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Confcommercio lancia l’allarme: occhio a sciacalli dell'igienizzazione

Indino, Confcommercio, e Zanzini, Federmoda: chiarezza riaperture e su ‘kit miracolosi’ per sanificazione

Attualità Rimini | 17:09 - 04 Maggio 2020 Gianmaria Zanzini, Federmoda, e Gianni Indino Confcommercio provincia Rimini Gianmaria Zanzini, Federmoda, e Gianni Indino Confcommercio provincia Rimini.

E’ partita la fase 2, quella della graduale riapertura, ma tanti sono i dubbi sulle modalità. Uno dei problemi cruciali è la sanificazione dei locali ed è Confcommercio che punta l’attenzione su miracolosi kit proposti agli esercizi da aziende che evidentemente stanno speculando e approfittando del momento critico del post lockdown, che ha messo in ginocchio molte realtà imprenditoriali.

“Per molte aziende ad oggi ancora chiuse, non è ancora chiaro quando e come dovranno aprire, quali saranno gli obblighi per le riaperture degli esercizi, come organizzare il lavoro – spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino -. Esistono Protocolli firmati dalle associazioni datoriali e dei lavoratori per le attività che hanno già ripreso e ci auspichiamo che questi vengano adottati anche per le altre. Di sicuro serve chiarezza, soprattutto su igienizzazioni e sanificazioni dei locali commerciali, perché al momento c’è molta confusione che aggrava una situazione già di per sé insostenibile. Un tema che sta lasciando spazio a svariate e curiose interpretazioni, fino a miracolosi kit per la sanificazione, generando un labirinto di proposte agli imprenditori per adeguare i negozi alle nuove norme. Ecco perché il discorso va riportato sul piano delle reali normative esistenti, bloccando sul nascere la disinformazione che sta dilagando. I decreti che entrano nella materia sono quelli del 12 marzo e del 26 aprile 2020, che si aggiungono alla Circolare 5.443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute in cui si tracciano le linee specificando cosa significhi sanificare e igienizzare e cosa serve realmente fare per poter riaprire. Nessun decreto parla di macchinari determinati, né dell’obbligo di affidarsi ad aziende specializzate, ma si esige una sanificazione con procedure semplici e scrupolose che può essere svolta sia da ditte specializzate, sia dal titolare dell’azienda o dal personale che solitamente si occupa delle pulizie. E invece gli imprenditori in questo momento sono sotto un fuoco di fila da parte di numerose società che nascono come funghi e anche citando non meglio precisati articoli di legge provano a vendere ogni tipo di materiale e servizio. Il consiglio che diamo alle imprese è di non procedere con le scelte fai da te, ma di attenersi sempre a ciò che è scritto nelle norme. Le avvertenze principali al momento sono: ingressi contingentati per assicurare il distanziamento tra le persone in base alla metratura dell’esercizio, igiene delle mani, mascherine obbligatorie, pulizia frequente delle superfici. Probabilmente da qui alla fine del lockdown se ne aggiungeranno altre, ma al momento non è il caso di anticipare spese che potrebbero rivelarsi completamente inutili se non dannose. Per chi vuole, Confcommercio è sempre disponibile a dare informazioni”.

Anche Federmoda appoggia Indino chiedendo che si faccia chiarezza soprattutto per il commercio al dettaglio, un comparto per cui al momento non è prevista sanificazione. Inoltre dalla Regione sono stati stanziati fondi per la sanificazione e per i dispositivi di sicurezza personali.

“Diciamo subito basta agli sciacalli – tuona Giammaria Zanzini, consigliere nazionale di Federmoda-Confcommercio – che in questi giorni ci stanno sommergendo di offerte e proposte delle più incredibili. Si stanno moltiplicando le aziende che si inventano servizi e materiali, anche con costi notevoli, aggiungendo confusione a  chi è già provato da settimane di chiusura e grandi problemi economici, facendo leva su informazioni fuorvianti. Purtroppo l’indecisione che regna è nostra nemica: per professione siamo abituati a programmare e a fare acquisti con tempi precisi, mentre in questa occasione si naviga ancora senza bussola e molti sono tentati di cedere a proposte commerciali che non servono. Le decisioni prese all’ultimo minuto non fanno che acuire i problemi e aggiungere sofferenza alle nostre giornate che invece vorremmo poter usare per organizzare la ripresa delle nostre attività. Ad oggi per il commercio al dettaglio non è previsto alcun obbligo di sanificazione dei capi e non esiste nessun vincolo particolare per la prova dei capi o per il reso. Mi preme sottolineare, inoltre, che sono state previste dal Governo e dalla Regione alcune misure di sostegno alle spese per la sanificazione e per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale”.