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AUDIO Giornata del rifugiato, un cortometraggio firmato Gianfreda per parlare dei migranti ricorrenti

A Rimini decide di migranti vivono da mesi in un limbo per colpa dei decreti Sicurezza

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Attualità Rimini | 17:21 - 19 Giugno 2020 La vicesindaca Gloria Lisi, il protagonista Daouda Dabre e il regista Kristian Gianfreda La vicesindaca Gloria Lisi, il protagonista Daouda Dabre e il regista Kristian Gianfreda.

È solo un frammento di storia vera, con volti di persone che nella vita non fanno gli attori ma gli operatori, i volontari, gli avvocati, gli impiegati e i migranti. Per molti quest'ultima è una condizione ancora irreversibile, per colpa dei continui rigetti da parte di tribunali e commissioni, anche se la speranza non manca e l'attaccamento all'Italia è così forte che nell'attesa c'è anche chi si è speso come aiutante nelle fasi più concitate dell'emergenza Coronavirus. 

È la storia di Daouda Dabre, 44enne del Burkina Faso arrivato in Italia - e a Rimini - nel 2016 e richiedente asilo da allora, il quale si è visto rifiutare proprio negli ultimi mesi il permesso di soggiorno. Padre di due gemelle con la mamma che non vede da tre anni, si sta trovando ad affrontare un momento complicato e difficile aggravato dall’arrivo della pandemia da Covid 19. Questo non lo ha demotivato e anzi, proprio nei primi giorni di emergenza ha deciso di candidarsi come volontario nella gestione dei pazienti Covid positivi ospitati all’hotel Royal di Cattolica.

“L’attesa di Daouda” è il titolo del cortometraggio da 11 minuti realizzato in appena 2 giorni e mezzo di riprese sotto la regia del riminese Kristian Gianfreda (Coffee time film). Prodotto quasi a costo zero con il contributo delle associazioni che aderiscono ai progetti Siproimi (ex Sprar), di cui il Comune di Rimini è l’ente titolare e il consorzio Mosaico e l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII i soggetti gestori, raccolta la situazione di preoccupante stallo in cui vive Daouda e molti altri migranti come lui, in stallo da tempo anche nel territorio riminese.

«Quest’emergenza ha amplificato le condizioni di marginalità e difficoltà di una porzione significativa della popolazione migrante», sottolinea la vicesindaca Gloria Lisi con emozione, «allo stesso tempo ha anche fatto emergere risorse inattese nei migranti stessi. La storia del cortometraggio ne è un esempio emblematico, come anche il caso dei richiedenti asilo che hanno progettato una piattaforma web per dare informazioni e servizi mettendo a disposizione le loro competenze a favore di tutti i cittadini. Una collaborazione che ha accelerato e stimolato processi di innovazione sociale attraverso una nuova lettura dei bisogni emergenti o latenti. In questa fase queso impulso si è aggiunto allo straordinario impegno profuso dai soggetti gestori dei progetti Siproimi, che anche in questa difficile periodo, con diverse modalità, hanno sempre garantito il servizio. Sono convinta che se in tutta Italia venissero adottati progetti simili non ci sarebbero problemi di marginalità, criminalità o intolleranza nei confronti delle persone straniere senza permesso».


I numeri dell'accoglienza

Sono 403 le persone attualmente ospitate nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) della provincia, di cui più della metà nel Comune capoluogo. Questi sono i numeri della Prefettura, cui vanno sommati quelli dei progetti Siproimi (ex Sprar) del Comune di Rimini che accolgono in tutto 89 persone.

Rispetto alla situazione dello scorso anno, quando c'erano oltre un migliaio di rifugiati in tutta la provincia, i numeri sono calati nettamente, ma non grazie alle regolarizzazioni, anzi: stando a quanto riferito in conferenza stampa, la totalità dei migranti presenti nel nostro territorio sono ricorrenti, significa che la loro richiesta di permesso di soggiorno è già stata rigettata e attendono l'esito della Cassazione, il più delle volte confermativo. Ma dal secondo rigetto all'ultima sentenza può passare anche un anno e mezzo, lasso di tempo in cui le cose possono cambiare, anche se senza un documento valido anche trovare lavoro, oltre che una residenza, è decisamnete più complicato.

Francesca Valente


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