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Il 2020 anno più duro per il turismo dal dopoguerra: l'allarme del sindaco di Rimini

Gnassi chiede che il governo stanzi risorse dal Recovery Fund

Attualità Rimini | 15:49 - 01 Luglio 2020 Sindaco di Rimini Gnassi Sindaco di Rimini Gnassi.

Ancora non ci sono commenti da Rimini e Riccione sullo spot di Davi, commissionato da alcuni comuni della Locride (Calabria), nel quale si diffondono messaggi allarmistici sulla vacanza nei nostri territori. Il sindaco di Rimini Gnassi si è soffermato invece, in una nota, sullo stato del turismo post emergenza Covid-19, parlando della Riviera, che, spiega il primo cittadino, «sta reagendo e ha rimesso in moto a pieni giri la sua grande macchina da ‘capitale delle vacanze’, da Comacchio a Rimini, da Cesenatico a Riccione e a Cattolica», anche se il 2020 è l'anno più duro dal dopoguerra, secondo le proiezioni, a causa dell'esclusione di alcuni mercati turistici esteri primari, fra tutti Usa e Russia. Gnassi precisa: «E’ una valutazione oggettiva, non una lamentela né una rivendicazione strumentale. La salute dei cittadini e la tutela della stessa stanno al primo e indiscutibile posto, quindi le precauzioni proposte dal Ministero della Salute e assunte ieri dal governo sono per me indiscutibili. Ma le conseguenze negative del blocco sui territori ad altissima valenza turistica verso alcuni Paesi ad altissima frequenza turistica sono altrettanto innegabili». Gnassi fa l'esempio della Russia: nel 2019 oltre 544mila pernottamenti, il mercato russo è stato secondo solo alla Germania. La perdita di turisti dalla Russia provocherà crolli dei fatturati. Così diventa fondamentale, per la tenuta del sistema turismo, l'intervento del governo e utilizzare, a favore del settore, le risorse del recovery fund:  «la criticità dei mercati esteri, e dei fatturati collegati, e con essi la relativa ricaduta occupazionale, resta tutta». Il governo è invitato a mettere mano al portafoglio e a dare la precedenza «a misure strutturali di sostegno e rilancio del settore che già ora soffre più degli altri, e, proprio perché si nutre di percezione, rischia di soffrire con la stessa intensità anche dopo la fine dell’emergenza Covid».

R.G.