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FOTO Da grandi amici ad appassionati apicoltori a Pennabilli, la storia di Filippo Rivi e Nicola Pula

Dal loro legame è nata la "Pularivi", presto un'azienda agricola con tante idee di crescita per il futuro

Attualità Pennabilli | 07:36 - 20 Maggio 2020 Filippo Rivi con Giuliano e Nicola Pula Filippo Rivi con Giuliano e Nicola Pula.

di Francesca Valente

Il filosofo cinese Mencio diceva che l’amicizia è come una mente in due corpi. Quella stessa mente che può condividere un sogno imprenditoriale e portarlo a maturazione, fino a farlo diventare realtà. È un po’ la storia dell’apicoltura Pularivi, nata dall’unione dei cognomi di due amici storici di Pennabilli che alla soglia dei rispettivi trenta hanno scelto di dare assieme una svolta alla loro vita. E quale momento migliore per raccontare la loro storia nella nostra rubrica dedicata all'agricoltura etica e sostenibile "Ci vuole un fiore" se non il 20 maggio, da tre anni giornata mondiale delle api.

Nicola Pula ha 34 anni, vive a Pennabilli ed è il figlio d’arte di Giuliano, che dei suoi 68 anni ne ha dedicati 42 pieni all’apicoltura iniziando prima ancora del figlio, ovvero a 26 anni. «In pratica sono cresciuto a pane e miele, anzi latte e miele visto che i nonni avevano le vacche». Dopo aver terminato gli studi al terzo anno l’istituto tecnico-meccanico però, Nicola non prende subito in mano le sue radici. Le mette da parte per un po’, iniziando a lavorare in settori tutt’altro che agricoli. «Ne ho fatti davvero molti, tra cui anche il falegname restauratore come mio padre», racconta il giovane agricoltore che ancora oggi si occupa del controllo qualità e della produzione in un’azienda metalmeccanica.

Alla soglia dei trent’anni però, un momento che per molti segna l’ingresso simbolico in una nuova fase della vita, nella sua mente si scatena un pensiero sempre più fisso: «Sentivo il bisogno di riprendere in mano la mia vita, di dare una svolta e dare un nuovo valore al tempo e al lavoro». Tra le varie opportunità che ha davanti decide di cogliere quella di diventare coltivatore di zafferano su un declivio di Pennabilli appartenuto a nonno Andrea. Manca ancora la certificazione biologica scritta, ma nella pratica è come se ci fosse sempre stata visto che tutto viene fatto nel pieno rispetto degli equilibri naturali del luogo. La resa del campo, dove all’inizio c’erano 3 mila bulbi che oggi si sono moltiplicati superando le 20 mila unità, è di circa 120 grammi. Una produzione soddisfacente che riesce a piazzare in vari ristoranti e negozi del territorio. «Lo zafferano è nato come un hobby, anche per iniziare a coltivare l’amore per la terra che ho sempre avuto». Ma quella scorciatoia ancora non bastava.

Un bel giorno però bussa alla sua porta l’amico di una vita Filippo Rivi, 30 anni di Ponte Messa che nel suo cuore di ragazzo aveva il sogno di diventare un pilota di rally ma che lavorando dall’età di 14 anni lo ha sempre dovuto accantonare per dedicarsi ai lavori più disparati pur di riuscire a mantenersi, fino all’ultimo che lo impegna da sette anni in un Centro scommesse, chiuso da marzo per via delle disposizioni anti Coronavirus. «La sua spinta è stata fondamentale», confessa Nicola con riconoscenza, «se non mi avesse messo il pallino e non avesse spinto per partire, forse oggi non saremo qui».

Grazie ai due agricustodi, l’apicoltura Pularivi nasce così nel 2019 con quattro arnie posizionate vicino a quelle di Giuliano Pula, che ancora le tiene per passione e che le ha costruite tutte da sé, essendo egli anche un esperto falegname. La resa dell’anno scorso è stata di 180 chili di miele millefiori e di edera, un buon risultato considerando le piogge anomale di maggio. Oggi i futuri soci in attività gestiscono 14 arnie, una quantità modica che permette di lavorare al momento solo a livello hobbistico, anche se per averne una buona resa anche in termini economici ne servirebbero almeno cento a testa. E la prospettiva c’è tutta, assieme a quella di aprire presto la partita Iva agricola. Quest’anno alle due tipologie di partenza si aggiungeranno anche il miele di acacia e castagno con una piccola derivazione nomade, anche se la produzione prevalente è stanziale.

«Fare questo mestiere mi dà un immenso piacere e sarebbe un sogno riuscire a farlo a tempo pieno», ammette Filippo con sincerità. A lui si aggiunge Nicola: «Per le api provo un amore incondizionato: ci sono così legato che le sogno la notte!». Molti dei segreti del mestiere sono arrivati da Giuliano, che si occupa spesso dell'apiario quando i ragazzi lavorano. «Si può apprendere molto da autodidatti, però farsi consigliare da chi ha più esperienza è fondamentale e siamo grati a Giuliano per tutto quello che ha fatto finora per noi», conclude Filippo.

Per il futuro sono già molte le idee di sviluppo, dalla collaborazione con il parco Sasso Simone e Simoncello, molto impegnato nella didattica e nelle iniziative formative, all’ampliamento della rete commerciale, con la disponibilità a fare anche spedizioni al di fuori della Valmarecchia e dei passaparola, con la prospettiva sul medio-lungo termine di diventare una fattoria didattica per poter accogliere ed educare le nuove generazioni al rispetto di questi insetti, fondamentali per la sopravvivenza di molte varietà e specie, compresa quella umana.