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Rimini Calcio, ex presidente Bottega: "retrocessione illegale, ma Grassi ha le sue colpe"

Nel mirino la campagna acquisti di gennaio: "Improvvida e presuntuosa"

Sport Rimini | 13:51 - 12 Giugno 2020 Foto Davide Venturini Foto Davide Venturini.

L'ex presidente del Rimini Calcio Orfeo Bottega, in una nota, interviene sul dibattito (che lui definisce stucchevole), nato a seguito della retrocessione a tavolino della squadra biancorossa. Bottega intitola la nota: "1989-2020, la storia maledetta del Rimini Calcio" ed elenca le responsabilità delle gestioni che si sono susseguite negli anni. "Le indegne e illegali decisioni" della federazione, spiega Bottega, non devono però cancellare le responsabilità della gestione sportiva di Ivano Pastore. L'ex presidente del sodalizio biancorosso mette nel mirino la campagna acquisti di gennaio, i troppi avvicendamenti, che hanno portato il Rimini a perdere punti preziosi nelle prime partite del 2020. 

Di seguito la nota

Come ex amministratore della Rimini Calcio dei primi anni ’90 mi permetto di inserirmi nello stucchevole dibattito di questi tempi, concordando pienamente e ragionevolmente con tutti gli interventi più o meno autorevoli posti in essere dalle istituzioni, dai tifosi e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della prima società sportiva della nostra città!

Ritengo comunque giusto e doveroso ripercorrere velocemente la storia degli ultimi 31 anni (1989 retrocessione da c1 a c2: di chi le colpe? Forse di qualche dirigente che aspirava ad una brillante carriera sportiva?

Per intervento politico in quegli anni si creò un forte legame con l’Ancona Calcio, il cui proprietario stava lanciando “le gazzette” in ogni città della Romagna ecc…) ma in particolare degli ultimi 28, vissuti in parte sulla mia pelle, per individuare gli errori umani e le clamorose responsabilità dei primi cittadini che si sono susseguiti in questi anni.

1992-1993 grande intervento del sindaco Chicchi che davanti a buonissimi risultati sportivi da me conseguiti con valorizzazione del settore giovanile ma con gravi difficoltà finanziarie, come scrive molto bene nel suo primo libro “la formazione” scritto nel 2011 (17 anni dopo i nefasti eventi), ha pensato bene di far fallire la Rimini Calcio, in corso di campionato, mantenendo in questo modo tutti i diritti sportivi, passando attraverso una stranissima procedura giudiziaria, organizzata da un suo assessore con il consenso degli organi sportivi.

Fallimento reale ma fasullo per assegnare la società “pulita” alla nuova gestione: cocif (ora in gravissime difficoltà), conad, sigla (poi fallita). Tale gestione è durata la bellezza di 16 anni con il conseguimento di brillanti risultati: promozioni fino alla serie B, sfiorando addirittura la serie A, per poi retrocedere miseramente non iscrivendo la squadra al campionato 2010/2011 e ripartendo quindi dai dilettanti. Cosa mai successa prima.

In questo anno avviene l’intervento del sindaco Ravaioli, come disposto dalle carte federali per trovare nuovi imprenditori. Ha contattato e assegnato al Gruppo Amati (costruttori edili) interessati all’appalto “Centro Sportivo Gaiofana” con le conseguenze sportive e giuridiche che tutti conoscono, passando attraverso la gestione De Meis/Pastore (attuali consulente e direttore sportivo) che ha portato alla nuova mancata iscrizione al campionato e conseguente nuova retrocessione ma di 2 categorie!

Nel 2016 il sindaco Gnassi si è trovato di nuovo in questa difficile e ridicola situazione, risolta dopo vari contatti e coinvolgimenti, con l’assegnazione del titolo sportivo di eccellenza al gruppo Grabo di Grassi (anch’egli interessato al famigerato Centro Sportivo Gaiofana, sicuramente nell’interesse della società sportiva).

Ho avuto l’opportunità di conoscerlo e quindi nulla da eccepire sulle capacità finanziarie, imprenditoriali, umane e decisionali del Presidente Grassi, che purtroppo, anche se proviene da precedenti esperienze sportive dilettantistiche, non ha avuto l’accortezza e lungimiranza di affidarsi a collaboratori esperti della prima categoria professionistica (C1) e di conseguenza si è trovato spiazzato nella realizzazione dei suoi progetti: “un nuovo calcio è possibile” e deluso dagli pseudo adulatori!

A dicembre la squadra si trovava in una situazione migliore di quella finale, quindi a Gennaio è stato sicuramente improvvido e presuntuoso sostituire circa 20 giocatori sui 27 della rosa iniziale che già a Luglio era stata rivoluzionata.

Sono arrivati giocatori anche di buone qualità tecniche ma fermi da mesi e dopo poche partite si sono infortunati gravemente. Tutto ciò ha causato la perdita di diverse partite consecutive mentre con altre decisioni la squadra si sarebbe potuta trovare in zona play off.

Lo stop al campionato da oltre tre mesi e la scelta di non ripartire ha causato danni, forse irreparabili, a tutto il calcio.

Le indegne decisioni odierne (8 giugno 2020), illegali da ogni punto di vista (giuridico, finanziario, morale, sociale, umano) per chi le subisce, sono il risultato di quanto appena detto! Ora l’augurio di un vecchio dirigente (1989-1994), non solo sportivo ma anche di età (espropriato di tutto il patrimonio di famiglia: circa 6 miliardi delle vecchie lire nel 1996 e che ancora continua a pagare sottraendo risorse vitali alla propria famiglia, distrutto professionalmente, finanziariamente, fisicamente e moralmente) è che si trovi la forza e le forze per ripartire, senza commettere gli errori del passato, con la speranza concreta di essere ripescati, per il cataclisma che avverrà specialmente in serie C!

Nonostante tutto, FORZA RIMINI