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Assessore Rimini commenta: "Decreto Rilancio si delinea come una beffa"

Per Brasini 'Non ci sono riferimenti per Comuni ad alta vocazione turistica'

Attualità Rimini | 13:56 - 11 Maggio 2020 L'assessore al bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini L'assessore al bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini.

«Una beffa»: così l'assessore al bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini ha appellato il decreto legge per il Rilancio, «almeno per i comuni che hanno nel turismo il motore principale della loro economia».

Nella maxi manovra di oltre quattrocento pagine e oltre 250 articoli che dovrebbe aiutare il Paese ad affrontare l’emergenza economica post Covid «non viene fatto alcun riferimento, contrariamente a quanto anticipato, al ristoro per quei Comuni come Rimini ad alta vocazione turistica, tradendo nei fatti i recenti annunci rispetto a misure mirate per quegli enti locali maggiormente penalizzati dal calo drastico di entrate da Imposta di soggiorno, Tari, Cosap e via dicendo. Il “Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali” inserito nel dl avrà infatti una dotazione di 3,5 miliardi euro che, stando a quanto si legge nella bozza, saranno ripartiti utilizzati i codici SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), non tenendo invece conto in alcun modo delle specificità del territorio e quindi del minor gettito. In altre parole, tutti i Comuni sono uguali: un approccio sicuramente ‘lineare’, ma scollegato dalla realtà dei territori. Non si può mettere sullo stesso piano un Comune come Rimini ad altre realtà come Prato, Isernia, Vercelli, solo per fare esempi. Città importanti che però per conformazione evidentemente avranno un contraccolpo minore sul fronte delle entrate legate a tributi e ancor più da imposta di soggiorno, che solo a Rimini vale oltre 10 milioni di euro».

A rendere la beffa ancora più amara è che «non solo i Comuni turistici non vengono in alcun modo ristorati del danno da minore entrata, ma questi continuano a contribuire in maniera più che proporzionale alla finanza dello Stato attraverso il meccanismo del Fondo di Solidarietà comunale, al quale il Comune di Rimini versa ogni anno oltre 10 milioni di euro, ricevendone solo 6. Un fondo al quale Rimini contribuisce attraverso le proprie attività economiche (soprattutto gli alberghi), oggi in grande difficoltà: stando così le cose, l’Amministrazione dovrebbe continuare a versare allo Stato buona parte del gettito IMU sugli immobili di categoria D, cioè 12,5 milioni. In sintesi, a fronte di un sistema Rimini che continua ad alimentare le casse dello Stato, ci ritroviamo persino penalizzati. L’auspicio è che attraverso i prossimi decreti ci siano i margini per valutare dei correttivi nelle modalità di riparto del fondo, che tengano conto del reale contesto in cui si trovano i Comuni».