanitarie o deficienze psichiche) guadagnandosi la loro fiducia per poi assoggettarli al proprio volere e disporre a piacimento delle rispettive risorse ricorrendo alla millanteria e  decantando particolari conoscenze internazionali.