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FOTO Passa il metanodotto, Lombi dice addio a oltre 150 tra ciliegi storici, ulivi, viti e peschi

Sulla linea rossa c'è anche una quercia protetta di oltre cent'anni. Accordo quadro insoddisfacente

Attualità Verucchio | 07:18 - 08 Luglio 2020 Alessandro Lombi di fianco a uno dei ciliegi monumentali che saranno abbattuti per far passare il metanodotto Alessandro Lombi di fianco a uno dei ciliegi monumentali che saranno abbattuti per far passare il metanodotto.

di Francesca Valente

Ci sono querce che sono lì da oltre cent'anni, piantate per delimitare la proprietà ma anche perché erano una delle fonti di riscaldamento più utilizzate, tanto che si vedono ancora i segni delle potature poco ragionate dell'epoca. Questo almeno finché non è arrivato il gas a uso domestico. È un bel paradosso che per costruire il nuovo metanodotto della Snam (società rete gas) tra Rimini e Sansepolcro (in provincia di Arezzo, quasi 76 chilometri più su, ndc) venga abbattuto un albero con questa storia e dal destino già segnato, pur trattandosi di una specie che dovrebbe essere protetta, almeno nella regione Emilia-Romagna.

La proprietà è quella di Alessandro Lombi dell'omonima azienda verucchiese, fondata 25 anni fa dopo l'acquisto di oltre 32 mila metri quadrati di terreno al confine con il comune di Rimini, dove non si trovano soltanto querce antiche, ma anche ulivi trentennali e un cereseto storico. Gli alberi in questione appartengono alla varietà "morone romagnolo" e hanno tra gli 80 e i 90 anni: una storia unica in provincia, al pari di quella della ciliegia Igp di Vignola, ben più nota sebbene dalle caratteristiche in alcuni tratti simili. I ciliegi storici di Lombi hanno un diametro che supera i due metri e sono in grado di produrre fino a cento chili di frutta, anche grazie alle potature accorte di chi li ha piantati e coltivati in passato. In tutto sono circa 200 i ciliegi presenti di molte varietà differenti, di cui la maggior parte monumentali. Una decina di essi si trovano proprio sulla traiettoria del metanodotto, che entrerà presto nella proprietà dell'agricoltore di Villa Verucchio passando sulla quercia e uscendo dopo aver percorso un centinaio di metri attraverso il cereseto, il vigneto, il pescheto e l'uliveto.

In tutto dovranno essere abbattute 155 piante, per l'esattezza 10 ciliegi, 120 viti, 20 peschi e 5 ulivi, che però in quanto specie protetta saranno estirpati e trasferiti in un'altra parte dell'azienda. Un bilancio impietoso, che si poteva evitare «se solo la Snam avesse valutato di far passare la condotta 20 metri più a nord-ovest, verso la ciclabile», racconta Lombi, sconfortato. «La Coldiretti ha firmato un accordo quadro sindacale con l'azienda per evitare l'esproprio. Ma nel mio caso è stata fatta una stima al ribasso dell'ammontare risarcitorio, basata su un valore approssimativo delle piante, calcolato sul diametro medio e sull'effettivo numero degli alberi da abbattere, senza considerare invece la loro resa, la loro grandezza, la loro storia». Grazie alla consulenza di un agronomo, Lombi ha scoperto che uno dei suoi ciliegi non vale soltanto 100 euro, che è all'incirca il valore stimato, ma supera i 1500 euro. «In tutto parliamo di 12-13 mila euro solo per i ciliegi», sottolinea perentorio, «una cifra che attraverso un'apposita perizia geologico-agronomica abbiamo inserito in una richiesta di risarcimento danni presentata qualche mese fa», che però sarà difficilmente assecondata.

Una precisazione però Lombi la vuole fare, doverosa: «Non sono contro il metanodotto visto che anche io utilizzo il gas per riscaldare e cucinare, ma non capisco perché in un anno e mezzo di trattative e discussioni la Snam non abbia provato a venirci incontro, almeno in parte. Nel mio caso bastava uno slittamento di pochi metri per risparmiarmi migliaia di euro di danni, ora invece mi ritroverò con un metanodotto che taglia la mia proprietà di netto sottraendomi circa il 20 per cento delle piante esistenti, lasciando il 70 per cento a sinistra e circa il 10 a destra. Senza dimenticare che stiamo parlando di piante storiche, esseri viventi che hanno avuto un ruolo fondamentale nell'equilibrio naturale delle cose». Al posto di quella decina di moroni storici saranno piantati nuovi alberi che richiederanno almeno 4 anni prima di entrare a pieno regime produttivo: «Le prime potature da allevamento sono le più costose e la resa non pareggerà mai quella attuale, almeno non in tempi brevi», conclude caustico, pensando a come fare a recuperare il legno pregiato dopo il passaggio delle ruspe. «Questo è tutto valore perso che non mi restituirà nessuno». Salvo colpi di scena.

In giornata è arrivata la nota dell'azienda con alcune precisazioni: «Il tracciato dell’opera è stato modificato proprio per soddisfare le richieste dello stesso proprietario e delle proprietà confinanti. Proprio a seguito di tali modifiche, nel febbraio 2019 il proprietario ha sottoscritto con l’azienda un accordo bonario per la servitù correlata al tracciato del metanodotto, accettandolo di fatto. La variante di tracciato, che ha comportato uno spostamento verso ovest dello stesso allontanandolo di circa 50 metri dalla posizione originaria e le altre modifiche progettuali hanno consentito di ridurre al minimo l’impatto dell’intervento, riducendo a 9 il numero di ciliegi da abbattere rispetto ai 30 previsti nella soluzione originaria e salvaguardando la quercia presente sul terreno. Snam Rete Gas precisa infine che i criteri e i valori di indennizzo per i danni arrecati al soprassuolo sono stati definiti in un accordo sottoscritto dall’azienda e dalle associazioni di categoria del settore agricolo e sono in linea con i valori di mercato individuati dalle medesime associazioni».