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Rimini: sintomi da coronavirus, ecco le Unità speciali a domicilio

Squadra di medici per visitare i pazienti a casa, lo staff riminese tra il più attivo in Italia

Attualità Rimini | 09:27 - 10 Maggio 2020 Rimini: sintomi da coronavirus, ecco le Unità speciali a domicilio

Uno dei primi decreti ministeriali emanati per fronteggiare l’emergenza covid prevedeva l’istituzione delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale. Le cosiddette USCA prevedono la formazione di una squadra di medici appositamente istruiti per visitare e curare a domicilio i malati di Covid che non hanno bisogno di cure ospedaliere. Appena il medico di base scopre di avere a che fare con un malato di Covid 19, allerta l’unità speciale che comincia a seguire il paziente al suo domicilio, o negli alberghi dove vengono isolati i pazienti che non possono trascorrere la quarantena a casa. Le Usca della provincia di Rimini sono fra le più attive e organizzate in Italia. Coordinate dalla dottoressa Antonella Dappozzo, direttrice del programma cure primarie per Asl Romagna, ha al suo attivo sei squadre per un totale di trenta medici provenienti da ogni specializzazione, medici di base, neolaureati, specialisti, che tutti i giorni dalle 8 alle 20 visitano a domicilio i pazienti contagiati, portando, oltre che cure e rassicurazioni, anche un supporto psicologico e una persona amica con la quale parlare durante i lunghi giorni isolati dentro casa. I medici dell’Usca sono in grado di fare anche ecografie polmonari a domicilio, permettendo così di rilevare l’infezione fin dai suoi esordi, e potendo dunque intervenire tempestivamente prima che il paziente si aggravi e magari sia costretto al ricovero in ospedale. Nelle ultime settimane, da quando il servizio è entrato a pieno regime ciò ha dunque contribuito alla diminuzione di casi gravi e dei ricoveri in terapia intensiva. Ora infatti, rileva la dottoressa Dappozzo, i nuovi casi di covid sono meno gravi e più facilmente curabili. Un servizio dunque che si rivela fondamentale sul fronte sanitario, ma anche sul fronte più “umano” in quanto prevede un approccio al paziente più sicuro (perché non è costretto a girare per ambulatori e ospedali) e soprattutto permette al medico di essere vicino al malato anche da un punto di vista più personale. E.G.