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La Cento Fiori in quarantena da fine febbraio per proteggere gli ospiti di comunità e centri diurni

Storia di quattro mesi di lockdown, dalle prime resistenze alle ultime conquiste

Attualità Montescudo-Montecolombo | 13:46 - 30 Giugno 2020 Una delle strutture gestite dalla coop Centofiori di Rimini Una delle strutture gestite dalla coop Centofiori di Rimini.

Si erano isolati dal mondo esterno con due settimane d'anticipo rispetto al resto d'Italia, come avevano fatto anche altre realtà del territorio, proprio per evitare che il contagio da nuovo Coronavirus colpisse le persone ospiti della comunità terapeutica, del centro diurno o dei due centri di diagnosi e osservazione gestiti dalla cooperativa Cento Fiori di Rimini. Niente visite né uscite e grande attenzione fin da subito all’ingresso di persone e merci, con l'estensione di attività all'aria aperta come ginnastica, meditazione, orto, cinema.

Il ricordo della vicepresidente Gabriella Maggioli è vivo e anche se non si è ancora abbassata la guardia contro l’emergenza Codiv-19, a Vallecchio di Montescudo-Montecolombo dove ci sono la comunità terapeutica e il Cod, si guarda con fiducia al futuro. «Noi educatori abbiamo avuto un attimo disorientamento perché lavoriamo molto sulle relazioni, ma è durato poco, perché quando senti che è la cosa giusta da fare la fai».

Anche per la coop una delle prime difficoltà è stato il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, come racconta il presidente Cristian Tamagnini, «per non parlare del gel disinfettante, dei guanti, delle tute protettive: uno sforzo notevole in termini di risorse economiche e di ricerca, che ha visto impegnati con inventiva diversi colleghi nei settori, non solo il management della cooperativa».

Il cambio di passo con gli ospiti è stato ben recepito nonostante le iniziali resistenze e la nostalgia per i gruppi, i colloqui, gli incontri di calcetto, la piscina al lunedì o le attività esterne come mangiare fuori, fare shopping. Lo sforzo degli educatori è stato corale, soprattutto quelli del settore migranti dove «l’atteggiamento dei richiedenti asilo è stato esemplare. Dall’inizio dell’epidemia non hanno atteso alcuna disposizione, hanno scelto di tutelarsi attraverso l’isolamento sociale con molto rigore, in tutte le strutture», come racconta la responsabile d'area Monica Ciavatta, che aggiunge: «Gli ospiti dei plessi riccionesi hanno avviato una colletta per donare due tablet ai pazienti ricoverati all’ospedale di Rimini, un gesto che nasce dal cuore e dall’esperienza maturata con la distanza dai propri cari e familiari».