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San Leo fuori dall’Unione dei Comuni Valmarecchia, presidente Zanchini: ‘Atto irresponsabile’

"Da mesi stiamo lavorando ad una proposta condivisa di riorganizzazione della attuale unione"

Attualità Valmarecchia | 10:11 - 20 Giugno 2020 Stefano Zanchini Stefano Zanchini.

L’Unione dei Comuni della Valmarecchia in crisi: San Leo infatti ha deciso di uscire dall’ente in consiglio comunale con il voto della maggioranza. Era stato lo stesso primo cittadino Leonardo Bindi che aveva motivato come “l’Unione si è dimostrata non rispondente alle aspettative. La gestione unitaria di tutte le funzioni delegate all’Unione non ha neppure raggiunto gli obiettivi benefici, in termini di miglioramento dei servizi”. La risposta del presidente dell’Unione dei Comuni della Valmarecchia e sindaco di Novafeltria Stefano Zanchini non tarda ad arrivare.


“A seguito delle ultime vicende che hanno visto il Comune di San Leo portare in Consiglio Comunale la proposta di uscire dalla Unione dei Comuni Valmarecchia e la minoranza del Comune di Santagata Feltria (che fino ad un anno fa era in maggioranza), plaudire a questa scelta impegnandosi a fare altrettanto, mi sento in obbligo di illustrare, solo per dovere di verità istituzionale il percorso che si sta delineando e sul quale si sta lavorando”.  Fa il punto così Zanchini: “Da tempo abbiamo evidenziato come questa Unione a 10 non risponda a quei principi di omogeneità, di funzionalità ed economicità per i quali era stata da altri amministratori fortemente voluta. Nata male, fra due enti, la vecchia Comunità Montana Altavalmarecchia che aveva in pancia tutto il personale (che quindi non gravava sui bilanci comunali) e l’Unione dei comuni della Bassa Valle già strutturati a lavorare insieme e con personale già in carico ai bilanci comunali”.


“In questi anni abbiamo perso gran parte del personale, vuoi per trasferimenti, vuoi per pensionamenti, assistito ad una serie di diatribe fra dirigenti, personale delle ragionerie, a contrasti fra personale dei comuni e personale dell’Unione.
Per questo nel 2019 abbiamo conferito incarico per uno studio di fattibilità dell’Unione a 10 al fine di analizzare e capire cosa non funzionasse, tener conto di tutte le varie esigenze dei territori e proporre una eventuale altra forma associativa.
Lo studio ha individuato elementi di criticità legate al personale, ai poli organizzativi, ai criteri di riparto della spesa, all’avanzo di amministrazione, alla scarsa flessibilità del bilancio e periodica rendicontazione, che riflettono problematiche finanziarie e contabili”.



UNO STUDIO DI SOSTENIBILITA’
 “Successivamente come Presidente – continua Zanchini - ho chiesto l’elaborazione di uno studio di sostenibilità di una eventuale Unione a 7 per capire se una tale forma associativa potesse finanziariamente sostenersi e garantire le funzioni e quindi i servizi ai propri cittadini.   
Contestualmente, nell’ultimo anno, ipotizzando uno scenario futuro su due Unioni, alcuni Comuni (Santarcangelo, Poggio-Torriana, Verucchio, Novafeltria, Pennabilli e Casteldelci) hanno deliberato nei propri C.C. la richiesta alla Regione di elaborare la possibile divisione dell’Ambito Territoriale Ottimale, propedeutica alla eventuale divisione dell’Unione.
In questi mesi abbiamo lavorato su due fronti;  cercare di garantire i servizi in Unione grazie alla disponibilità e al senso di responsabilità dei dipendenti e concertazione con quegli amministratori che si sono dimostrati disponibili e costruttivi per elaborare due modelli associativi, due Unioni che preservando le differenze esistenti possano interagire e valorizzarsi.
In questo senso ho lavorato in questi mesi come Presidente dell’Unione, ritenendo in particolare che i 7 comuni dell’Alta Valle debbano sforzarsi di trovare insieme le soluzioni che da un lato garantiscano l’erogazione dei servizi e dall’altro la sostenibilità finanziaria nella consapevolezza che questo territorio va gestito insieme perché ci aspettano scelte e battaglie strategiche riguardo al PSC, alle Aree Interne, alla gestione dei rifiuti, alla viabilità, a progettualità che mirano a rilanciare questo territorio dal punto di vista imprenditoriale, turistico e dei servizi.
Abbiamo scuole e un istituto con i sui indirizzi da salvaguardare, un Ospedale e servizi sanitari (RSA) da difendere, partite che interessano poco la Bassa Valle che al contrario, come hanno più volte sottolineato hanno altre esigenze e progettualità.
Abbiamo una Società in House la Montefeltro Servizi che può rappresentare una grande opportunità nella gestione di servizi che autonomamente non riusciremmo a dare.



USCIRE DALL’UNIONE UN ATTO IRRESPONSABILE
Siamo in una Regione che crede fortemente e valorizza le scelte associative, che imposta bandi e finanziamenti con premialità e a vantaggio delle Unioni.
Ma fondamentalmente tutto si basa sull’andare d’accordo, nel condividere scelte strategiche, nel rispetto degli impegni presi.
Abbiamo quindi come amministratori un obiettivo largamente condiviso: riorganizzare due Unioni in Alta Valle e in Bassa Valle o due sub-ambiti con poli organizzativi e bilanci autonomi. Uscire dall’Unione come forma di protesta per rinchiudersi nel proprio confine amministrativo, senza una prospettiva futura, mettendo a rischio risorse e finanziamenti, è un atto da irresponsabili, soprattutto quando da mesi si sta lavorando per concertare una nuova forma associativa.
Le cose si cambiano da dentro, incontrandosi e magari scontrandosi ma in modo propositivo e costruttivo, non sbattendo i pugni, urlando e andandosene. E’ facile distruggere e scaricare su altri le colpe di certe inefficienze specie quando da anni si rivestono ruoli amministrativi di primo piano.  L’Unione non è una entità astratta, un  qualcosa che non ci appartiene, ma è un’ente che lavora ed eroga servizi solo se si crede al lavoro di squadra nella convinzione che l’unione fa la forza.  Io auspico un ripensamento del Comune di San Leo perché come amministratori dell’Alta Valle abbiamo bisogno di ricompattarci, di rimarcare con orgoglio le nostre peculiarità, di riacquistare credibilità nella nostra gente, dipendenti, istituzioni, sindacati, di dimostrare nei fatti le nostre capacità, di essere noi a dettare le regole e esercitare le scelte nell’esclusivo interesse del nostro territorio e delle comunità che ci hanno scelto, ma per farlo occorre lavorare insieme, non dividersi.  Per rivendicare le proprie municipalità non serve denigrare l’Unione ma impegnarsi concretamente per trovare la forma associativa che ci permetta di vivere, non di sopravvivere, perché molti servizi hanno valenza sovracomunale e devono essere calibrati e gestiti insieme”.