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Il Comune di Riccione ricorre al Tar contro la chiusura delle spiagge nella Regione

La sindaca Tosi: "L’ok dato agli sport acquatici fa capire che l'ordinanza può essere modificata"

Attualità Riccione | 09:25 - 07 Maggio 2020 La sindaca di Riccione Renata Tosi a "La vita in diretta" La sindaca di Riccione Renata Tosi a "La vita in diretta".

La giunta comunale di Riccione ha dato mandato alla sindaca Renata Tosi di presentare un ricorso amministrativo per chiedere l'annullamento e la riforma del comma 14 dell’ordinanza regionale del 30 aprile con il quale si dispone la chiusura delle spiagge.

Un divieto che non risulta - secondo la Giunta di Riccione - motivato da alcuna evidenza scientifica, a dimostrazione della pericolosità della frequentazione della spiaggia da parte della cittadinanza rispetto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19. 

Sono due i punti che vengono contestati nel ricorso amministrativo che chiede l’annullamento o la riforma dell’ordinanza (nella sola parte in cui chiude le spiagge), in quella che in termini legali si definisce in “autotutela”. Insomma un ritiro da parte della Regione per evitare ricorso al Tar o Consulta.

Punto primo: il Dpcm del 27 aprile delega i sindaci a gestire la regolamentazione degli ingressi, oltre che alla temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il divieto di assembramento o il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Secondo l’amministrazione comunale di Riccione quindi la chiusura eventuale delle spiagge sarebbe dovuta essere una decisione dei sindaci e non della Regione. 

Punto secondo: la chiusura dell’arenile non è stata motivata né da una proiezione statistica di un eventuale aumento di contagi, né con ragioni di ordine pubblico, né con altre condizioni. 

Le ragioni invece per liberare le spiagge secondo l'amministrazione di Riccione sono evidenti: ampi spazi che consentono di mantenere ben oltre la distanza di sicurezza interpersonale; qualità dell’aria che favorisce l'ossigenazione e quindi la salute dei cittadini; facilità di controllo per ampia visibilità. Il permanere nel tempo del divieto di camminare in spiaggia e la chiusura dell’arenile comporta un danno economico, quantificabile, per il settore turistico e commerciale in prospettiva di un atteso e auspicabile ritorno alla normalità.