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A Rimini il primo modulo Hub di terapia intensiva da 34+30 posti, all'inaugurazione il ministro Boccia

Si tratta di un progetto nazionale che comporta gli investimenti in sanità più importanti della storia

Attualità Rimini | 16:26 - 04 Giugno 2020 Da sinistra il sindaco di Rimini Gnassi, il capo dipartimento della Protezione civile Borrelli, l'assessore regionale alla salute Donini, il direttore sanitario Ausl Romagna Tonini, il ministro Boccia e il presidente Bonaccini Da sinistra il sindaco di Rimini Gnassi, il capo dipartimento della Protezione civile Borrelli, l'assessore regionale alla salute Donini, il direttore sanitario Ausl Romagna Tonini, il ministro Boccia e il presidente Bonaccini.

Sei centri di terapia del dolore (Hub) a servizio di altrettanti reparti di terapia intensiva e sub intensiva di tutta la Regione Emilia-Romagna, per uno dei «più grandi investimenti economici a favore della salute e della sanità in epoca recente, per non dire dell'intera storia repubblicana». L'affermazione è forte ed esce dritta dalla bocca di Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, di fronte a una vasta platea di autorità invitate all'inaugurazione del primo dei sei centri per la gestione ordinaria di emergenze straordinarie, come quella sanitaria in corso. I sei moduli Hub sono «posti italiani, non regionali» a sostegno di tutte quelle criticità che potrebbero tornare a toccare il nostro Paese da qui in avanti: una nuova pandemia, una catastrofe naturale, fenomeni improvvisi e che potrebbero richiedere la messa in campo di forze massicce. Questa è la risposta preventiva a un futuro incerto, davanti al quale la Regione, e con lei il Ministero della Salute e l'Italia intera, non vogliono più farsi trovare impreparate. «Questi investimenti non devono più essere straordinari», ha concluso Pascale durante l'inaugurazione di giovedì mattina, «la sanità deve diventare la prima voce prioritaria nel bilancio dello Stato e questi sono i livelli di finanziamento che devono costituire la base di un impegno per il futuro».


I numeri del modulo Hub riminese


Da metà giugno l'ospedale Infermi di Rimini potrà contare su 34 posti letto per la terapia intensiva e sub intensiva e 30 per la degenza ordinaria, spalmati su 2500 metri quadrati del quarto piano del Dipartimento emergenza e accettazione (Dea).

Si tratta del primo risultato di un progetto nazionale per la realizzazione di sei nuovi Hub (trattamento e terapia del dolore) per la terapia intensiva, con un investimento complessivo da 26 milioni di euro, di cui 6 soltanto su Rimini, sostenuti in parte anche dalle raccolte fondi a favore della regione con la campagna "Insieme si può" (di cui 1,5 milioni dirottati sull'Infermi per allestire i letti), dall'Ausl Romagna e la Banca d'Italia, nonché dal Ministero della Salute.

Gli altri Hub interessano i nosocomi di Bologna, Modena e Parma e saranno inaugurati venerdì 5 giugno. In totale fa 146 nuovi posti letto in rianimazione più 45 creati a Piacenza durante l'emergenza e resi strutturali. L'obiettivo è accogliere pazienti critici da tutta Italia, anche per permettere alle strutture Covid di tornare a esercitare le loro normali funzioni sanitarie.


Gli interventi durante l'inaugurazione


Prima di lasciare spazio alle autorità politiche, il direttore dell'Ausl Romagna Marcello Tonini ha precisato che «con questo intervento si riuscirà a rendere efficace, strutturale, tempestiva la risposta a epidemie che si spera non arriveranno più. La forza trainante della nostra regione è stata la rete e oggi (4 giugno, ndc) è stato messo il tassello Romagna di un macro intervento di potenziamento sanitario per rendere la terapia intensiva un servizio stabile e strutturale, non solo nel Riminese ma anche a Ravenna, Cesena, Forlì, Lugo come anche nel resto d’Italia. Oggi possiamo garantire come azienda sanitaria 110 posti letto in terapia intensiva e sub intensiva, riuscendo così a rispettare gli standard adeguati fissati anche a livello nazionale. Prima dell’emergenza e di questi interventi mirati ne avevamo solo 70».

«Se la regione poteva contare complessivamente su 449 posti nei reparti di rianimaione prima dell'emergenza Covid, ora quei posti sono passati a 573. Nella prima fase della gestione della crisi sanitaria siamo stati vicinissimi alla saturazione, ma mai al collasso», puntualizza l'assessore regionale alla salute Raffaele Donini, che annuncia: «Vogliamo essere la prima regione in Italia a raggiungere i livelli di adeguatezza dei posti di terapia intensiva per numero di residenti».

A cento giorni dallo scoccare della campana d’allarme, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha voluto ripercorrere alcune delle tappe salienti di questa emergenza sanitaria e di quel che ha significato per il territorio: «In poco più di tre mesi abbiamo dovuto mettere a disposizione i nostri forni crematori, siamo stati la seconda provincia più colpita della regione, abbiamo attraversato un periodo che ha sconvolto le nostre traiettorie di pensiero e di sviluppo», citando le tappe principali che hanno portato a coronare questo e altri risultati: «Nel 2011 inauguravamo la prima parte del Dea e il quarto piano era ancora al grezzo. Il 10 marzo abbiamo aperto il quinto piano, il 28 marzo il sesto. Il 21 abbiamo adottato un’ordinanza regionale che ci ha fatti diventare provincia rossa, per l’elevato numero di casi e decessi in pochi giorni. A far vincere questa visione di sistema non sono stati gli interventi lampo, né quelli spot, ma il fatto che in questo territorio la scommessa sulla sanità è stata fatta ben prima di questi cento giorni. Allora non abbiamo messo un tassello per la sanità romagnola, ma per quella nazionale. Ora dovremo far fronte alla zona rossa economica, ma siamo sicuri che il Governo sarà guardare a quei territori che non sanno lamentarsi», facendo forse riferimento all’impegno da parte del parlamento di impegnare nuove cifre a sostegno delle zone più colpite dall’emergenza Coronavirus.

«Tutto il mondo si è fatto trovare impreparato di fronte a questa emergenza», ha sottolineato il presidente della Regione Stefano Bonaccini, «ma la sanità pubblica nel nostro caso ha fatto la differenza. In questa sede voglio ringraziare anche l'ultimo degli specializzandi e dei tirocinanti per quel che ha fatto durante questo periodo così duro, assieme a quegli artisti (presenti Paolo Cevoli e Gessica Notaro, ndc) che hanno promosso la raccolta fondi della Regione permettendoci di ricavare oltre 12 milioni di euro, di cui 5 saranno utilizzati all'interno di questi nuovi moduli ospedalieri».

Il ministro agli affari regionali e alle autonomie Francesco Boccia, ultimo in scala crescente di importanza, ha rimarcato più volte concetti cari alla sua delega: «Le specializzazioni, come quelle sanitarie, dovranno ricevere più attenzione. Le distinzioni sanitarie a livello territoriale hanno funzionato meglio di sempre e si sono dimostrate vincenti, nonché fattori che hanno contribuito in questa fase a rinforzare l'unione interna al nostro Paese. Quando le autonomie rispecchiano i principi di sussidiarietà e attuano i livelli essenziali di prestazione, funzionano alla perfezione e anzi vanno sostenute». Questo anche in risposta alla domanda di un collega giornalista: «È tutto scritto nella Costituzione: basta definire i Lep e poi si potrà completare quel percorso già avviato da alcune regioni», tra cui l'Emilia-Romagna. Su questo è intervento anche il presidente Bonaccini, puntualizzando che «noi abbiamo chiesto di poter amministrare alcune materie, non tutte. Il turismo ad esempio è bene che venga gestito a livello nazionale, perché va promosso il made in Italy con l'apporto delle singole Regioni. Ma anche la scuola. L'obiettivo di questa riforma è meno burocrazia per ottenere più libertà, per poter realizzare il sogno di un Paese in cui non ci sia più la mobilità sanitaria».

Altro tema su cui il ministro è stato interprellato direttamente è stato l'esclusione di Rimini dall'articolo 112 del decreto Rilancio che prevede lo stanziamento di 200 milioni per il sostegno economico delle zone più colpite dall'emergenza Coronavirus in Italia. «Rimini non è rimasta esclusa, semplicemente in una prima fase si sono volute aiutare quelle province più ferite. Non escludo, e il ministro all'economia Gualtieri ha già dato la sua disponibilità, che verranno stanziati ulteriori fondi in altre forme a favore di territori come questo».

Francesca Valente