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Solo due imprese su 10 nel riminese hanno ottenuto i prestiti da 25.000 euro

Lo rileva un'indagine di Confartigianato Imprese. Solo il 20% degli imprenditori soddisfatti

Attualità Rimini | 12:41 - 19 Maggio 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.

Un’indagine di Confartigianato Imprese (La rilevazione, di carattere sia qualitativo che quantitativo, si è svolta il 12 e 13 maggio 2020 ed è avvenuta per mezzo di interviste -metodologia CATI - rivolte ai responsabili degli Uffici Credito delle organizzazioni confederate del territorio), condotta su scala regionale, mostra l’utilizzo delle linee di credito previste per contrastare l’emergenza da coronavirus. Dal sondaggio emergono le criticità operative, in particolare nei volumi e tempistiche per la concessione del credito richiesto. L’80% del campione (2700 imprese) ha inoltrato la domanda per l’accesso al credito. Per quanto riguarda la Provincia di Rimini, solo il 20% è stato soddisfatto, una percentuale comunque superiore rispetto ad altri territori visto che la media regionale è al 12%. Mediamente il 7% delle imprese ha rinunciato a portare a termine la pratica per via delle difficoltà incontrate.

A fianco di questa linea di credito si rileva anche il ‘finanziamento tramite bando’, rappresentato da un campione di circa 2.000 imprese interessate ad accedere a questa tipologia di credito il 56% ha concluso le pratiche per inoltrare la domanda. Rimini è al di sopra della media regionale (75%). Attualmente è stato erogato circa il 14% dei prestiti richiesti, con un valore medio di 95 mila euro.

Su scala regionale gli istituti di credito impiegano mediamente 30 giorni per erogare un prestito, a Rimini la media è di 16 giorni.

«Seppure i dati sul territorio riminese siano leggermente migliori della media regionale – il commento di Davide Cupioli, Presidente di Confartigianato Imprese Rimini – c’è una permanente criticità nell’impianto immaginato dal Governo e che affida alle banche compiti e responsabilità. Se questo è complicatissimo da sopportare in una condizione di normalità, pur difficile come quella del pre Covid-19, oggi determina proprio la vita o la morte di un’impresa. Tutti a parole sono d’accordo, ma nella concretezza quotidiana le porte di accesso al credito restano pesantissime da aprire, per troppi è proprio impossibile. Abbiamo perso molte settimane di incasso e i costi crescono per adeguarsi alle regole. In negozio vediamo più controllori delle regole che clienti».

«Il decreto liquidità è inutile se le banche non rispondono dice Marco Granelli, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna -. La liquidità delle imprese e la loro capacità di fare investimenti per la ripartenza sono fondamentali. E’ sconcertante che anche a fronte di una garanzia che proviene dallo Stato, le banche continuino a giocare di sponda, trincerandosi dietro un merito creditizio che ora non può essere l’unico metro di valutazione. Accanto a ciò, e come conseguenza, è davvero ora di dare un taglio alle lentezze della burocrazia. Così non si può più andare avanti».