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I mille volti della canapa: dai campi romagnoli ai negozi CbWeed contro stigma e disinformazione

Oggi è la giornata mondiale contro il traffico illecito di droga: il momento migliore per parlarne

Attualità Rimini | 09:07 - 26 Giugno 2020 Manuel Ottaviani di CbWeed Rimini Manuel Ottaviani di CbWeed Rimini.

di Francesca Valente

Gestire un negozio (o più di uno, come fa la catena forlivese CbWeed) che vende derivati dalla canapa, cannabis light e olio di Cbd non significa più soltanto commercializzare una serie di prodotti. Significa prima di tutto informare, ma anche sfatare dei falsi miti, combattere la disinformazione, cercare di spiegare che non è tanto la pianta di cannabis e i suoi frutti - o fiori, in questo caso - a fare danni, quanto il mercato illegale, la repressione, la manipolazione. Anche perché dalla canapa (o cannabis) non si ricavano soltanto infiorescenze a uso ricreativo, ma anche semi a uso alimentare, foglie e fibre a uso tessile e industriale. Si tratta di una delle piante più versatili in natura, bollata però tout court per il suo uso più noto e criticato e per questo esclusa da molte fette di mercato, che però le ultime leggi stanno trasformando in vere e proprie nicchie, con incrementi spaventosi di fatturato e di occupazione.

Tutti dati ben impressi nella mente critica di Manuel Ottaviani, 37 anni di Rimini e da un paio impiegato nello shop CbWeed di Rimini, con cui abbiamo fatto una chiacchierata proprio per parlare di questo tema-tabù nella giornata in cui tutto il mondo celebra la lotta all’abuso e al traffico illecito di stupefacenti.

«Sono sempre stato interessato a queste tematiche, fin dall'università. A Bologna partecipavo ad alcune riunioni di associazioni impegnate attivamente sul tema, cosa che qui a Rimini per quel che so non esiste. Qui come in molte altre parti d’Italia non c’è molta coscienza critica sul problema. Mi capita alle volte di dover dare informazioni anche comiche alle persone che vengono in negozio per la prima volta e che mi fanno le domande più disparate, questo anche per colpa del lavaggio culturale che abbiamo subìto a partire dagli anni Sessanta e che porta la gente a inorridire ogni qualvolta sente pronunciare una parola che inizia per “can-”». Questo nonostante la storia più recente della provincia di Rimini, in particolare della parte nord della città, sia stata fortemente condizionata dalla presenza di una corderia che ha fatto la storia della Romagna nella lavorazione della canapa: «L’Italia è stata seconda al mondo per quantità e prima al mondo per qualità della lavorazione», ricorda Ottaviani. Proprio dell'ex corderia si è tornato a parlare poco tempo fa a seguito degli aggiornamenti sui lavori di riqualificazione dell’area e delle conseguenti critiche sollevate dall’associazione Quartiere 5 per il mancato recupero dello stabile.

Peccato che l'argomento sia considerato «"sporco", nonostante sia molto più vicino alle persone di quanto non si pensi, perché sono molte di più quelle che hanno provato di quelle che alla fine lo ammettono, ma anche perché i il corpo umano produce circa una ventina di endocannabinoidi, ovvero cannabinoidi endogeni, che sono originati dal corpo stesso e che servono proprio per regolare funzioni quali l'umore, l'appetito, il dolore, il sonno». Insomma tutta un'altra cosa rispetto all'alcol, che invece viene recepito - e smaltito - come sostanza tossica.

Il target del negozio riminese è molto variegato: «Abbiamo una clientela abbastanza eterogenea, per genere ed età. Sicuramente il prodotto più venduto è la cannabis light a uso ricreativo seguito dall’olio di Cbd, molto richiesto anche da persone di una certa età, parlo anche di 80 o 90 anni, e questo per le sue proprietà analgesiche, antidepressive e anti infiammatorie: molte donne lo usano ad esempio contro i dolori del ciclo». I clienti che si affidano al negozio sono perlopiù fissi, o se non sono finiscono per diventarlo. «Prima ancora della vendita mi occupo di fare informazione», precisa il giovane, «come ben si potrà immaginare tutti i prodotti derivati dalla canapa sono soggetti a uno stigma sociale che fa storcere il naso a molti».

Anche CbWeed sta dalla parte della legalizzazione della cannabis, perché «permetterebbe di normare in modo univoco e non interpretativo il settore, come invece accade ora, oltre che di controllare più da vicino la qualità dei prodotti, la vendita, ma anche di combattere criminalità e illegalità. Ricordiamo che la canapa ha il potere, come pianta, di assorbire le sostanze nocive contenute nel terreno e nell'aria: per questo è importante che sia coltivata seguendo le norme della certificazione biologica ed è lo stesso motivo per cui può essere così pericolosa per la salute, se di bassa qualità e non controllata». Questo è un altro dei motivi per cui è bene affidarsi a negozi che hanno sotto controllo l'intera filiera del prodotto.

Sono molti i coltivatori di canapa biologica anche nella provincia di Rimini, anche se al momento il negozio CbWeed non si affida a nessuno di loro per la materia prima. Sono una cinquantina i negozi della catena, di cui un paio anche all’estero, con produttori che si trovano soprattutto in Emilia ma anche in Romagna: il punto vendita di Rimini ha aperto a dicembre del 2017 ed è oggi sotto la guida dei soci Fabio Elleri e Nicola Fabbri: «Siamo rimasti in piedi grazie alle consegne a domicilio durante la quarantena. So che altri negozi del centro non ce l’hanno fatta». Un servizio che non era attivo ma che ora è stato mantenuto per rispondere alle esigenze della clientela più distante.