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Negato rinnovo porto d'armi a investigatore, il Tar riabilita la licenza ma dovrà pagare le spese legali

L'investigatore è stato costretto, dopo anni di attesa, a pagare un conto salato

Cronaca Rimini | 07:41 - 20 Luglio 2020 Arma da fuoco, foto di repertorio Arma da fuoco, foto di repertorio.

Un investigatore privato riminese si è visto rifiutare, dalla Prefettura di Rimini, il rinnovo del porto d'armi, che aveva ottenuto per una dozzina d'anni. Per riaverlo ha dovuto fare ricorso al Tar Emilia Romagna e soprattutto aspettare quattro anni. Con beffa finale: il Tar gli ha dato ragione, ma lo ha obbligato al pagamento delle spese legali e al pagamento dei 650 euro del contributo unificato a titolo di spese di giustizia. Una vicissitudine giudiziaria quella vissuta da un investigatore privato riminese, cinquantenne, che nel 2016 si vide respingere dalla Prefettura la richiesta di rinnovo del porto d'armi. In dodici anni, questa la motivazione, l'investigatore non aveva dimostrato di avere l'esigenza di andare in giro armato. Privo di questa possibilità, dovette rinunciare a diversi incarichi, in attesa dell'udienza al Tar, dopo il ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Francesca Vecchiato e Vanessa Simoncini, il dottore Luca Signorini. Il ricorso, accolto dal Tar, contestava le motivazioni espresse della Prefettura, evidenziando che il non aver mai subito atti di violenza non poteva giustificare il rifiuto alla richiesta di rinnovo del porto d'armi. Ma l'investigatore è stato costretto comunque, dopo anni di attesa, a pagare un conto salato, senza dimenticare il danno provocato dalla rinuncia a diversi incarichi nei quattro anni in cui è stato costretto a girare disarmato.