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FOTO Rimini si inchina contro il razzismo: oltre 500 persone al flash mob per Black lives matter

Il movimento antirazzista mondiale è stato portato in città da un gruppo di giovani attivisti

Attualità Rimini | 17:11 - 13 Giugno 2020 Alcuni dei cartelli presenti al flashmob Black lives matter di Rimini (foto Fabrizio Petrangeli) Alcuni dei cartelli presenti al flashmob Black lives matter di Rimini (foto Fabrizio Petrangeli).

di Francesca Valente

Pugni alzati e ginocchia piegate a terra per dire “basta” a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione. È arrivato anche a Rimini il movimento statunitense “Black lives matter”, fondato nel 2013 dalla comunità afroamericana per esprimere dissenso contro i continui episodi di razzismo perpetrati a livello socio-politico, esploso a livello mondiale dopo la morte di George Floyd a Minneapolis a seguito di un fermo della polizia, durante il quale un agente lo ha bloccato a terra premendogli il ginocchio sul collo fino a fargli perdere i sensi.

Il flash mob portato venerdì pomeriggio in piazza Tre Martiri da un gruppo di giovani attivisti, fra cui il segretario dei Giovani Democratici Edoardo Carminucci, ha voluto rappresentare al meglio la voce di tutte quelle persone che negli ultimi anni si sono sentite diverse per “colpa” del colore della loro pelle o che per ragioni ideologiche, culturali e sociali sono state marginalizzate, offese, addirittura aggredite. C'è stato spazio per parlare e condividere, tra le lacrime e la voce rotta, storie come quelle che si leggono sui giornali o si sentono nei tg, storie di vittime che camminano fra di noi, che si nascono dietro alla vergogna ma che venerdì hanno avuto la forza e il coraggio di parlare di fronte a oltre 500 persone.

Fra striscioni e slogan più e meno forti, rispettando con ordine le disposizioni in materia di contenimento della pandemia da Coronavirus anche grazie al servizio d’ordine messo a disposizione dagli organizzatori, la platea composta, solleticata da qualche provocazione lanciata da parte di sporadici dissidenti, si è inginocchiata per 8 minuti e 46 nel ricordo di quello che è diventato l'uomo-simbolo della lotta odierna contro il razzismo, senza dimenticare tutte le altre. Volti chini nascosti dietro a mascherine obbligatorie, anche personalizzate, soprattutto di giovani, ai quali si sono mescolate persone di tutte le età, talvolta anche di passaggio.


Abbiamo seguito la manifestazione in diretta Facebook: ecco gli interventi di alcune delle persone intervistate.

Edoardo Carminucci, segretario Giovani Democratici: «Ci aspettiamo maggiore consapevolezza, non era scontato riuscire a riunire in un venerdì pomeriggio tutte queste persone, è stato bellissimo anche perché è nato tutto dal basso e ciò che possono fare i cittadini è sensibilizzare di più attorno a queste tematiche».

Andrea Gnassi, sindaco di Rimini: «La libertà della nostra città imperfetta ci permette di sconfiggere odio, razzismo e rigurgiti neofascisti o violenti in ogni loro manifestazione. Questo fa anche parte del nostro gonfalone che rappresenta il nostro spirito di uguaglianza sociale. Questa piazza è un luogo emblematico, simbolo della lotta per la libertà di questo Paese».

Filippo Sacchetti, segretario provinciale del PD, cita le parole del sindaco Gnassi: «Rimini è una città imperfetta ma libera, che ha sempre espresso valori di accoglienza, apertura e contaminazione come elementi di crescita, anche se non basta mai e si deve fare sempre più e meglio. Come forza politica a livello nazionale dovremmo elimitare i Decreti sicurezza e la legge Bossi-Fini». Soprattutto giovani come abbiamo detto, che sono «più vicini alle dinamiche di contaminazione e a nuove generazioni che fin dalla scuola hanno imparato a misurarsi con culture e diversità, chiedendo diritti per tutti. Non abbiamo bisogno di animi esacerbati e oggi siamo molto più in là dell’episodio americano, i fenomeni in sé vanno condannati ma l’obiettivo finale è che non ce ne siano più».

Alice Parma, sindaca di Santarcangelo di Romagna: «Mi entusiasma vedere questa testimonianza di pace e di solidarietà da parte di così tanti giovani a favore di ciò che ci lega e che ci può tenere uniti, una manifestazione contro la non sopportazione tra gli individui, perché siamo una comunità unita e così dobbiamo restare. Riempire la piazza con tutto questo entusiasmo è il segnale più importante che possiamo dare. Siamo stati 3 mesi in casa e sicuramente c’è anche voglia di parlare di questi temi».

Isabella Pavolucci, segretaria confederale Cgil Rimini: «Stiamo uscendo da una pandemia sanitaria faticosamente superata, ma ci sono forme di pandemia culturale e politica che inneggiano a odio e intolleranza che sono più storiche e radicate, che mietono vittime e morti, figli dell'indifferenza. Essere qui tra giovani significa non essere né complici né indifferenti, e non possiamo esserlo verso una cultura che fa dell’intolleranza, peraltro sostenuta anche da politiche nazionali. Se vogliamo essere degni di stare a questo mondo, piazze come questa le dovremo frequentare sempre di più». Rispetto ai fenomeni di discriminazione affrontati a livello sindacale «ne rileviamo in ambito razziale ma anche di genere, riferite soprattutto alle lavoratrici donne. Anche noi riscontriamo queste situazioni sui luoghi di lavoro per chi ha origini diverse da quelle italiane, per questo abbiamo uno sportello dedicato».

Emma Petitti, presidente dell’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna: «Questa giornata rappresenta un senso bellissimo di appartenenza a una comunità da parte di tutti questi giovani, ma anche di molte persone che dicono "no" al razzismo e alla violenza e che vogliono lanciare un messaggio di unità rispetto alle prossime sfide, in un territorio che ha voluto fare di coesione e condivisione i suoi tratti distintivi. Insomma è bello respirare messaggi e parole così importanti. La Regione da sempre ha investito sui giovani e sulla cultura, perché conoscere i fenomeni vuol dire essere pronti a fronteggiare la violenza».