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VIDEO Adl Cobas e Assemblea territoriale per un reddito di base sono scesi in piazza per una Rimini più vivibile

Una manifestazione per chiedere una ripartenza più giusta: tutele per gli stagionali e una città pensata (anche) per chi la abita

Attualità Rimini | 12:15 - 31 Maggio 2020

Di Monia Sebastiani

Rimini. Piazzale Fellini. La fontana dei 4 cavalli, da dove negli ultimi due anni è partita la marcia contro lo sfruttamento lavorativo in ricordo di Bafode, Romanus ed Ebere, morti a Foggia nel terribile incidente che costò la vita a 16 braccianti che stavano tornando dai campi, fa da sfondo per il flash mob promosso da Adl Cobas e dall’assemblea per il reddito di base di Rimini. La protesta segue quelle delle scorse settimane, indette in svariate città, all'interno della Campagna nazionale per il reddito di base e incondizionato dei lavoratori dello spettacolo, ma anche di quelli del turismo.
Dicono che qui, nella terra  della felicità a forma di piadina e Lambrusco, il caporalato non ha attecchito.
E noi vogliamo crederci.
Tuttavia esistono altre forme di sfruttamento. Meno evidenti, forse. Ma non meno violente e denigranti.
Sono quelle legate al settore del turismo. Turismo che è fiore all’occhiello dell’economia romagnola. Il suo vanto. La sua storia.
Una storia, però, troppo spesso costruita sulle spalle di chi lavora negli alberghi, nei bar e nei ristoranti della Riviera.
Sono tante le denunce lamentate negli anni: troppe ore, ruoli e competenze che non vengono rispettate, assenza di giorno libero, paghe ridicole. E il gioco terribile del ricatto, che si insinua, nemmeno troppo velato in quei colloqui d’assunzione durante i quali, se non si accettano determinate condizioni, non si ottiene il posto. Non di rado i candidati si sono sentiti rispondere frasi del tipo “Cercherò qualcuno che ha davvero bisogno di lavorare”. E quel qualcuno, purtroppo, lo si è sempre trovato.
Perché chi arriva a Rimini, Riccione, Cattolica, per la stagione, non c’è dubbio che abbia bisogno di lavorare. E finisce, perciò, con il dover accettare condizioni disumane.
I contratti, per la maggior parte di questi lavoratori, sono fittizi e non esistono tutele.
“Ti mettono in regola per qualche ora, 5 o 6, ma tu arrivi a farne 15-16. Non c’è giorno libero. Se proprio ne hai bisogno, allora, puoi prenderlo, ma verrà decurtato dallo stipendio” ci racconta una giovane donna, che ha lavorato per diverse estati negli alberghi. E prosegue “ Io dovevo fare le camere, ma una volta finito il mio compito, mi spostavano a fare altro. Le ore così si accumulavano, ma la paga rimaneva la stessa”
Il turismo è una colonna portante dell’economia della Romagna. Una colonna che sta scricchiolando sotto al peso del Corona Virus.
Il sindaco e le amministrazioni stanno premendo affinché la macchina si rimetta in moto e la stagione possa partire.
Si è parlato di troppa distanza tra gli ombrelloni. Di plexiglass. Di ristoranti troppo vuoti e di turisti bloccati alle frontiere.
Nessun accenno al lavoro irregolare. Ai bonus cui molti stagionali non hanno avuto accesso. A una revisione dei contratti in nome della dignità di lavoratori e lavoratrici stagionali.
Ieri, in piazzale Fellini, Adl Cobas e Assemblea per il reddito di base di Rimini  hanno indetto un flash mob. Distanziati e mascherina muniti, hanno sventolato le loro bandiere e mostrato i loro cartelli.
Meno turistificazione selvaggia, più tutele per i lavoratori e uno sguardo all’ecologia e alla sostenibilità hanno chiesto.
Perché se c’è un punto da cui partire è questo. Un’idea di turismo diversa, che guardi non solo al profitto. Che tenga in considerazione l’ambiente, il lavoratore e il cittadino, che è l’altro grande escluso di questa partita.
I borghi storici, tra tutti San Giuliano, stanno scomparendo, inghiottiti da colossi come AirBnb e invasi dai tavolini di bar e ristoranti.
“ Ci hanno dato dei ricconi. Come se possedere una casa qui, a San Giuliano, volesse necessariamente dire questo, nel borgo la categoria degli abitanti e dei residenti non è omogenea, ci sono precari e cassaintegrati. Non pensano che, magari, queste abitazioni le abbiamo ereditate dai vecchi borghigiani. Senza contare che qui ci sono anche diversi plessi di case popolari. Si stanno cedendo sempre più porzioni di spazio pubblico, viuzze e piazzette prima spazi di vita in comune, per attività private, e molte case sono affittate nel circuito Airbnb. Quale direzione potrebbe prendere questa situazione da qui al breve periodo? “ Dice una residente.
Roma. Firenze. Lisbona. Barcellona. Gli esempi che fanno da monito non mancano. Città che hanno visto stravolgere il loro assetto e che, in qualche caso, si sono ridotte al limite del vivibile.
E proprio in sinergia con diverse città iberiche è nata rete SET (sud Europa di fronte alla Turistificazione) che intende promuovere a livello internazionale una riflessione critica sul fenomeno e un coordinamento di analisi e pratiche alternative.
Perché le città ripartano, riaprano, rinascano, ma in modo corretto, piuttosto che corrotto.