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Parco Eolico, associazioni ambientaliste riminesi chiedono chiarezza

L'interesse delle associazioni è legato alla sostenibilità del progetto dal punto di vista ambientale, sociale ed economico

Attualità Rimini | 10:09 - 24 Giugno 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.

Le associazioni ambientaliste riminesi dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Legambiente Valmarecchia, L'Umana Dimora Rimini, WWF
Rimini, in una nota congiunta chiedono chiarezza sul progetto di impianto eolico in mare.
L'interesse delle associazioni è legato alla sostenibilità del progetto dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Fra i vari quesiti posti dalle associazioni quello legato all'utilizzo della quantità di energia prodotta: " come si fa a stimare quanta parte dell’energia prodotta resterebbe in realtà fruibile per le esigenze del territorio, se questo dipende dalle regole del libero mercato?" chiedono le associazioni.
In conclusione viene chiesto alla Provincia e ai comuni coinvolti se il progetto del parco ecolico è a sé stante o se è inserito in un più ampio discorso legato all'uso e al consumo energetico del territorio.


Di seguito la nota stampa delle associazioni

Abbiamo incontrato i tecnici dell’azienda che propone il progetto di impianto industriale eolico nell’area prospiciente la riviera tra Rimini e Cattolica.
Siamo consapevoli che il passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili è obiettivo  strategico per il futuro di tutti. Non abbiamo dunque su questi temi preclusioni aprioristiche, né li sosteniamo a prescindere da ogni altra considerazione.
Nella valutazione ci ispiriamo al concetto di “sostenibilità” che, nella sua formulazione più corretta, vuole che un progetto debba essere sostenibile dal punto di vista ambientale,
sociale ed economico.
Di questo deve essere garante soprattutto, la politica, che dovrà in ultima istanza decidere se consentirne o meno l’attuazione. Chiediamo perciò all’impresa proponente e ai decisori politici di dare risposte e operare con la massima chiarezza e trasparenza, rispetto ad alcune questioni secondo noi prioritarie.
Riguardo alla fattibilità economica, in base ai dati raccolti nel tratto di mare interessato, quali sono esattamente i parametri (forza media del vento per numero giorni anno, ecc.), che si ritiene la garantiscano?

Quanta parte dell’investimento sarebbe garantito da finanziamenti pubblici?

Il piano economico prevede tra i costi a carico dell’impresa il versamento di una garanzia fideiussoria per lo smantellamento dell’impianto alla fine dell’utilizzo?

L’impatto paesaggistico dell’impianto deve poter essere valutato correttamente, innanzitutto, rispetto alla riviera che vive di turismo, con una quota importante di presenze e fatturato dovuto al turismo balneare. Un impatto eccessivo sarebbe, evidentemente, in contrapposizione con la presenza di centinaia di migliaia di turisti che vengono nelle nostre località per la spiaggia e il mare, non certo per avere un vicino orizzonte sul quale incombe la presenza di un impianto industriale.
Rispetto alla quantità di energia prodotta, a quanto leggiamo dalla stampa, la società
presentatrice del progetto, afferma che l’energia sarà immessa sulla rete nazionale di trasmissione gestita di GSE ma che la centrale riuscirebbe a coprire il fabbisogno energetico globale della Provincia di Rimini per il 50%. E, continua, non è da escludere che il Gse “possa sfruttare la stessa energia per soddisfare il fabbisogno energetico dell’Emilia Romagna”. Poi specifica che gli ambiti di utilizzo dell’energia prodotta dalla pale eoliche “saranno il trasporto pubblico locale, nei processi industriali delle fabbriche del territorio, per la produzione di idrometano compatibilmente alle decisioni in materia del legislatore”. Un abile gioco di parole per fare intendere che ci sarebbe un
benefit enorme per la popolazione e le imprese del territorio ma, al tempo stesso,si specifica che l’energia verrà immessa sulla rete nazionale nel libero mercato e tutto dipenderà, come ovvio, dalle decisioni del legislatore.
Dunque è da capire: come si fa a stimare quanta parte dell’energia prodotta resterebbe in realtà fruibile per le esigenze del territorio, se questo dipende dalle regole del libero mercato?
Inoltre, in che misura si stima che questa energia da fonti rinnovabili potrebbe rimpiazzare quella derivata dalle risorse fossili prodotta dalle escavazioni del fondali marini nel territorio interessato?
E’ chiaro che senza queste stime risulta difficile valutare i benefici per il territorio che subisce l’impatto del progetto. L’incertezza su questi aspetti costituisce un ulteriore elemento di preoccupazione.
Chiediamo infine alla Provincia e ai Comuni coinvolti se l’eventuale realizzazione
dell’impianto industriale in questione, è inserito in un progetto complessivo e strategico
sull’uso e il consumo energetico del territorio, o si prende in considerazione il progetto a se stante, solo perché è stato presentato? E’ evidente che, ancor prima di pensare alla
costruzione di nuovi impianti, sarebbe meglio darsi obiettivi di risparmio energetico, con interventi volti alla diffusione su ampia scala di impianti di energia rinnovabile, per risparmio idrico ed energetico nelle abitazioni, nelle imprese e negli edifici pubblici. Interventi che, rispetto all’impianto eolico in questione, darebbero tra l’altro più lavoro alle imprese del territorio.

Le associazioni ambientaliste:
dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Legambiente Valmarecchia, L'Umana Dimora Rimini, WWF Rimini