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Riapertura discoteche: "ma locali storici come Carnaby e Altromondo rischiano la chiusura"

L'attacco di Gianni Indino, presidente del Silb-Fipe Emilia Romagna

Attualità Rimini | 17:08 - 10 Giugno 2020 Foto dai social del Carnaby Foto dai social del Carnaby.

Oggi (mercoledì 10 giugno) sono state rese pubbliche le linee guida per la riapertura dei locali da ballo da parte della  Conferenza delle Regioni: «Confidiamo nella Regione Emilia Romagna, che con l’assessore Corsini si è sempre dimostrata attenta alle esigenze del nostro mondo, affinché si possa arrivare ad altri risultati», spiega Gianni Indino, presidente del Silb-Fipe Emilia Romagna. Indino lancia l'allarme: «Di queste linee guida soprattutto non ci spieghiamo i 2 metri di distanza da tenere in pista, oltre a dover rimanere con la mascherina. A maggior ragione perché si impone di ballare solo all’aperto, cosa che permetterà di riaprire solamente ad alcuni locali facendo così figli e figliastri. A Rimini ad esempio non potranno riprendere l’attività locali storici come l’Altromondo Studios, il Cocco, il Carnaby o il Life». Indino si augura dei cambiamenti: non convince il divieto di servire da bere al bancone, «cosa possibile ad esempio nei bar mantenendo il dovuto distanziamento».

Sempre oggi, imprenditori e lavoratori del settore intrattanimento da tutt'Italia, compresa Rimini, hanno partecipato a un flash mob di protesta organizzato da Silb- fipe. 

«Nel corso della mattinata scandita dallo slogan “Il silenzio fa rumore” spiega il presidente del Silb-Fipe Emilia Romagna, Gianni Indino -  si sono visti deputati e senatori dell’opposizione, dalla romagnola Raffaelli, a Salvini, Gasparri e Borgonzoni, che hanno ascoltato le nostre richieste e le nostre proposte per la ripartenza del settore. Purtroppo invece non si è visto nessun membro della coalizione di governo. Un segnale preoccupante per noi, che avremmo auspicato un interessamento, anche solo con la promessa di fissare un incontro nelle sedi istituzionali».

Il Silb chiede un incontro al premier Conte e al ministro Franceschini: per ribadire la richiesta di un «tempestivo e adeguato ristoro dei danni subiti per la forzata e perdurante chiusura delle attività, lo stralcio delle imposte e la garanzia di un congruo contributo a fondo perduto».