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Dopo due mesi si allenta la quarantena: l'appello delle sardine riminesi a non interpretare le norme

Il pensiero va alle attività ancora bloccate: "Siamo responsabili, facciamo un ultimo sforzo"

Attualità Rimini | 10:07 - 05 Maggio 2020 L'immagine di copertina della Fase due delle 6000 Sardine L'immagine di copertina della Fase due delle 6000 Sardine.

Il 9 marzo è iniziata per la provincia di Rimini la fase più difficile dall'esplosione dell'emergenza Coronavirus: il blocco dei confini, l'arresto graduale della produttività, la chiusura in casa per permettere la riorganizzazione della quotidianità, ma anche per proteggersi dal contagio. Sono tante le riflessioni condivise in questi giorni di ripartenza con l'avvio, lunedì 4 maggio, della Fase due. Oggi diamo spazio a quella delle Sardine di Rimini che il 24 novembre hanno affollato piazza Cavour con la mobilitazione contro i dispotismi.

«Ci è stato chiesto il rispetto di poche e semplici  regole, che abbiamo l’obbligo etico e sociale di seguire in nome di quei doveri di solidarietà che la nostra stessa Costituzione ci impone. Noi sardine di Rimini rivolgiamo un appello all’intera cittadinanza affinché sia responsabile e rispetti le norme, senza che ci sia una libera interpretazione delle stesse. Una condotta coscienziosa è un dovere che dobbiamo pretendere sì dagli altri ma che dobbiamo porre in  essere, in primis, noi stessi, per poter tutelare al massimo il bene primario della salute individuale e collettiva. La nostra condotta di oggi getta le basi per le decisioni future e la comunità locale ha bisogno di riprendere al più presto le proprie attività non potendo permettersi di attraversare un altro periodo di lockdown. Pensiamo a tutte le attività che ancora sono bloccate e la cui apertura è condizionata all’andamento della situazione sanitaria. Invitiamo allora la comunità ad un ultimo sforzo, al fine di poter permettere a tutti, e non solo ad alcuni, di ripartire e di rialzarsi».