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Inquinamento acustico nel mare Adriatico, prosegue il monitoraggio dal largo di Rimini

Obiettivo studiare l'impatto del traffico marittimo e dello sfruttamento sull'ecosistema marino

Ambiente Rimini | 16:57 - 10 Giugno 2020 L'idrofono al largo di Rimini L'idrofono al largo di Rimini.

Prosegue il monitoraggio dell’inquinamento acustico nell’alto Adriatico: da febbraio una boa sta registrando il rumore sottomarino rilevato al largo di Rimini. Prima di essere riposizionato sott’acqua domenica 31 maggio vicino alla piattaforma inattiva Azalea A, l’idrofono aveva registrato i suoni sottomarini per circa due mesi e mezzo, inclusi i momenti di assenza pressoché totale di rumore coincidenti con il lockdown.

Le circa 1500 ore di registrazione verranno processate dagli esperti del progetto insieme a quelle di altri sette idrofoni posizionati lungo le coste dell’alto Adriatico sia italiane che croate, sia in acque internazionali. L'operazione di ricollocazione dell’idrofono è stata possibile grazie alla concessione dell’utilizzo dell’area a fondazione Cetacea da parte di Eni e la collaborazione tecnica dell'associazione sub Gian Neri di Rimini.

La boa fa parte del progetto europeo “Soundscape” cofinanziato dalla Commissione europea all’interno del programma Interreg Italia-Croazia per capire l'impatto sull'ecosistema marino. Il mare Adriatico settentrionale è un’area fortemente colpita dall’aumento del traffico marittimo, dal turismo e dallo sfruttamento delle risorse, pur avendo una biodiversità molto vulnerabile. Tutte queste attività antropiche comportano, fra le altre cose, un aumento importante dell’inquinamento acustico sottomarino. L’obiettivo principale del progetto è quello di studiare l’inquinamento acustico sottomarino attraverso il posizionamento di idrofoni nell’area del Nord Adriatico italiano e croato, valutarne l’impatto sulle forme di vita marine (soprattutto pesci, cetacei e tartarughe) e infine sviluppare un piano di mitigazione del problema.