Marted́ 11 Agosto21:07:09
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Fuga dall'Unione dei Comuni Valmarecchia: critiche da 'Terre dei Malatesta e Montefeltro'

L'associazione chiede revisioni degli statuti, ma critica i campanilismi

Attualità Valmarecchia | 13:02 - 05 Luglio 2020 Nel riquadro Settimio Bernardi Nel riquadro Settimio Bernardi.

Torna a parlare Settimio Bernardi, storico promotore del comitato Unavalmarecchia e oggi responsabile della comunicazione della libera associazione di cittadini "Terre dei Malatesta e dei Montefeltro", entrando nel dibattito sulle Unione dei Comuni della Valmarecchia e criticando la decisione di abbandonarla delle amministrazioni comunali di Sant'Agata Feltria e di San Leo.

Certo la stessa Unione dei Comuni della Valmarecchia, rileva Bernardi, è nata a seguito di un "lungo e macchinoso processo, con un'impostazione del tutto politica deleteria quando poi si deve decidere di servizi ai cittadini in ambito territoriale, su principi di solidarietà e di interesse comune". Con questa impostazione, evidenzia, "fino a quando c’è un gruppo di maggioranza che comanda e decide, ci sono mugugni e proteste ma comunque si governa", mentre, "quando la situazione va a modificarsi e quando i gruppi politici si equivalgono (come negli ultimi anni è successo in Valmarecchia) si entra nel meccanismo dei veti incrociati, dei distinguo e delle polemiche".

Prevale la logica del campanilismo ("Gli interessi dell’orto prevalgono su quelli del campo e diventano predominanti le ragioni che dividono invece di quelle che uniscono") ed emerge "la mancanza, ideale e culturale, del concetto stesso di unione e della capacità di comprendere che i grandi temi, sempre enunciati e mai affrontati in questa valle, non troveranno soluzioni basate su richieste fatte in ordine sparso e spesso in contrasto tra loro".

Così si è arrivati, in primis, alla volontà di distacco della bassa Valmarecchia, con grande rammarico di Bernardi: "Santarcangelo in tutto il periodo, prima e dopo il referendum era da tutti noi indicato come il riferimento del nostro territorio, non sentendoci rappresentati da una città come Rimini, volta al mare e sempre orientata con le spalle all’entroterra", mentre per Verucchio era stata addirittura portata avanti l'idea di una fusione con San Leo. Così è partita l'idea di promuovere un'Unione a sette con Novafeltria capofila, ma anche in questo caso ci sono state "fughe in avanti, proclami e frenate, ripensamenti e inevitabili polemiche".

Con grande dispiacere di tutti quelli "che hanno lavorato per un quarto di secolo, con cuore e ragione, per arrivare ad avere dopo duecento anni a una valle unificata (con la provincia di Rimini) e pronta a raggiungere risultati eclatanti e possibili per quello che il Creatore, la Storia, l’Arte e le Tradizioni hanno messo a disposizione delle vecchie e delle nuove generazioni". Al di là delle unioni intese come comunità di servizi, per Bernardi è importante "un'unione come comunità di intenti" e "in questo caso può esistere solo come Unione dei dieci comuni della Valmarecchia". Bernardi chiede una revisione e una rifondazione delle Unioni dei Comuni, "con statuti nati e discussi sul territorio, favoriti dalla conoscenza di errori da non ripetere, secondo le regole della democrazia popolare". In caso contrario, chiosa, "vorrà dire che i nostri sindaci pensano di essere padroni di questo territorio e noi sudditi: un'enorme, grande sciocchezza".