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Economia in provincia: -0,5 imprese attive, crollano manifattura, export e vendite al dettaglio

Tra gennaio e maggio -78% di turisti. Nel comparto Romagna -10,8% di valore aggiunto

Attualità Rimini | 14:20 - 31 Luglio 2020 Economia in provincia: -0,5 imprese attive, crollano manifattura, export e vendite al dettaglio

I dati dell’Osservatorio camerale della Camera di Commercio confermano le criticità che sta attraversando anche il sistema produttivo della Romagna - Forlì-Cesena e Rimini ma consentono di capire le asimmetrie di impatto della crisi e il posizionamento del territorio nel panorama regionale e nazionale. A soffrire in modo particolare sono le imprese più piccole e meno strutturate, i settori del turismo, terziario, trasporti e logistica e alcuni importanti mercati di sbocco. I primi dati 2020 confermano una diminuzione del valore aggiunto stimata al 10,8%.

Considerata la maggiore incidenza del terziario, e in particolare del turismo, è previsto un calo lievemente più significativo rispetto alla media regionale e nazionale, condizionato dalle maggiori difficoltà del territorio riminese rispetto a quello forlivese e cesenate. Le previsioni per il 2021 sono però positive, di resilienza e di progressivo recupero.

La situazione generale ha determinato, nei primi mesi del 2020, una forte contrazione dell’economia provinciale: diminuzioni del numero delle imprese attive, notevole flessione della produzione nel manifatturiero, cali nelle vendite del commercio al dettaglio e nel volume d’affari delle costruzioni, contrazione delle esportazioni, rilevante incremento delle ore di cassa integrazione e decisa flessione del movimento turistico; a ciò si aggiungono le problematiche strutturali e congiunturali del comparto agricolo (aggravate da fenomeni meteorologici avversi).

Nel complesso, gli scenari Prometeia aggiornati a luglio indicano una sostanziale stabilità del valore aggiunto (in termini reali) per il 2019; nel 2020, invece, si prevede un forte calo (-11,5%), indotto dalle dinamiche del Covid-19, superiore alla variazione negativa regionale e nazionale. Per il 2021 è atteso un rimbalzo significativo (+6,1%) ma non sufficiente ad un pieno recupero della crescita persa nel 2020.

Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 30 giugno è costituito da 34 mila 087 imprese attive (sedi), in diminuzione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2019; di queste, più della metà sono individuali e il 92,2% hanno meno di 10 addetti. In flessione il numero delle imprese artigiane (9502, -0,9% rispetto allo stesso periodo del 2019), così come decresce il numero delle imprese cooperative (276, -4,5% annuo). Le start-up innovative sono 105 (l’11,0% delle start-up regionali), in diminuzione rispetto a giugno 2019 (-7,9%).

Riguardo ai principali settori si contano 2434 imprese agricole attive, in diminuzione dell’1,7% rispetto al medesimo periodo del 2019. In lieve flessione anche le imprese del comparto Pesca e acquacoltura (199, -0,5%). Nel mercato ittico all’ingrosso di Rimini, nel periodo gennaio-giugno 2020, si rileva una flessione delle quantità commercializzate (-13,5% sul medesimo periodo del 2019) e una contrazione del valore del pescato (-14,6%). I dati relativi all’indagine congiunturale Unioncamere Emilia-Romagna al primo trimestre mostrano risultati negativi per tutti gli indicatori dell’industria manifatturiera: rispetto al 1° trimestre 2019, infatti, si assiste ad un forte decremento della produzione (-16,5%), del fatturato (-17,6%) e degli ordinativi (-18,4%). La variazione della produzione media degli ultimi 12 mesi (rispetto ai 12 precedenti) è pari al -5,1%. Dal punto di vista strutturale si rileva una diminuzione tendenziale (-1,5%) della consistenza delle imprese manifatturiere attive, che si attestano sulle 2.528 unità.

Per il settore delle costruzioni si riscontra una sostanziale stabilità nel numero delle imprese attive (4.843 al 30/6/2020, -0,2% rispetto al 30/06/2019). In forte calo il volume d’affari: -15,1% nel 1° trimestre del 2020, rispetto ad analogo periodo del 2019 (fonte: indagine congiunturale di Unioncamere Emilia-Romagna).

Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel primo trimestre risultano in sensibile diminuzione (-10,9%); ne risentono, riguardo al comparto, sia l’alimentare (-9,2%), sia il non alimentare (-14,5%); riguardo alla dimensione, ne risentono, in modo molto deciso la piccola distribuzione (-16,9%) e in misura meno incisiva la media distribuzione (-6,7%) e la grande distribuzione (-3,4%). In termini di numerosità, invece, risultano in calo le imprese attive del commercio al dettaglio (4879 aziende, -2,2%). Diminuisce, inoltre, anche la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), che conta 8641 imprese al 30/6/2020 (-1,3%).

In forte decremento l’export provinciale (547 milioni di euro) nei primi tre mesi del 2020 con una variazione negativa del 9,9%, rispetto ad analogo periodo del 2019. Ciò è dovuto alla diminuzione del valore esportato dei principali prodotti: -8,7% i macchinari ed apparecchi meccanici (26,5% del totale); -11,7% i prodotti dell’abbigliamento (23,3%); -32,0% i prodotti in metallo (7,6%); -13,8% i mezzi di trasporto (5,8%), che comprendono navi e imbarcazioni (-14,9%, 5,5%); -14,1% gli apparecchi elettrici (5,3%). Tra i principali comparti, l’unico in aumento è quello di alimentari e bevande (+11,8%, 10,1% dell’export). Decrescono poi le esportazioni verso tutte le principali aree geografiche, ad eccezione dell’Asia orientale (+4,4%, 11,1% del totale): -5,9% verso la UE (50,7% dell’export), con un calo della Francia (-5,3%) e un aumento della Germania (+5,0%), -24,6% verso i Paesi europei non UE (15,9% del totale), causa una forte diminuzione verso il Regno Unito (-38,5%, ora appunto compreso nei Paesi extra UE, N.d.R.), -9,9% verso l’America settentrionale (12,7%), complice il calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-9,8%, principale Paese). Anche le importazioni provinciali (236 milioni di euro) risultano in diminuzione: -3,4% nel periodo gennaio-marzo 2020 sul medesimo intervallo del 2019.

Le imprese attive dei servizi di alloggio e ristorazione (4680) sono in diminuzione (-1,6%). Nel periodo gennaio-maggio 2020 il movimento turistico presenta dati fortemente in ribasso: -77,6% gli arrivi totali (-76,9% italiani, -80,8% stranieri) e -70,3% le presenze totali (-68,5% italiane, -75,7% straniere). Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in flessione del 5,2% su base annua (585 unità al 30/06/2020), analogamente alla dinamica del settore nel suo complesso (953 unità, -3,8%). Negativi, causa chiusura per circa 4 mesi, i dati sul movimento passeggeri all’aeroporto Fellini di Rimini: -84,0% di arrivi e -82,2% di partenze nel periodo gennaio-giugno 2020, rispetto al medesimo intervallo del 2019.

I dati ISTAT rilevano per la provincia di Rimini un tasso di attività 15-64 anni (73,1%) inferiore al dato regionale (74,6%) ma superiore a quello nazionale (65,7%); un tasso di occupazione 15-64 anni (67,1%) più basso rispetto al dato regionale (70,4%) ma migliore di quello nazionale (59,0%); un tasso di disoccupazione 15 anni e più (8,0%) più alto della media regionale (5,5%) ma inferiore alla media nazionale (10,0%); un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (16,9%) minore rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (18,5%) e dell’Italia (29,2%).

I dati “destagionalizzati” SILER, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna riportano, per il periodo marzo-maggio 2020, un saldo occupazionale (differenza tra numero dei rapporti attivati e cessati) negativo (-7.306 posizioni lavorative).

Nel periodo gennaio-giugno 2020 risultano autorizzate 10.133.973 ore di Cassa Integrazione Guadagni, con un rilevante incremento, causa disposizioni specifiche Covid-19, rispetto ad analogo periodo 2019 (+1858,1%). In fortissimo aumento il ricorso alla CIG Ordinaria (63,9% della CIG totale) che comprende le disposizioni specifiche dei decreti Covid-19, mentre ricompare la CIG in deroga (34,9%) che nel 2019 non era stata prevista. Il 47,6% dello ore totali di CIG autorizzata si ritrova nel settore manifatturiero, seguono il Commercio (18,1%), le Costruzioni (10,1%) e Alloggio e ristorazione (6,6%).

Riguardo all’andamento del credito, al 31 marzo 2020 i prestiti bancari alle imprese, che ammontano a 5,3 miliardi di euro (60% del totale clientela), risultavano in aumento (+2,8% rispetto al medesimo periodo del 2019); in crescita quelli alle imprese medio-grandi (+5,6%), in calo quelli alle piccole imprese (-3,8%). A livello settoriale, deciso incremento per i prestiti al manifatturiero (+13,4%) e, in forma più lieve, ai servizi (+1,0%), mentre calano i prestiti verso le costruzioni (-0,8%). Variazione positiva anche per i prestiti alle famiglie (+0,7%). Le sofferenze sui prestiti totali, al primo trimestre 2020, sono state pari al 5,76% (Emilia-Romagna: 4,84%, Italia: 3,88%); infine, il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia, sempre nel primo trimestre 2020 (+1,7%), risulta pari a quello regionale.

 Attraverso l’Osservatorio Economico la Camera di commercio della Romagna supporta dal punto di vista informativo la governance del proprio territorio di riferimento con analisi articolate e tempestive e con focus di approfondimento per le province di Forlì-Cesena e di Rimini.