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In centro a Rimini apre bottega Augusta, terza creatura del gruppo Guido: inaugurazione il 10

Cucina, cicchetti e laboratorio in un ambiente anni Cinquanta

Attualità Rimini | 15:01 - 08 Giugno 2020 Foto di F. Gardini - maCio Foto di F. Gardini - maCio.

Dal lungomare al cuore della città di Rimini: la Guido srl sbarca in centro storico e mercoledì 10 giugno inaugura Augusta, il terzo ristorante del gruppo dopo lo stellato Guido di Miramare e Il Mare di Guido a Fico Eataly World a Bologna.

In un immaginario salto indietro agli anni Cinquanta, la bottega offrirà prodotti del laboratorio di ricerca Guido Lab al fianco del giardino di Sandra, senza sosta dall’aperitivo del pranzo alla cena sotto le stelle. Di fatto l’intenzione è riuscire a lavorare con il Giardino di Sandra almeno otto mesi all’anno e di avere la cucina aperta senza sosta da mattina a sera sei giorni a settimana con giorno di chiusura il martedì.

Dietro all'operazione ci sono Gianluca e Gianpaolo Raschi più il nuovo componente del gruppo, lo chef Paolo Bissaro: «L’obiettivo non è portare "Guido" in città, ma proporre una cucina più di pancia che di testa, “popolare” in quanto figlia della fruibilità giornaliera e alla costante ricerca del buono. Era un sogno che coltivavamo da tempo, una chiusura ideale del cerchio con una sfida fra passato e futuro».

Prima dell’intitolazione a "Massimo D’Azeglio", la strada dove aprirà Augusta si chiamava "delle ghiacciaie" perché quella intorno alla cattedrale di Santa Colomba era la zona delle grandi vasche rotonde dotate di sistema di scolo che venivano riempite di neve ghiacciata ed erano utilizzate per conservare per mesi gli alimenti deperibili. La parete curva dell’esterno di Augusta ne era un perimetro.

La bottega rappresenta anche il tributo ad Augusta Biotti, la moglie di Guido e la prima cuoca di quello che nacque come chiosco in riva all’Adriatico. A Miramare faceva la pizza nelle balere, nei bar e nelle case private con una stufetta a gas e in una fiaschetteria oggi diventata albergo vendeva il vino che la famiglia produceva alle pendici del castello di Mulazzano. Da qui l’idea di andare oltre il classico ristorante e ricreare le atmosfere di una sorta di casa di settant'anni fa con continui rimandi nel pavimento, nel camino che profuma di focolare, negli arredi: un po' come andare a casa dei nonni.