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Rimini: più dehors per i locali. Ma burocrazia implacabile: "procedura lunga e costosa"

Lo spiega in una nota il consigliere comunale della Lega Pecci, che attacca la Soprintendenza

Attualità Rimini | 14:40 - 07 Maggio 2020 Dehors a Rimini (foto di repertorio a carattere dimostrativo) Dehors a Rimini (foto di repertorio a carattere dimostrativo).

Ristoranti e bar sono in attesa di riaprire, terminata la fase emergenziale dell'epidemia da Covid-19, ma per farlo dovranno ridefinire i propri spazi, garantendo il distanziamento tra i tavoli. A Rimini l'amministrazione comunale ha lanciato il progetto "Rimini Open Space"  per dare più spazio ai pubblici esercizi, mettendo a disposizione gratuitamente più metrature per occupazioni di suolo pubblico, per permettere agli stessi di ampliarsi e di lavorare in sicurezza. Ma secondo quanto riferito dal consigliere comunale della Lega Marzio Pecci, l'idea rischia di arenarsi di fronte alla burocrazia. Nel mirino di Pecci finiscono la Soprintendenza e la circolare inviata ai comuni delle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, relativamente agli aspetti procedurali per l'installazione di tavoli, sedie e ombrelloni negli spazi aperti (ex Decreto Legislativo 42-2004). "Dal tenore della lettera si percepisce la distanza siderale che esiste tra il burocrate ed il cittadino, ovvero tra chi siede alla scrivania e chi, invece, si deve arrabattare ogni giorno per far quadrare i propri conti e, in tempo di crisi, per non morire di fame", evidenzia un deluso Pecci. La circolare della Soprintendenza infatti, rimarca Pecci, "imposta una procedura lunga e complessa", in quanto "non indica in quali tempi il Soprintendente fornirà la risposta alla richiesta di parere preventivo", ma soprattutto onerosa, "imponendo l'acquisto di materiali ed arredi che non potrebbero essere ammortizzati, in quanto destinati a un impiego transitorio" (fino al 30 novembre 2020). In sostanza la burocrazia rischia di aggravare una situazione piuttosto critica, dopo due mesi di "lockdown". Pecci chiede un intervento del sindaco "sia a livello ministeriale che di Governo del Territorio, affinché, vista la eccezionalità del momento, si superi l'inutile burocrazia, che la circolare vorrebbe imporre, per evitare di costringere gli imprenditori ad avere risposte, tra l'altro costose, a babbo morto".