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Rimini Yacht: Giulio Lolli sentito in video in tribunale, ammette le truffe

Nega i reati di estorsione e associazione a delinquere, è accusato anche di terrorismo e traffico d'armi

Attualità Rimini | 15:47 - 27 Maggio 2020 Giulio Lolli Giulio Lolli.

E' stato sentito per la prima volta in udienza Giulio Lolli, imprenditore della Rimini Yacht estradato a dicembre in Italia dalla Libia. Collegato in video dal carcere di Rossano Calabro, ha risposto alle domande del tribunale riminese e delle parti. Lolli ha ricostruito la sua vicenda, sostanzialmente ammettendo alcune truffe nelle vendite delle imbarcazioni, dicendo che il suo obiettivo, però, era sanare una situazione di difficoltà e adempiere alle obbligazioni, ma ha respinto le accuse di estorsione e associazione a delinquere che gli muove il pm Davide Ercolani.


Fuggito via mare dopo il crac della sua società, nel 2010, Lolli, soprannominato 'il pirata', era stato arrestato una prima volta a Tripoli nel 2011, poi era riuscito rocambolescamente a scappare ed era stato nuovamente prelevato nell'ottobre 2017, sotto gli occhi della giovane moglie, su mandato d'arresto libico: mesi dopo si venne a sapere che la ragione era legata alla sua attività di 'polizia marittima' e di un presunto fiancheggiamento del gruppo estremista separatista e di traffico di armi, visto che era stato ritratto in alcune foto a bordo di imbarcazioni, adibite al trasporto di mezzi militari, insieme a esponenti di primo piano della Shura di Bengasi. Di terrorismo e di traffico di armi risponde davanti all'autorità giudiziaria romana.


A Rimini il processo è stato rinviato al 23 settembre, per sentire un testimone chiesto dalla difesa, su una società sammarinese. Per quella data  prevista anche la discussione e l'avvocato Petroncini spera che il suo assistito possa essere fisicamente in aula. "Anche se la norma, al di là dell'emergenza covid, consente il processo a distanza, penso che un imputato abbia il diritto di essere presente davanti ai suoi giudici, altrimenti, con queste deroghe, si rischia un processo dimezzato".