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Luppolo e zafferano, ma non solo: alla Poli hops di Corpolò esperimenti su oltre cento varietà

Dalla passione per la birra a quella della ricerca, da 7 anni Fabio Polidori cerca i tipi più produttivi

Attualità Rimini | 07:49 - 05 Luglio 2020 Fabio Polidori in mezzo alle piante di luppolo Fabio Polidori in mezzo alle piante di luppolo.

di Francesca Valente

È ad oggi l'unico coltivatore di luppolo in tutta la provincia di Rimini e quando ha iniziato a farlo, nel 2013, era anche fra i primi in Italia. Il 33enne riminese Fabio "Poli" Polidori è partito da questa pianta perché «mi piace la birra e per un periodo me la sono fatta in casa, anche se non aprirei mai un birrificio per i costi e perché ora come ora non avrei il tempo di farlo», alla quale ha affiancato lo zafferano, i piccoli frutti, la canapa, per poi arrivare a coprire il suo ettaro e mezzo di terreno con oltre cento varietà di orticole e piante da frutto. Questo in una ricerca quasi spasmodica delle tipologie migliori, per i terreni, il clima, i trattamenti biologici, nell'ottica di ritagliarsi quella fetta di mercato di nicchia dove poter inserire prodotti come la maracuja o la feijoa, in modo da distinguersi dagli altri agricoltori del territorio.

La "Poli hops" aperta a inizio 2016 a Corpolò a Rimini viene trainata dalla vendita delle tre varietà americane di luppolo (cascade, chinook e centennial) che occupano buona parte dei terreni e che sono vendute a birrifici anche romagnoli come Noiz, Birra Riminese, Birrificio Abusivo e 1843, in mezzo alle quali non potevano mancare le piante sperimentali, per cui Fabio già pensa di organizzare un concorso per home brewer attraverso cui scoprire quali tipi si prestano meglio alla birrificazione.


Dal cantiere al campo


Dopo il diploma di ragioniere e alcune esperienze al fianco degli zii nella raccolta dei frutti di bosco, Fabio è stato fortemente condizionato nel suo percorso di crescita dalla presenza di uno zio in particolare, Emilio Podeschi, titolare della fattoria didattica "Il Giuggiolo". Così quando è stata ora di scegliere se restare a lavorare in un'azienda di edilizia prefabbricata in una posizione di rilievo oppure stravolgere tutto e buttarsi in agricoltura, Fabio ha ascoltato la testa e il corpo che in un'inedita assonanza gli dicevano che sarebbe stato meglio altrove. Ad attenderlo sorprese sfidanti e la consapevolezza che la responsabilità decisionale di quel momento era esclusivamente personale.

«Sono partito con piante che già coltivavo nella mia casa, provando a incrociarle e ibridarle. Ho fatto quasi tutto da autodidatta e sperimentatore, cercando di raccogliere più informazioni possibili». Sulla maracuja ad esempio sta facendo test da almeno 4 anni, cercando le specie e le varietà più adatte. «Il mercato per certi versi è saturo, per altri malato. Sto cercando il modo di uscire dagli schemi».


Non solo luppolo

Sono così tante le piante presenti nella sua azienda agricola che è impossibile elencarle tutte senza risultare leziosi: tra esse ce n'è una che non si vede più, ed è proprio la canapa. La coltivazione è durata soltanto due anni e si è interrotta nel 2019, questo perché il mercato si è saturato in fretta e non c'è stato più per "Poli" molto margine di vendita del prodotto al dettaglio (nella fattispecie le infiorescenze).

Da un anno e mezzo l'azienda ha ottenuto anche la certificazione biologica, essendo andata in conversione praticamente da subito.

Obiettivi per il prossimo futuro standardizzare la produzione, massimizzarla e selezionare le specie più adatte. La vendita dello sfuso e confezionato viene fatta tramite negozi e anche a ristoranti e privati.

Una delle occasioni per poter acquistare i prodotti di Fabio è la mostra-mercato "I custodi del cibo" dei produttori indipendenti a Casa Madiba.